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venerdì 6 aprile 2012

Il restauro della statua di San Ludovico di Tolosa di Donatello


Parigi ed il Museo del Louvre e Firenze con la Fondazione Palazzo Strozzi insieme per il restauro di un capolavoro di Donatello custodito nella citta' toscana culla del Rinascimento. Si tratta dell'imponente statua in bronzo dorato raffigurante ''San Ludovico di Tolosa'' (1423-25) del Museo dell'Opera di Santa Croce, che misura cm 265 x 94,5 e pesa 500 kg circa.

Il restauro e' affidato a Ludovica Nicolai (che ha gia' eseguito al Museo Nazionale del Bargello il restauro del David donatelliano), con il supporto del laboratorio scientifico dell'Opificio delle Pietre Dure, per la campagna diagnostica e le analisi preliminari. Il lavoro che rimuovera' innanzitutto lo ''sporco'' sedimentato nei secoli sara' diretto da Brunella Teodori della Soprintendenza per il Polo museale fiorentino. Il ''San Ludovico'' viene restaurato in occasione della mostra ''La Primavera del Rinascimento. La scultura e le arti a Firenze, 1400-1460'', che sara' ospitata dal 23 marzo al 18 agosto 2013 a Firenze in Palazzo Strozzi. Poi l'esposizione, che presenta 140 capolavori in gran parte di scultura, sara' tenuta a Parigi, al Museo del Louvre dal 23 settembre 2013 al 6 gennaio 2014. L'intervento consentira' di fare un check-up sullo stato di salute della statua, di rimuovere lo strato compatto di sostanze di deposito mescolate a prodotti di alterazione del bronzo e di togliere le macchie scure dovute anche alla mancanza dell'oro.

Fabrizio Del Bimbo

sabato 10 dicembre 2011

Elia Dalla Costa, l’uomo e l’immagine, una mostra al Museo dell'Opera del Duomo


Fino al 15 aprile al Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore

Elia Dalla Costa, l’uomo e l’immagine

Opere di Antonio Berti, Oskar Kokoschka, Luciano Guarnieri


Un grande uomo visto da tre artisti: è il significato della mostra ‘Elia Dalla Costa, l’uomo e l’immagine, voluta dal successore di Dalla Costa, l’Arcivescovo di Firenze Mons. Giuseppe Betori, e dall’Opera di Santa Maria del Fiore, che è stata allestita al Museo dell’Opera dall’8 dicembre al 15 aprile per il 50/o anniversario della morte del Cardinale Elia Dalla Costa, l’eroico arcivescovo di Firenze negli anni del regime fascista, della Seconda Guerra Mondiale e della ricostruzione post-bellica. L’inaugurazione avverrà giovedì 8 dicembre, alle ore 12.30, alla presenza dell’Arcivescovo Mons. Giuseppe Betori, del vicepresidente dell’Opera di Santa Maria del Fiore prof. Francesco Gurrieri, dal direttore del Museo Mons. Timothy Verdon.

Sono esposte le opere di due maestri fiorentini che hanno ritratto il Cardinale (una scultura di Antonio Berti e un quadro di Luciano Guarnieri) e un dipinto di un illustre artista, celebre per i suoi ritratti, l’austriaco Oskar Kokoschka, prestato in via eccezionale da The Phillips Collection di Washington. Se Antonio Berti presenta Dalla Costa nel 1938 come il coraggioso difensore della Chiesa contro il Fascismo, un vero ‘’atleta della preghiera’’, dieci anni dopo Kokoschka lo raffigura come un principe ecclesiastico carico di tensione pastorale e, nel 1957, Guarnieri contempla il santo vecchio che ripassa nel silenzio gli eventi, lo sguardo ormai rivolto al Dio che redime la storia.

‘’La Chiesa fiorentina – scrive Mons. Betori nella pubblicazione edita da Mandragora per l’occasione - che ha avuto il cardinale Elia Dalla Costa in dono per 30 anni come arcivescovo, è lieta che alle generazioni di oggi venga riproposto il volto di quest’uomo di Dio nelle interpretazioni offerte da tre grandi e diversi artisti. Ne fa omaggio al suo Arcivescovo di un tempo e al tempo stesso all’arte, a cui riconosce la capacità di dire l’indicibile di Dio e dell’uomo, di un uomo di Dio. Ne fa anche esortazione a se stessa e alla città, perché non vengano smarrite le radici della verità e della vita e nel suo destino trascendente’’.



‘’Antonio Berti – ricorda il vicepresidente dell’Opera prof. Francesco Gurrieri - è fra i più noti ritrattisti del Novecento. Formatosi ad un ‘realismo critico’ si è cimentato in numerosi monumenti, fra cui quello del Foscolo in Santa Croce, il ritratto di Pio XII a Roma, la grande impaginazione trentina per ricordare De Gasperi. Fu sempre attivamente presente nel dibattito culturale fiorentino. Luciano Guarnieri, allievo di Pietro Annigoni, fu grande ritrattista e poi affreschista (San Miniato di Pisa, Ford Foundation, Albergo Popolare nell'Oltrarno). Frequentatissimo il tema sacro nella sua intera produzione artistica. Kokoschka traversò le avanguardie del Novecento ed in particolare l'espressionismo tedesco. A Firenze aveva due allievi prediletti in
Loffredo e Costante Costantini, che lo frequentarono nella stagione salisburghese. Tutti e tre appartennero all'Accademia delle Arti del Disegno, dunque una testimonianza verso il cardinal Dalla Costa di grande levatura internazionale’’.

A sua volta il direttore del Museo, Mons. Timothy Verdon, curatore della mostra, spiega che “in Elia Dalla Costa raffigurato da Berti, Kokoschka e Guarnieri come in molti capolavori della collezione permanente - nei profeti scolpiti da Donatello ad esempio – contempliamo l’essere umano trasformato dalla fede, la sua fisionomia spirituale quando, in Cristo, entra in una condizione stabile di trasfigurazione”.

Per il 50/o anniversario della morte del cardinale Dalla Costa è uscita anche una biografia scritta da don Silvano Nistri, ‘Elia Dalla Costa’, edita dalla Società Editrice Fiorentina.



Elia Dalla Costa, l’uomo e l’immagine - 8 dicembre - 15 aprile
Orari: Da Lunedì a Sabato ore 9.00 - 19.30; Domenica, 26 dicembre, Epifania ore 9.00 - 13.45
Biglietto: intero 6 euro
Per informazioni e prenotazioni: tel.055-282226
E.mail:opera@operazioni.firenze.it

Nicoletta Curradi

venerdì 9 dicembre 2011

Una mostra di opere di Fernando Farulli alla Galleria Pio Fedi


Fernando Farulli
Di sogni e di orizzonti

Firenze
Galleria Pio Fedi
Via de’ Serragli, 99


Dal 9 dicembre 2011 al 5 gennaio 2012
Orario: dal mercoledì alla domenica 16.00-20.00
chiuso a Natale e Capodanno
info 055 7378736, info@eventipagliai.com

Ingresso liberoFarulli s’immette in un cammino che fuori d’Italia ha avuto il suo massimo rappresentante in Francis Bacon. Mentre il grande pittore inglese divora i modelli fisici e pittorici con i quali si cimenta, sbaraglia le gerarchie storico-artistiche e scopre il retaggio animalesco dell’uomo, Farulli lima o dilata il suo segno, lo asciuga o lo ispessisce fino a farne lo strumento di una pittura acida, nella quale la bellezza deve aprirsi un varco fra toni cromatici mai consueti. Come un manierista che opera nel secondo segmento del ’900, Farulli riesce a cogliere e ad utilizzare la drammaticità insita in certi snodi anatomici.” (Stefano De Rosa)

Fabrizio Del Bimbo

lunedì 5 dicembre 2011

Asta da Pandolfini il 6 dicembre



Casa d’Aste Pandolfini
Firenze, Palazzo Ramirez Montalvo

Asta
Martedì 6 dicembre 2011
Dipinti, disegni e sculture dei secc. XIX – XX

Mercoledì 7 dicembre 2011
Design e arte moderna e contemporanea
 
Esposizione
Palazzo Ramirez Montalvo
Borgo degli Albizi 26
da venerdì 2 a lunedì 5 dicembre 2011
orario 10.00 – 13.00 / 14.00 – 19-00




La Casa d’Aste Pandolfini organizza per il mese dicembre 2011 due tornate, martedì 6 con Dipinti, disegni e sculture dei secc. XIX – XX e mercoledì 7 con il consueto appuntamento con il Design e arte moderna e contemporanea.


6 dicembre

Si inzia martedì 6 dicembre con un ricco catalogo di 200 opere che vanno dall’inizio del sec. XIX sino alla metà del sec. XX.
Tra i lotti di maggior interesse segnaliamo un dipinto del pittore preraffaellita Edmund Blair Leighton (Londra 1853-1922) Dopo Il torneo (stima 15.000/20.000 euro). La presenza degli autori toscani del periodo è ben rappresentata, ricordiamo un bel ritratto di Vittorio Matteo Corcos (Livorno 1859-1933) Ada bambina (stima 10.000/15.000 euro), Le spinte, olio su tela, firmato Niccolò Cannicci (Firenze 1846 - Firenze 1906) (stima 25.000/30.000 euro), una grande opera di Eugenio Cecconi (Livorno 1842 - Firenze 1903) Volpe azzannata dai cani, tra i top lot di questa sessione, stimato 130/150.000 euro. E ancora una notevole e inedita Veduta di Firenze dalla chiesa dei Cappuccini di Montughi di Llewellyn Lloyd del 1906, firmata e datata (stima 40.000/50.000 euro), un altro bel ritratto inedito di Oscar Ghiglia (Livorno 1876 - Firenze 1945) Interno con donna di spalle, mazzo di fiori e scultura (40.000/50.000 euro) e La giovane ciociara di Plinio Nomellini (25.000/30.000 euro). A chiudere questa carrellata dei maestri toscani un carboncino su cartone di Lorenzo Viani (Viareggio 1882 - Ostia 1939) raffigurante I due marinari, firmato e iscritto (stima 15.000/20.000 euro). Per quanto riguarda invece la scuola lombarda abbiamo pittori come Mose Bianchi (Monza 1840 - 1904) con Pensieri, olio su tavoletta euro (10.000/15.000 euro) Vittorio Gussoni, Domenico De Bernardi, mentre la scuola romana è rappresentata da artisti come, tra gli altri, Cipriano Efisio Oppo (Roma 1890 – 1962). Interessante è anche un folto gruppo di gouache napoletane.


7 dicembre

Mercoledì 7 dicembre è la volta invece di due sessioni: Arte Moderna e Contemporanea e Design.
L’Arte Moderna e Contemporanea, con 138 lotti, si distingue per la presenza di tre nuclei di opere provenienti da altrettante collezioni private italiane.
La prima collezione, di provenienza milanese, è caratterizzata da opere storiche appartenenti ad artisti di primo piano a livello nazionale ed internazionale: Mario Tozzi con un grande dipinto del 1967, Le tre sorelle (fanciulle al mare), lotto 223 (stima 60.000/80.000 euro); Victor Vasarely con un’opera altrettanto grande, del 1978, Tchouch, 1975, firmato e datato, lotto 229 (stima 35.000/45.000) ed ancora Emilio Vedova con Immagine nel tempo, eseguita nel 1950, lotto 225 (stima 12.000/18.000 euro); Agostino Bonalumi con Argento del 1987, accompagnata da autentica dello stesso artista, lotto 228 (stima 30.000/40.000 euro); infine un dipinto di Sandro Chia del 1983, Boy and dog spleeping, straordinario, per qualità ed esecuzione lotto 232 (60.000/80.000 euro).
La collezione successiva rappresenta un significativo esempio della rilevanza assunta dalla carta nell’arte contemporanea e si distingue per la presenza di opere di grande qualità, che vedono il supporto cartaceo declinato nelle sue molteplici possibilità, da artisti del calibro di Antonio Saura con un inchiostro di china su carta applicata su tela, Figura, lotto 245 ( stima 6.000/8.000 euro), Afro con un olio, collage su carta applicata su tela, del 1968, lotto 246 (18.000/22.000 euro), Santomaso con un’opera del 1962, lotto 248 (stima 25.000/30.000 euro) e Enrico Castellani con un rilievo su carta cotone del 1980, lotto 253 (stima10.000/15.000 euro).
L’ultima delle collezioni presentate (lotti 271-315) risulta particolarmente interessante per la presenza non solo di importanti opere di artisti storicizzati come Schifano, Gilardi, Cucchi, Paladino e Fetting (si segnalano in particolare la Piazza Navona degli anni ’70 di Schifano lotto 271, L’orticello del 1966 di Gilardi ed il grande dipinto del 1984 di Rainer Fetting lotto 274), ma anche per un nutrito nucleo di opere di giovani ed affermati artisti appartenenti alle principali correnti artistiche contemporanee: da Pizzi Cannella, Dessì e Tirelli, a Vittorio Corsini, Cingolani, May Cornet, sino a Maura Banfo e Federico Pietrella.
Nella sessione d’asta saranno inoltre presentate opere che tracciano un vero e proprio excursus delle avanguardie dell’arte moderna e contemporanea, spaziando da un collage e tempera di Balla Paesaggio del 1918, lotto 203 (stima 12.000/15.000 euro), o la Ricamatrice di Depero del 1922 lotto 201 (stima 8.000/10.000 euro), per arrivare ad un tipico collage polimaterico di Baj del 1965, lotto 234 (stima 15.000/20.000 euro) oppure ad uno Spazio Elastico straordinariamente ben conservato di Gianni Colombo del 1977, lotto 257, (stima 30.000/40.000 euro).

La sezione dedicata al Design, settore al quale la Casa d’Aste Pandolfini riserva due appuntamenti l’anno, tra le poche in Italia ad occuparsene, presenta un catalogo di 170 lotti, di cui circa ottanta provengono da una collezione privata, e tra questi si segnalano in particolare uno stipo contenitore bar, in palissandro e bronzo, produzione Borsani/Tecno, 1966, di Arnaldo Pomodoro (stima 3.000/5.000 euro) e due pannelli Parco dei Principi, 1964, realizzati per l’Hotel Parco dei Principi a Roma da Gio Ponti (stima 800/1.200 euro). Una piccola sessione del catalogo è dedicata a un gruppo di lotti facenti parte della collezione Bruno Danese, con opere di Enzo Mari, Meneguzzo e Munari, tra queste si evidenziano il portafrutta 3047A di Enzo Mari produzione danese del 1960 (stima 2.000/2.500 euro), la scultura da viaggio portatile di Munari, in un raro esemplare firmato (stima 900/1.000 euro) e il Vassoio saldato 3001C, produzione danese del 1958, (stima 2.700/3.200 euro). Tra i mobili in asta troviamo anche: la Poltrona Favela, produzione Edra, 2003 di Fernando e Humberto Campana (stima 2.000/2.500 euro); uno specchio, produzione Fontana Arte, 1955, di Max Ingrand (1.200/1.500 euro) e infine, tra i vari oggetti presenti disegnanti da Ettore Sottsass, un cassettoncino Bastonio, produzione Poltronova, 1964 (stima 4.000/7.000 euro).


Casa d’Aste Pandolfini
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi 26, 50122 Firenze
tel. 055/2340888, fax 055/2444343
www.pandolfini.it, info@pandolfini.it

Nicoletta Curradi

mercoledì 30 novembre 2011

Personale di pittura di Fiorenza de Angelis alla Galleria IL Bisonte


Alla Galleria della Fondazione Il Bisonte si inaugura il 30 novembre la personale di pittura di Fiorenza de Angelis: una scelta antologia di oltre quaranta opere, prevalentemente realizzate a pastelli a olio su cartoncino. L’intervento della spatola, secondo una tecnica “a levare”, direttamente sul colore puro e brillante, inteso e sentito come splendore dell’anima, ricerca e crea sul foglio figure trasparenti, di luminosa evanescenza. Nella sua arte l’esperienza concreta dei pigmenti e dei materiali incontra, verifica ed approfondisce con profondissime intuizioni le teorie e i principi sui colori di Johann Wolfgang Goethe (1749-1832) e Rudolf Steiner (1861-1925), filosofo e scienziato austriaco fondatore dell’Antroposofia. Sostenitrice a Firenze della scuola “Waldorf” e fondatrice, tra l’altro, negli anni Novanta, di una scuola di “terapia pittorica”, fin dalla metà dagli anni Settanta l’artista ha iniziato al suo metodo numerosissimi allievi, rifuggendo dai compromessi commerciali ed eludendo i canali di promozione convenzionale, per privilegiare e salvaguardare sempre la sua visione spirituale dell’arte. Orario di apertura: da lunedì a giovedì 9-13/15-19; ven 15-19; sabato e domenica e festivi chiuso.

Fabrizio Del Bimbo

mercoledì 21 settembre 2011

Un week end per scoprire San Gimigiano

Conosciuta in tutto il mondo la "Manhattan del medioevo" si svela per curiosi ed appassionati sabato 24 e domenica 25 in "Valdelsa tesoro d'Europa" un ricco e variegato programma alla scoperta del territorio voluto e porganizzato dall'Ufficio Turistico di San Gimignano. Nel ricco programma di eventi su tutto, vi suggeriamo due belle visite guidate: Sabato 24 settembre: "Alla scoperta di Sant'Agostino". Ritrovo in Piazza del Duomo alle 9,30 per una visita guidata all'architettura del Convento e ai sotterranei di Sant'Agostino. Domenica 25 settembre: "Torri e palazzi". Ritrovo sempre in Piazza del Duomo alle 9,30 per una visita guidata a due prestigiosi complessi monumentali privati con torri. Al termine delle due visite guidate, ai partecipanti verrà offerto un aperitivo presso il Museo del Vino Vernaccia di San Gimignano. La partecipazione alle iniziative è a titolo gratuito, ma la prenotazione è obbligatoria entro venerdì 23 settembre per un massimo di 50 partecipanti per evento. Info e prenotazioni Ufficio Turistico di San Gimignano - PRO LOCO San Gimignano Piazza Duomo n. 1. tel. 0577 940008 - fax 0577 94090 Nadia Fondelli

sabato 3 settembre 2011

Inaugurato il doppio appuntamento espositivo per Vasari ad Arezzo




Arezzocittà natale di Giorgio Vasari, rende omaggio ad uno dei suoi figli piu' famosi per i 500 anni dalla nascita, con una grande mostra alla Galleria comunale in piazza San Francesco dedicata al disegnatore e pittore che lavorava con “istudio, diligenza e amorevole fatica”, ed un altro interessantissimo percorso espositivo allestito nel Sottochiesa di San Francesco e dedicato al "Pimato dei toscani nelle Vite del Vasari".

Alla conferenza stampa del 2 settembre non è intervenuto, come previsto, il ministro dei Beni culturali Giancarlo Galan, impegnato a Roma con la manovra, che ha tuttavia inviato il consigliere Franco Miracco il quale e' intervenuto sulla vicenda dell'Archivio Vasari riconfermando l'intenzione, da parte del ministero, di salvare le carte e definendo la querelle con gli eredi Festari "una ferita da sanare al piu' presto''. Su questo tema e' intervenuto anche il sindaco di Arezzo Giuseppe Fanfani, insistendo sull'importanza di ''mantenerne la proprieta' e la disponibilita' ad Arezzo".

La mostra alla Galleria Comunale ripercorre la vicenda artistica del grande maestro tra disegni straordinari, dipinti restaurati e prime visioni. Ma come ha ricordato anche il sindaco Giuseppe Fanfani alla conferenza stampa di presentazione, in realtà è la città stessa che si propone come un percorso vasariano integrale, che l’amministrazione comunale intende formalizzare con l’aiuto di tutti i soggetti, privati e pubblici, che hanno contribuito a costruire questo evento significativo, aperto al pubblico fino al prossimo 11 dicembre.

Contemporaneamente, nel Sottochiesa di San Francesco, la Sovrintendenza per i beni architettonici di Arezzo ha organizzato “Svegliando l’animo di molti a belle imprese”; un percorso espositivo composto da circa sessanta opere dei principali autori toscani come Giotto, Duccio e Masaccio. Proprio come se fosse stata curata dallo stesso Vasari, la mostra ricostruisce la linea di evoluzione delle arti tracciata dal grande aretino in quella che molti considerano l’asse portante dell’opera vasariana, la nascita stessa del concetto di storia dell’arte: le “Vite”.

“E’ proprio in un grave momento di crisi economica e sociale come quella che stiamo attraversando – ha affermato l’assessore regionale alla cultura Cristina Scaletti intervenendo alla presentazione delle iniziative – che vanno ricordate date come la nascita del Vasari, quest’anno celebrata insieme al 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Entrambi sono strumento straordinario di sottolineatura del valore della cultura come elemento di coesione della coscienza nazionale; e punto di partenza, e di forza, per ripartire a costruire e indicare valori alle nuove generazioni”.

Giorgio Vasari Disegnatore e pittore
Galleria Comunale di Arte Contemporanea
Piazza S. Francesco Arezzo
Fino al 31.12.2011
Info: Benvenuti ad Arezzo tel. 0575/401945


Il prinato dei toscani nelle Vite del Vasari
Sottochiesa di S. Francesco
Fino al 9 gennaio 2012
Info: www.giorgiovasari-ticketoffice.it

Fabrizio Del Bimbo

martedì 7 giugno 2011

Vasari celebrato nei "suoi" Uffizi



La mostra "Vasari, gli Uffizi e il Duca" presso la Galleria degli Uffizi, dal 14 giugno al 30 ottobre 2011-, nel quinto centenario della nascita di Giorgio Vasari (1511-1574), è basata sulla fondazione degli Uffizi (1559-1560): più che un edificio, un sistema architettonico a scala urbana: risultato di una stretta collaborazione tra il Duca, Cosimo I de’ Medici, e Vasari, il suo artista prediletto.
Il complesso edilizio sorge nel cuore della città dove, rispecchiando la politica assolutistica e accentratrice di Cosimo I, accorpa le istituzioni amministrative di governo, le cosiddette Magistrature o Arti, sottomettendole, logisticamente e simbolicamente, al dominio diretto del giovane duca. A memoria di questa destinazione originaria resta la denominazione di Uffizi, cioè Uffici.
La versatilità e l’ingegno dell’aretino Vasari si manifestano nella capacità di conferire forma spaziale e persuasività architettonica al programma politico e alla volontà di autorappresentazione del suo committente. L’edificio infatti è un vero e proprio frammento di città nuova, che salda in un unico organismo le due residenze ducali di Palazzo Vecchio (sede del governo) e di Palazzo Pitti, al di là dell’Arno, imprimendo sulla città la presenza fisica del Potere, sotto forma di architettura. La lunga piazza porticata degli Uffizi si attesta poi come una vera e propria anticamera a cielo aperto che introduce sia a piazza della Signoria, turbinante di statue celebrative del duca, sia a Palazzo Vecchio, le cui sale, rinnovate da Vasari, celebrano l’apoteosi di Cosimo e della sua dinastia.
La struttura architettonica degli Uffizi, che non ha paragoni nel mondo cinquecentesco e che è destinata a divenire un modello, è coronata da una lunga loggia che, all’indomani della costruzione, alloggia pregevoli statue antiche della collezione Medici. Da questo uso sussidiario e quasi incidentale, si sviluppa, nei secoli, la funzione collezionistica ed espositiva che oggi è caratteristica esclusiva degli Uffizi, Museo artistico per antonomasia.
La mostra prende le mosse dalla personalità dei protagonisti, il Duca (rappresentato con il busto bronzeo di Cellini) e il suo artista, uniti nel progetto della fabbrica degli Uffizi.
Il percorso espositivo ospita un’antologia di capolavori delle personalità artistiche che hanno dominato il mecenatismo del giovane Duca negli anni in cui rafforza la sua immagine di capostipite della rinnovata dinastia regnante, dispiegando una densa trama artistica e culturale che segnò l’apice del Rinascimento maturo di Firenze. Negli anni Quaranta del Cinquecento si contendono l’apprezzamento del Duca il Pontormo, il Bronzino, il Bachiacca, il Tribolo, Battista del Tasso, Baccio Bandinelli, Benvenuto Cellini, il Salviati, rappresentati in mostra attraverso arazzi (su disegno del Bachiacca e del Salviati), sculture (con rilievi di Baccio Bandinelli, Pierino da Vinci, Benvenuto Cellini) e dipinti (Pontormo, Bronzino). Un ambiente competitivo, dominato dalla personalità del Maggiordomo maggiore Pierfrancesco Riccio, e densamente intessuto di scambi culturali grazie a burocrati e letterati come Luca Martini e Cosimo Bartoli.
Vasari, provinciale di Arezzo, è tenuto a distanza dalle grandi commissioni di corte fino al suo trionfale ingresso (1554) al servizio di Cosimo, ben rappresentato dalle decorazioni degli appartamenti in Palazzo Vecchio, di cui si espongono in mostra alcuni disegni preparatori per i cicli pittorici orchestrati da Vasari insieme al letterato e priore dell’Ospedale degli Innocenti don Vincenzio Borghini: l’iconografia di Cosimo come nuovo Augusto è ormai compiutamente concepita. Dalla reggia alla residenza estiva, Vasari dipinge per il suo Duca nel 1560 anche la pala d’altare della cappella della villa di Poggio a Caiano, una Deposizione dalla Croce fra i Santi Cosma e Damiano, rimasta nell’oblio fino ad oggi e restaurata in occasione dell’esposizione.
Gli Uffizi sono anche il frutto di un ambiente artistico esuberante, sul quale incombe la terribile grandezza del genio di Michelangelo (di cui si ricorda l’impresa delle tombe medicee in San Lorenzo con i calchi cinquecenteschi del Giorno e della Notte e il grande bozzetto per il Dio fluviale) sul cui modello si formano generazioni di artisti. Vasari si fa testimone (storiografico e figurativo) dell’autorevole esempio del maestro, all’origine del suo progetto storiografico e del suo interesse per la fondazione dell’Accademia del Disegno.
Dopo un accenno all’assetto urbano tra Palazzo Vecchio e l’Arno prima della costruzione degli Uffizi, la mostra prosegue illustrando le tappe dell’ideazione e della costruzione del complesso, il cui cantiere si attesta come il più grande e impegnativo del Cinquecento a Firenze. Del monumento sono mostrate le specificità spaziali e figurative, tra cui spiccano le porte lignee delle Magistrature; le ascendenze formali e tipologiche, che pescano nell’architettura romana antica, ben nota a Vasari e agli eruditi umanisti della sua cerchia, come Paolo Giovio e Vincenzo Borghini, ma anche nella coeva architettura di Venezia e di Roma, città dove l’artista ha ripetutamente soggiornato.
L’organizzatissimo cantiere è evocato da antichi strumenti di lavoro, cui si affiancano reperti che, annegati da secoli nel riempimento delle volte, sono stati da poco riscoperti; una sala vuota, definita spazialmente dalle pareti intonacate a calce, dai profili delle cornici in pietra serena, dal pavimento originale in cotto diventa essa stessa oggetto esposto, opera di Vasari da cogliere nella sua pura, essenziale bellezza architettonica.
Il significato degli Uffizi nel corso del tempo si è evoluto da struttura simbolica dell’organizzazione del potere ducale in scrigno delle arti e, in quanto tale, l’edificio è entrato a far parte dello scenario urbano delle rappresentazioni pittoriche che identificano nella piazza della Signoria il dispiegamento delle opere d’arte più significative del genio artistico della città. In questa sezione sono raccolti alcuni esempi figurativi della fortuna di questo soggetto, fra i quali si impone un grande frammento di affresco del Tiepolo, l’Entrata a Firenze del Gonfalone Pier Soderini (1754).
Fra i requisiti di Vasari per questo ruolo prestigioso spicca la sua conoscenza dell’antico in architettura e in scultura, che lo ha reso interprete ideale dei temi encomiastici proposti da don Vincenzio Borghini, in perfetta sintonia con la volontà politica di Cosimo. Il tema del rapporto di Vasari con questo illustre passato è trattato in mostra sia nel privato dell’artista, con una ricostruzione del salone principale della sua abitazione ad Arezzo, sia nel pubblico, seguendo le sue stesse parole del ‘Proemio alla terza parte delle Vite’ degli artisti. Nella sua dimora aretina la suggestione dell’antico è evidente nel complesso decoro della sala del camino; le numerose citazioni dal testo di Plinio il Vecchio confermano l’ideale ispirazione della sua opera di letterato a quei modelli di ‘biografia artistica’ di cui Plinio fu ideatore. Ugualmente, le raffigurazioni di sculture antiche nel salone della casa diventano ora allusione alla perfezione dell’arte antica giuntaci mutila per i danni operati dal tempo (il gesso della Venere del Belvedere), o della Natura, simboleggiata dall’Artemide efesia, che dall’invenzione artistica è perfezionata.
Nel ‘Proemio’, Vasari dichiara che l’origine dell’evoluzione che ha permesso agli artefici del Cinquecento (quelli a lui, più o meno, coevi) di “sollevarsi e condursi a la somma perfezzione” superando i pur illustri loro predecessori, sta nell’indispensabile contributo dello studio dei marmi ellenistici. Coi loro languorosi sensi, con le loro movenze tortili e patetiche sono stati determinanti, secondo Vasari, nello scatto che l’espressione artistica compie sullo scorcio del Quattrocento e al principio del Cinquecento. E, se il biografo reputa quei marmi capaci di provocare nell’arte una virata fulminea e persino decisiva nella nascita della ‘maniera moderna’, è verisimile che quei marmi medesimi siano stati anche per lui oggetto di trasporto e fonte d’ispirazione. Nella mostra degli Uffizi non si potranno ovviamente trovare i marmi monumentali evocati da Vasari. E però a testimoniare la loro fama ci saranno piccoli bronzi creati nel Cinquecento giusto per riproporre in scala domestica le forme di quei modelli aulici. E i bronzetti varranno anche come attestato d’un collezionismo dotto ad essi rivolto, testimoniato dall’evocazione dello stipo di Cosimo in Palazzo Vecchio che ospitava le riproduzioni in bronzo di tutte le ‘nobilia opera’ della scultura romana nota all’epoca, abilmente fuse da Willem van Tetrode.
Gli obiettivi di Cosimo, inclusivi di una politica di osservanza formale alle esigenze della Controriforma cattolica, si occupano anche dell’adeguamento delle basiliche conventuali fiorentine ad un nuovo assetto più razionale, demolendo i tramezzi e rinnovandone l’arredo. Anche qui Vasari è il regista incaricato dell’operazione: il maestoso ciborio di Santa Croce, che, negli anni Sessanta del secolo, caratterizzati delle discussioni sul ‘paragone’ delle arti per decidere quale fosse quella che primeggiasse sulle altre, rappresenta la ‘summa’ delle sue competenze come architetto, scultore, pittore.
Attraverso il confronto fra un grande plastico della città, in scala uno a mille, e gli originali, con gli ingrandimenti, di piante topografiche cinquecentesche, si evidenzia in mostra il portato dell’intervento vasariano nell’urbanistica antica e moderna della città.
L’affermazione artistica di Vasari è sospinta, oltre che dalla sua attività artistica, dalla sua produzione storiografica. Le due edizioni delle Vite degli artisti (1550 e 1568), che conferiscono all’intraprendente provinciale una fama che travalica i confini del Ducato, sono in mostra a fianco dei suoi sonetti, delle lettere e dei disegni, oltre che degli statuti dell’Accademia, di cui fu tenace ispiratore.
Chiude la rassegna una sezione cinematografica, che raccoglie alcune delle più famose sequenze della filmografia nazionale e internazionale, dal Neorealismo fino ad oggi, che hanno per oggetto o per sfondo la fabbrica vasariana: un moderno omaggio a un progetto rivoluzionario negli anni del massimo splendore mediceo.
Info: www.unannoadarte.it

Nicoletta CUrradi

lunedì 30 maggio 2011

Il bello naturale di Lorenzo Bartolini alla Galleria dell'Accademia


La Galleria dell’Accademia di Firenze inaugura la prima grande mostra monografica dedicata a Lorenzo Bartolini (1777-1850), artista la cui opera ebbe un ruolo centrale nello sviluppo della scultura dell’Ottocento in Italia, in Europa e negli Stati Uniti. L’esposizione, prendendo spunto dallo straordinario nucleo di modelli in gesso custoditi nella suggestiva Gipsoteca della Galleria dell’Accademia, farà finalmente emergere l’altissimo livello qualitativo della produzione di Bartolini e ne metterà in luce la ricchezza degli interessi artistici, che spaziano sui grandi temi portanti della sensibilità ottocentesca, quali il sentimento, la memoria, i valori etici e civili.
Tre le sezioni della mostra: il periodo neoclassico e la committenza Bonaparte, l’affermazione dei nuovi valori del Purismo e la committenza internazionale, infine l’apertura sempre più decisa all’osservazione del vero naturale, che fa di Bartolini non più soltanto un fermo punto di riferimento per altri artisti suoi contemporanei, ma anche maestro di generazioni future.
L’evoluzione stilistica di Bartolini sarà illustrata con una settantina di opere che trovano un contrappunto continuo con i modelli della Gipsoteca in un inedito confronto. Per la prima volta dall’Ottocento saranno visibili a Firenze numerose importanti sculture, che testimoniano le tappe fondamentali dell’affermazione di Bartolini come il Napoleone I in bronzo (Parigi, Museo del Louvre), Elisa Napoleona col cane (Rennes, Musée des Beaux Arts), l’Ammostatore e Maria Naryškina Gourieva (San Pietroburgo, Ermitage), Anne Lullin de Chateauvieux Eynard (Ginevra, Palazzo Eynard), La Fiducia in Dio (Milano, Museo Poldi Pezzoli).
La mostra è a cura di Franca Falletti, Annarita Caputo, Ettore Spalletti con la collaborazione di Francesca Ciaravino mentre il catalogo, edito da Giunti Editore, è stato curato da Franca Falletti, direttrice della Galleria dell’Accademia, da Annarita Caputo e Silvestra Bietoletti con contributi scientifici di specialisti italiani e stranieri. L’allestimento – ideato e progettato da Magni e Guicciardini – è stato diretto in fase esecutiva da Maria Cristina Valenti e realizzato da Opera Laboratori Fiorentini.
Promotori dell’esposizione sono il Ministero per i Beni e le Attività Culturali con la Soprintendenza Speciale per i Beni Artistici e Storici ed Etnoantropologici e per il Polo Museale della città di Firenze, la Galleria dell’Accademia, Firenze Musei e l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

31 maggio - 6 novembre 2011


Info: www.unannoadarte.it/bartolini

Biglietto: dalle 8.15 alle 16.00 intero: € 11.00; ridotto: € 5.50 per i cittadini dell’U.E. tra i 18 ed i 25 anni dalle ore 16.00 alle 18.50 intero: € 10.00; ridotto: € 5.00 per i cittadini dell’U.E. tra i 18 ed i 25anni Gratuità del biglietto in ogni fascia oraria per i cittadini dell’U.E. sotto i 18 e sopra i 65 anni

Firenze, Galleria dell’Accademia
Indirizzo: Via Ricasoli, 58-60
Telefono: 055 294883
E-mail: firenzemusei@operalaboratori.com


Fabrizio Del Bimbo

Preziose opere russe in mostra al Museo degli Argenti


'Il Tesoro del Cremlino' è il titolo della mostra che si tienefino all'11 settembre 2011 presso il Museo degli Argenti, frutto degli scambi culturali in occasione dell'anno delle celebrazioni Italia - Russia 2011, organizzati dal ministero per i Beni e le Attività Culturali e dal ministero degli Affari Esteri di concerto con le corrispondenti Istituzioni russe. La mostra è il corrispondente italiano dell'esposizione, dal 20 maggio al 1 agosto 2011, al Museo del Cremlino di Mosca dei tesori dei Medici, per lo più provenienti dal Museo degli Argenti di Palazzo Pitti.

Le opere in mostra - 150 circa - presentano la straordinaria formazione e crescita di uno dei più importanti 'tesori' d'Europa: l'Armeria del Cremlino, la collezione più ricca dell' antico museo russo che raccoglie i tesori reali, oggetti di corte di uso quotidiano e cerimoniale, legati ai nomi dei più grandi zar di Russia attraverso molti secoli di storia. Dal XII al XVIII secolo l'Armeria fu la 'stanza del tesoro', colma di oggetti preziosi di origine ed epoche diverse, acquistati per la Casa regnante o giunti in dono da ambasciatori di paesi stranieri: gioielli, armature, ricami, bizantini, russi, persiani, turchi e europei, contribuirono insieme allo sfarzo della corte degli Zar. Quando, nel XVIII secolo la Corte si trasferì da Mosca a San Pietroburgo, l'Armeria fu destinata ad accogliere oggetti legati al cerimoniale dell'incoronazione e alle sontuose vesti auliche. In mostra vi sono gli oggetti del periodo più fiorente dell'Armeria, quando era la 'Stanza del tesoro' degli Zar.
Info: www.unannoadarte.it

Fabrizio Del Bimbo

mercoledì 25 maggio 2011

Una mostra speciale alla boutique Richard Ginori fino al 1° giugno





Un viaggio nell’arte e nel design del Novecento attraverso due importanti firme del panorama culturale e artistico italiano: Gio Ponti e Amedeo Modigliani. E’ questa l’idea alla base dell’evento “Amedeo Modigliani e Gio Ponti. Il segno a confronto”, realizzato da Richard Ginori 1735 - esempio d’eccellenza in Italia e nel mondo nell’alta manifattura artistica della porcellana – con il supporto di Modigliani Institut Archives Légales Paris-Rome, l’istituzione che custodisce e tutela gli archivi legali del grande artista livornese.
La mostra allestita fino al 1° giugno nello storico negozio Richard Ginori di Firenze, in via dei Rondinelli 17/R - mette a confronto in modo inedito il talento artistico dei due illustri maestri - che hanno lasciato la propria impronta indelebile nella storia dell’arte e del design e ne evidenzia le affinità stilistiche.
Attraverso l’esposizione comparata di disegni originali di Modigliani, in esclusiva concessione del Modigliani Institut – come il Ritratto di Oscar Miestchaninoff (1915), il Ritratto di Tamara (1919), il Ritratto di Marc Taloff (1919) e Kiki au chapeau (1915) – e i pezzi unici firmati da Ponti, ovvero i vasi ad orcino La Conversazione classica e Delle donne e delle architetture, riprodotti per la prima volta dal 1925 da Richard Ginori 1735 e presentati in anteprima assoluta, si potrà ammirare e catturare l’impalpabile legame artistico che unisce i due maestri. L’esclusiva mostra realizzata da Richard Ginori in collaborazione con Modigliani Institut suggella e conferma la prestigiosa partnership siglata circa un anno fa dalla maison fiorentina e Modigliani Brand che si è concretizzata con la creazione di esclusivi pezzi d’arte disegnati nella porcellana prodotta dagli artigiani e maestri d’arte della manifattura fiorentina.
L’evento riveste anche un fortissimo valore culturale e sociale, insito nel dna di Richard Ginori: una parte dei proventi delle collezioni ispirate all’arte di Modigliani sarà devoluta dalla Maison fiorentina al Modigliani Brand, che si occuperà di realizzare l’importante progetto “Casa Modigliani”, finalizzato alla creazione di autentiche “case” dedicate all’illustre genio livornese, luoghi destinati a diventare poli di forte attrazione culturale per le loro caratteristiche artistiche e di veridicità storica. All’interno delle “Case Modigliani”, i visitatori avranno l’opportunità di entrare in diretto contatto con la vita e l’opera del maestro, attraverso un percorso virtuale che si snoderà lungo i temi fondamentali della sua identità umana e artistica.
Accanto alle straordinarie opere d’arte, i visitatori della mostra verranno accolti in una suggestiva cornice composta da foto d’archivio di Modigliani, dalle riproduzioni di creazioni originali presenti nel Museo della Manifattura di Doccia, dalle collezioni industriali con decori ideati da Gio Ponti e dalle eleganti linee da tavola ispirate a Modigliani e realizzate da Richard Ginori 1735.

Richard Ginori Via Rondinelli 17/r Firenze
Orario: 10-13; 14-19 Ingresso libero

Fabrizio Del Bimbo

sabato 21 maggio 2011

"Identità virtuali" alla Strozzina fino al 17 luglio



La nuova mostra del CCCS analizza il termine ‘identità' alla luce del crescente ruolo di tecnologie digitali e nuove forme di comunicazione che hanno portato a un suo ripensamento sotto la pressione dello scontro tra privacy e compartecipazione, diritto alla libertà individuale e bisogno di sicurezza collettiva. Identità virtuali (20 maggio-17 luglio 2011), nato grazie alla consulenza scientifica di Antonio Glessi (ISIA, Firenze), Christiane Feser (artista), Franziska Nori (direttrice CCC Strozzina) e Roberto Simanowski (Institut for Media Studies, Università di Basilea), presenta dieci opere e installazioni di artisti internazionali che riflettono sulle conseguenze politiche, sociali e culturali - ma anche sull'impatto nella vita di tutti i giorni - del nuovo rapporto tra uomo e tecnologia nel segno delle "identità virtuali" con cui sempre più spesso affrontiamo la realtà, anche senza accorgercene.
La cosiddetta "Network Culture" sta ridefinendo caratteri e confini della nostra identità sia personale che collettiva, imponendo un ripensamento delle nostre abitudini, attitudini, desideri, bisogni e valori. La nostra identità online sta diventando un'estensione dell'"io" fisico che creiamo per intrecciare relazioni e interagire con altri sulla rete.
Il web 2.0 ha ormai conquistato la vita di tutti i giorni. Condividere pensieri, esperienze e informazioni della propria vita tramite blog e social network è diventata, specialmente tra le giovani generazioni, una pratica giornaliera comune e sempre più diffusa.
Se da una parte, nell'odierna società dominata dallo sviluppo delle nuove tecnologie e di sempre più sofisticati mezzi di comunicazione, una persona sembra esistere solo se presente sulla rete, esposta e coinvolta in un costante flusso di informazioni e interazione, dall'altra sempre minore è la consapevolezza e la volontà di difendere la propria privacy o di proteggere il proprio anonimato.
I primi studi teorici degli anni Novanta ritenevano che assumere identità diverse avesse un effetto costruttivo e liberatorio sull'individuo, oggi invece i diversi servizi online richiedono l'autenticazione dei propri dati con la nostra "vera" identità.
Da quando il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg ha dichiarato che nel mondo di oggi la sfera privata è diventata obsoleta, possiamo constatare una sempre minore cautela da parte degli utenti nel gestire i propri dati personali e la propria identità online. Mentre per anni l'anonimato, la privacy dell'utente e la protezione della sfera privata erano considerati aspetti fondamentali, oggi la difesa di questi valori sembra destare sempre un minore interesse da parte degli utenti.
Partendo dall'assunto che la continua relazione con i nuovi media implica per l'individuo un nuovo approccio verso computer e rete internet, le opere in mostra intendono affrontare, sia per un pubblico vasto che per esperti della cultura digitale, caratteristiche e contraddizioni di questa nuova relazione privata e personale dei singoli con il mondo virtuale, in una ricerca di identità, di autoaffermazione e di riconoscimento pubblico.
Michael Wolf (Germania), nella serie fotografica Street View Paris, porta all'estremo il paradosso del rapporto tra arte e tecnologia digitale, realizzando le immagini non per le strade della città francese, ma attingendo dal materiale disponibile su Google Street View. Questi casuali frammenti di vita urbana hanno una qualità estetica inaspettata che rimanda a opere della storia della fotografia e, decontestualizzate, raggiungono un valore simbolico del rapporto tra essere umano, spazio urbano reale e mondo digitale.
Il fotografo Evan Baden (USA) coglie volti di adolescenti immersi nella comunicazione digitale. I visi assorti, quasi assenti, sono illuminati unicamente dalla luce degli schermi dei diversi supporti tecnologici che li connettono a una realtá virtuale apparentemente più reale di quella del mondo fisico.
Nell'opera video Immersion, Robbie Cooper (Gran Bretagna) affronta il tema del feedback visivo ed emotivo tra individuo e mondo digitale, soffermandosi sulle reazioni a videogiochi di bambini, i cui volti divengono specchi degli accadimenti sullo schermo.
Analizzando il tema della tracciabilità e del controllo che le nuove tecnologie permettono, il video The Catalogue di Chris Oakley (Gran Bretagna) mette in scena un sistema di videosorveglianza di un grande magazzino in cui le persone riprese, visualizzate e indicate attraverso i loro dati personali rintracciabili, diventano entità/identità trasparenti e, in un certo senso, vulnerabili.
Tracciabilità e visualizzazione di dati personali sono anche al centro del lavoro del designer Nicholas Felton (USA), il quale crea diagrammi e tabelle per documentare meticolosamente tutte le azioni e i dati, dai più banali ai più significativi, che caratterizzano la sua vita quotidiana.
Il collettivo etoy.CORPORATION (Svizzera) propone Tamatar, un'installazione del progetto Mission Eternity, con cui si affronta il tema dell'identità e della sua memoria a partire dalle diverse tracce lasciate nell'interazione con la rete, riflettendo su ciò che rimane della persona dopo la morte.
Il gruppo Les liens invisibles (Italia) si caratterizza per progetti online che, con ironia ma sempre puntando su un forte senso di attivismo politico, riflettono su distorsioni e paradossi nel rapporto con i social network. Il loro progetto Seppukoo permetteva di riprendere possesso della propria identità e del proprio anonimato commettendo il "suicidio" del proprio profilo su Facebook, che ha bloccato questa applicazione intraprendendo un'azione legale contro gli artisti.
Il Sociable Media Group (USA) del MIT di Boston propone Metropath(ologies), un'installazione multimediale che, tramite il semplice inserimento del proprio nome, permette la visualizzazione spaziale di frammenti di informazioni disponibili online di ogni persona, dimostrando la trasparenza e la visibilità dell'individuo sulla rete.
Sul tema della comunicazione partecipativa online, la videoinstallazione Hello World! di Christopher Baker (USA) mette in scena un monumentale puzzle di video provenienti da YouTube, in cui, dall'intimità della loro sfera privata, singoli individui lanciano il loro videomessaggio al pubblico anonimo e globale della rete, creando un'accumulazione in cui centinaia di voci si uniscono in un indistinto rumore di fondo.
Approfondendo ulteriormente i temi della dissolvenza del singolo e dell'omologazione dell'individuo nella massa degli utenti online, l'opera Mass Ornament di Natalie Bookchin (USA) crea un'unica coreografia di movimenti unendo video tratti da YouTube, in cui singole persone ballano nella solitudine delle loro case private, davanti all'occhio della webcam.
La mostra ospita anche un progetto della fotografa iraniana Diana Djeddi (Iran/Germania) che ricostruisce il caso di Neda Agha-Soltan, la giovane studentessa uccisa a Teheran durante le manifestazioni del 2009, esempio delle potenzialità ma anche dei rischi legati alla diffusione di informazioni sulla rete.
Questo episodio ha avuto infatti grande notorietà tramite i social network ma ha dato luogo a uno scambio di identità con un'omonima ragazza iraniana fisicamente molto simile, Neda Soltani, la cui fotografia del profilo Facebook è diventata icona della rivoluzione suo malgrado, costringendo la ragazza a lasciare il paese per paura di ritorsioni.

Accompagna la mostra un catalogo bilingue (italiano/inglese) pubblicato da Silvana editoriale, con contributi di esperti del settore come Michael Wesch (Associate Professor of Cultural Anthropology, Kansas State University), Sherry Turkle (Professor of Social Studies of Science and Technology, MIT, Boston), Roberto Simanowski (Institut for Media Studies, Università di Basilea) e Antonio Glessi (ISIA, Firenze).

Durante il periodo d'apertura, è previsto un calendario di lecture tenute da esperti di vari settori che apriranno spazi di confronto diretto con il pubblico.



IDENTITA' VIRTUALI / VIRTUAL IDENTITIES
Firenze, CCCS - Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, - Palazzo Strozzi
20 maggio - 17 luglio 2011
Orari: martedì- domenica 10.00-20.00, giovedì 10.00-23.00. Lunedì chiuso.
Biglietto: intero 5 euro, ridotto 4 euro, scuole 3 euro. Speciale ingresso gratuito: tutti i giovedì dalle 18.00 alle 23.00
Speciale biglietto congiunto con la mostra Picasso, Mirò, Dalì - Giovani e arrabbiati. La nascita della modernità: 10 euro
Catalogo: Silvana Editoriale (www.silvanaeditoriale.it)

INFO
Tel. +39 055 2645155
www.strozzina.org
www.palazzostrozzi.org

Fabrizio Del Bimbo

venerdì 20 maggio 2011

Luca Alinari in mostra al Golden View


Al Golden View di Firenze, in via dei Bardi 58/r, con le sue splendide vetrate che si affacciano sull'Arno e sul POnte Vecchio, fino al 30 giugno,, si tengono in contemporanea due mostre: la prima dedicata a Luca Alinari Fisico e Onirico, una delle maggiori personalità pittoriche emerse dalla grande stagione di rinnovamento verificatasi negli anni Ottanta in Italia e all'estero, la seconda a Rosa Canfora Creazioni, artista poliedrica discendente da una vecchia famiglia napoletana di gioiellieri specializzata in oreficeria, con una formazione accademica in scultura.

Del maestro fiorentino sono in mostra oltre 20 opere della produzione più recente , tra cui il ciclo “Quadri rossi”, “Contemporanei”, “Classico apparente” e “Paesaggio”. Scrivono i curatori Claude Benassai e Ilaria Nuccio nell'introduzione al catalogo della mostra: “...Nelle opere di Alinari la dimensione onirica si distende in spazi di vivida realtà, con accenni ricorrenti alla quiete inviolata del paesaggio toscano. La mano dell’artista impone elementi fiabeschi: giovani donne dolcemente enigmatiche si muovono aggraziate in un vitale dinamismo nutrito di armonia ed eleganza; volti senza tempo, dai tratti antichi, emergono irriverenti dalla staticità della tela. I personaggi fluttuano con totale mancanza di controllo, come sorpresi da un vento lieve che li porta altrove. Non ci sono punti cardinali che aiutino l’osservatore a orientarsi nel quadro perché l’unico modo per “vivere” queste opere è “fluttuare” in esse. I movimenti sinuosi e i colori, solo in apparenza allegri, possono dare l’idea di un qualcosa di fiabesco. Il libero intersecarsi del mondo reale con quello immaginario ricorda la pittura primitiva toscana da Giotto a Simone Martini ma con contaminazioni che richiamano i paesaggi metafisici di De Chirico e Depero. Ma, come sottolinea il Maestro, le fiabe non sono fiabe: le fiabe sono pura verità. Contengono realtà di cui ignoriamo l’esistenza ma, in qualche modo, concrete; ci spingono a destarci e a renderci vigili sulla dimensione che ci circonda. I quadri di Alinari sono anche e soprattutto quadri romantici. Hanno a che fare con la psicologia dell’amore, con la sua fisicità, con le sue deiezioni ma al contempo con il paradiso di questo sentimento, con la sua brevità nel tempo e con i suoi momenti fulminei e agonizzanti”

A Rosa Canfora è dedicata tutta una stanza in cui sono raccolti circa cinquanta gioielli realizzati con metalli preziosi e pietre dure, E' un'artista colta e raffinata, dalla creatività poliedrica e versatile. Esprime nelle proprie creazioni la volontà di trasformare e dominare la materia, imprimendovi una forte caratterizzazione personale. La conoscenza approfondita delle tecniche orafe, della scultura, dell'incisione, dell'acquaforte e della xilografia le consente di eseguire opere in ambiti molto differenziati. Nell'aprile 2010 ha partecipato con alcuni suoi lavori alla mostra “Gioiello contemporaneo 2” a cura di Ornella Casazza tenutasi nella prestigiosa sede del Museo degli Argenti di Palazzo Pitti.

L'esposizione è inoltre un'occasione, sia per Rosa Canfora sia per il Maestro Alinari, di esporre le proprie opere all'interno di ambienti non convenzionali al sistema museale e galleristico. In questi anni, infatti, il Golden View Open Bar è riuscito ad affermarsi come uno dei luoghi più inusuali e ricercati della città per mostre ed incontri culturali, uno spazio dal design minimalista dove incontrarsi a tutte le ore con un occhio alle opere d'arte, l'altro alla magnifica cornice del Ponte Vecchio sull'Arno, sorseggiando un bicchiere di vino oppure gustando un cappuccino.

Con queste mostre, dopo le ultime dedicate a Sandro Chia e David LaChapelle, prosegue il connubio tra arti visive e arti culinarie che contraddistingue l’attività del Golden View Cultural Space, voluta dal 2008 dal proprietario del gruppo Tommaso Grasso e coordinate da Claude Benassai, a sostegno del Progetto Art Charity della Misericordia di Firenze.

Il Gruppo Bacci partecipa come sponsor tecnico alla iniziativa con tre dei suoi brand: Castello di Bossi, Renieri Montalcino e Terre di Talamo.

Fabrizio Del Bimbo

lunedì 16 maggio 2011

L'Opificio delle Pietre Dure ai tempi dell'Unità d'Italia, una mostra alla GAM


La mostra "Dagli splendori di corte al lusso borghese", aperta alla Galleria d'Arte Moderna dal 17 maggio all'11 settembre 2011, si collega alle iniziative per i 150 anni dell'unità d'Italia, focalizzandosi su un tema specifico, fiorentino e internazionale al tempo stesso: quello del nuovo percorso apertosi dopo il 1861 per la brillante manifattura artistica, che per tre secoli era fiorita all' ombra della corte granducale di Toscana, diventando celebre in tutta Europa per le sue inimitabili creazioni in pietre dure. Fu con l'avvento del regno d'Italia che l'antica Galleria dei Lavori, di fondazione medicea, dovette modificare il suo status di laboratorio al sevizio esclusivo della corte, per aprirsi al mercato e offrire le sue sempre eccellenti creazioni a una clientela privata, fra la quale non mancarono committenti regali, come lo zar di Russia e Ludwig II di Baviera. Le creazioni che l'Opificio delle Pietre Dure andò realizzando negli ultimi decenni dell' Ottocento, anche quando destinate al ceto borghese allora emergente si distinsero per ricchezza dei materiali e squisitezza tecnica, patrimonio irrinunciabile dell'antico "commesso fiorentino". Pannelli parietali, piani di tavolo, cofanetti, sculture in pietre dure e oggetti di arredo, periodicamente inviati alle Esposizoni Internazionali, a partire da quella che nel 1861 celebrò a Firenze l'unità d'Italia, affascinano per lo splendore cromatico delle pietre rare, messe in opera con esercitata sensibilità pittorica, ma anche per le invenzioni decorative aggiornate sul gusto artistico del tempo, delle arti applicate come della pittura e della scultura, esse pure rappresentate in mostra attraverso esempi che restituiscano il tessuto artistico entro il quale operava l'antico laboratorio, con la nuova denominazione di Opificio delle Pietre Dure. A loro volta, le realizzazioni dell'Opificio furono il riferimento quasi obbligatorio per i laboratori privati cittadini di mosaico fiorentino, in ascesa all'epoca presso il pubblico e alle Esposizioni, e dei quali la mostra seleziona le produzioni più significative, alcune delle quali incontrarono il gusto di Vittorio Emanuele II, che le acquistò per la reggia di Palazzo Pitti. La mostra è la prima dedicata all'ultima attività artistica dell'Opificio, sinora rimasta un po' al margine degli studi ed esposizioni dedicati alla sua storia plurisecolare, e ne rivela il luminoso tramonto, che non fu declino. Arte elitaria, orgogliosamente fedele alla sua grande tradizione, rappresentata per prototipi in apertura della mostra, il commesso in pietre dure non volle né poté adeguarsi alle esigenze del mercato: da fine secolo, l'Opificio scelse di trasferire il suo tesoro di ineguagliata manualità e le innovative tecnologie introdotte in laboratorio, e documentate in mostra, alle nuove esigenze di conservazione del patrimonio artistico nazionale.

Nicoletta Curradi

mercoledì 11 maggio 2011

Una mostra di Giovanni Paszkowski all' Università Internazionale dell'Arte


Università Internazionale dell'Arte

GIOVANNI PASZKOWSKI
LO STUPORE DEL QUOTIDIANO
Martedì 17maggio 2011 ore 17.00
Villa Il Ventaglio
Via delleForbici, 26 - Firenze
Notizie per la Stampa

Martedì 17 maggio viene inaugurata all’U.I.A. – Università Internazionale dell’Arte –, a Villa Il Ventaglio – via delle Forbici, 26 – la mostra “Giovanni Paszkowski. Lo Stupore del quotidiano”
Promossa dall’U.I.A., grazie al sostegno dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, l’esposizione, che si protrarrà fino al 18 giugno 2011, intende proseguire un importante dialogo con l’arte contemporanea.
La mostra, accompagnata dal testo critico di Francesco Gurrieri e di Tommaso Casini, riprende immagini del quotidiano sospese come in un “fermo immagine”.Situazioni che abbiamo comunemente sotto gli occhi,, che provengono da più parti, bloccate, isolate, in atmosfere sospese.
Scene ordinarie trasformate in composizioni. E’ come “vedere il mondo comune correre in modo non comune”, afferma Giovanni Paszkowski. Tagli di vedute urbane con architetture contemporanee di matrice anglosassone – frutto di appunti di immagini reali, rielaborate e modificate in studio. -, in cui la figura che solca sugli spazi fa vivere tutta la composizione.
Presenza umana che può sembrare marginale, ma che in realtà è punto focale, è il perno sul quale si regge l’intera struttura del dipinto. “Lo stupore del quotidiano – prosegue Paszkowski – è
L’accorgersicheintorno a noi, a portata del nostro sguardo, quello che vediamo può, proprio nelle cose più normali, appunto quotidiane, stupirci per la loro singolarità, armonia, bellezza”.
Tre caratteristiche -sottolineaFrancesco Gurrieri- su Giovanni Paszkowski e la sua pittura sono:
1)La sua continuità linguistica, caratterizzata nelle radici del “realismo americano” di Hockney e Hopper.
2)La sua pervasiva impostazione quasi metafisica, attualizzata alla nostra contemporaneità, espressa con raffinata confidenza prospettica e con una inconfondibile cromìa .
3)Il suo contributo di chiarezza figurativa nella difficile e confusa contraddittorietà della critica d'arte dei nostri giorni.
“Lo stile di Giovanni Paszkowski”- come sottolinea Tommaso Casini – è unico; ecco che i colloqui con le opere plastiche di grandi artisti - prosegue Casini -, appaiono come un richiamo per la riflessione tra il dentro e il fuori della città, per una città che torni ad essere luogo di attenzione e ammirazione in spazi comuni, esteticamente coinvolgenti, non solo tramiti di distrate e inconsapevoli masse turistiche”.
“L’acrilico è, d’altra parte”, - conclude Casini – mezzo rapido per fermare su tela diversi
livelli compositivi e Paszkowski lo impiega con sicurezza che gli deriva da un ricco laboratorio di memoria visiva,alimentata dalla personale esperienza dei viaggi, dalla fotografia, dai libri, che agiscono tutti nella mente come frasi sparse di un discorso da ricomporre in pagine organiche e coerenti, come forme disarticolate nella loro varietà, ma ricche di potenziale espressivo se riunite, come sono, in efficace dialogo di superfici”.
Giovanni Paszkowski, prima dell’U.I.A. ha esposto a Firenze al Gabinetto Vieusseux, Palazzo Strozzi; a Bologna alla Galleria Caldarese; a Milano alla Galleria Annunciata; a Prato alla Galleria Farsetti; a Firenze a Palazzo Vecchio, e poi negli anni a Roma, a Ferrara, a Pietrasanta, a Napoli, per tornare ad esporre a Firenze alla Accademia delle Arti e del Disegno e nel 2006 al Museo Marino Marini. Nel 2008 ha esposto alla Sala Antiquarium Costantini, a Fiesole la mostra promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Fiesole.
Nel 2003 alcune sue opere sono state esposte all’Artexpo di New York.
Il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi conserva otto opere di Giovanni Paszkowski.
Le sue mostre sono state presentate da Massimo Carrà, Tommaso Casini, Michele Dzieduszycki, Raffaele La Capria, Maria Luigia Guaita, Francesco Guerrieri, Raffaele Monti, Antonio Natali, Tommaso Paloscia, Mauro Pratesi, Lucio Scardino, Carlo Sisi.

Nicoletta Curradi

Ottone Rosai e San Salvi, una mostra a Palazzo Medici Riccardi


Dal 13 maggio al 21 giugno a Palazzo Medici Riccardi
pazienti e medici dell’ospedale psichiatrico in 46 opere inedite

La mostra “Ottone Rosai e San Salvi” non è semplicemente un consueto e doveroso omaggio ad un artista fondamentale del `900, ma nasce dal ritrovamento di una collezione privata fiorentina, da cui è emerso un nucleo di opere del tutto inedite.
Dal 13 maggio al 21 giugno saranno in mostra nei locali del Museo Mediceo di Palazzo Medici Riccardi 33 disegni, 11 acquerelli, una tavola e un olio, realizzati da Rosai tra il 1950 e il ’54 durante le sue visite all’amico medico, Franz Catagni, e a lui dedicate quando all’epoca esercitava, con significative intuizioni cliniche e grande umanità, nell’ospedale psichiatrico di San Salvi.
La mostra è promossa dalla Provincia di Firenze insieme all’International Association for Art and Psychology, a cura del critico Stefano De Rosa, autore anche del catalogo pubblicato da Nicomp Editore.
Rosai eseguì ritratti di pazienti, inservienti e medici dell’istituto con un sentimento e un pathos sorprendenti. Al pari di Lorenzo Viani, Rosai trova nel malato un fratello di sofferenza, uno specchio fedele del suo stesso sentire. La figura umana è spesso trattata con rudezza, poiché l’umanità dolente di Rosai rifugge da un umanesimo consolatore.
Artista complesso, dallo spirito passionale e sanguigno, Rosai viene attratto dai volti che vede frequentando spesso e con costanza il manicomio fiorentino dove aveva un appuntamento fisso con l’amico psichiatra. La sera, quando i medici finivano il loro turno, i due restavano a cena o davanti a un bicchiere, spesso nella “Casa del medico di guardia” dove venivano accolti altri dottori o qualche artista ed era facile veder passare alcuni dei malati più “tranquilli” che svolgevano qualche servizio.
Gli incontri e gli sguardi tormentati che abitavano quelle mura toccano profondamente l’artista e innescano in lui l’impulso di un’arte immediata, fatta quasi di getto, attraverso schizzi a matita, ad olio o a carboncino. Pochi tratti per rappresentare la pazzia e la ricerca di serenità di questi uomini, con i volumi qua e là ritoccati verso una lieve o pronunciata deformità, nelle loro fattezze, nei corpi pesanti e provati colti nei riposi e negli intervalli della loro storia sempre più umana che clinica.
“Rosai ci racconta parte della storia della nostra assistenza psichiatrica - spiega Graziella Magherini, presidente di Art and Psycology - nella fascia di anni che sta fra l’epoca del manicomio gridato e quello del manicomio silente, alla soglia della scoperta e dell’impiego sistematico degli psicofarmaci. Ci parla di un piccolo mondo che certo ha conosciuto il dolore e la violenza ma che ha conosciuto anche la compagnia e il conforto della solidarietà”. “Rosai si è calato con la sua naturalezza e spontaneità nel microcosmo della pazzia – continua la dottoressa - e nessuno come lui poteva sapere che la paura era il nome che battezzava la povertà, l’esclusione, la condizione che aveva sempre saputo essere quella sua e delle sue creature”.
“In Europa, particolarmente in Francia, stava nascendo un grande interesse per la pittura prodotta da persone con disagi psichici – aggiunge il curatore Stefano De Rosa - . Nelle loro espressioni dirette, senza strascichi accademici o inibizioni formali, artisti, critici e pensatori trovavano una forma di libertà dalla quale ripartire dopo gli orrori della guerra. Rosai, senza saperlo, aveva imboccato una via di straordinaria, scottante attualità. Il suo modo di essere artista si arricchì, trovando alimento dal contatto con i suoi sfortunati fratelli di sofferenza".
L’esposizione si concluderà, il 21 giugno, con il convegno "Passato e presente della psichiatria": un incontro organizzato per richiamare alla memoria del pubblico, e presentare alla coscienza dei più giovani, il significato e le vicende dell’evoluzione delle leggi e dunque delle cure psichiatriche nonché i riflessi umani dovuti a tali cambiamenti.


Ottone Rosai e San Salvi
Storia di un’amicizia in 46 opere inedite

dal 13 maggio al 21 giugno 2011
Palazzo Medici Riccardi, Museo Mediceo

Orari: ore 10-13 e 16-19
Chiuso il mercoledì

Biglietto Intero 7,00 € - Ridotto € 4,00
Agevolazioni per visite in gruppo
Info: Tel. 055.2760340
www.provincia.fi.it
www.palazzo-medici

Inaugurazione, giovedì 12 maggio 2011 alle ore 17.30

Mostra a cura di Stefano De Rosa
Catalogo Nicomp Laboratorio Editoriale


Fabrizio Del Bimbo

venerdì 6 maggio 2011

Fabrizio Pluderi espone alla Galleria Benvenuti


La Galleria Benvenuti di Firenze è lieta di invitarvi sabato 14 Maggio 2011 dalle ore 18.00 al cocktail per l' inaugurazione della mostra personale dell' artista Fabrizio Pluderi intitolata " Pittura senza limiti ".



Saranno esposti lavori inediti inerenti a due percorsi creativi diversi, uno di ricerca informale, l' altro di creazione astratta ricavata con l' assemblaggio di tele.

Fabrizio Pluderi è un pittore "senza limiti ", appunto, in quanto pur restando fedele al proprio stile e alla propria tecnica, affronta con disinvoltura diversi temi e percorsi.


La mostra con ingresso libero sarà aperta fino al 4 Giugno 2011.



Galleria Benvenuti

via Maggio 11 rosso Firenze

tel. 055 2396805 - 347 8473088

www.galleriabenvenuti.it

Orario: 9-13; 16-19 Chiuso festivi



Fabrizio Del Bimbo

Il naturalismo lirico di Dino Caponi in mostra a Palazzo Medici Riccardi


IL NATURALISMO LIRICO DI DINO CAPONI
Dai disegni di bambino ai dipinti della maturità

in mostra a Palazzo Medici dal 6 maggio al 7 giugno.
Una rilettura dell’opera dell’artista fiorentino ad oltre dieci anni dalla sua morte


Ha solo undici quando inizia a disegnare, Dino Caponi, e già in giovanissima età il suo talento dimostra una propensione a rielaborare la realtà in chiave lirica. Questa attitudine, rintracciabile non solo durante la sua formazione, ma anche in molta parte del suo successivo percorso, è l’elemento su cui si incentra la mostra “Il naturalismo lirico di Dino Caponi ”, dal 6 maggio al 7 giugno 2011 presso il Museo Mediceo di Palazzo Medici Riccardi.

L’esposizione, promossa dalla Provincia di Firenze, Soroptimist Club Firenze, dall’Archivio Dino Caponi e curata da Chiara Toti, costituisce l’occasione per approfondire il percorso dell’artista, attraverso non una presentazione antologica, ma una selezione critica delle opere, accomunate dalla medesima inclinazione poetica. In particolare la mostra si incentra su due momenti fondamentali della produzione dell’artista, i disegni giovanili realizzati tra il 1932 e il 1937, e i dipinti tra gli anni Cinquanta e Sessanta che presentano una rilettura della natura ai limiti dell’astrazione.

La prima sezione della mostra ricostruisce la formazione dell’artista, quando un Caponi, poco più che bambino, conobbe Ottone Rosai lungo le sponde dell’Arno, in via Villamagna dove entrambi abitavano, diventando il suo allievo prediletto. Un rapporto filiale quello con il maestro che non venne mai meno fino alla morte di Rosai, sotto la cui ala protettiva, ma mai impositiva, Caponi sviluppò la propria personalità. I disegni esposti attestano infatti un talento straordinario, alternando un tratto delicato, di una precisione quasi leonardiana, ad una vena espressionista più in linea con il maestro. Accanto ai soggetti prediletti, i contadini al lavoro, la famiglia, gli amici, particolare interesse suscitano le tematiche a carattere sociale, come l’imponente Mensa dei poveri e L’accattone, che mancavano in mostra dal 1981 e che si impongono tra le opere più significative dell’arte toscana degli anni Trenta.

Nel Dopoguerra Caponi dimostra di saper recepire e interiorizzare gli stimoli derivanti dalla congiuntura artistica internazionale, declinando le istanze della rivoluzione estetica post bellica in continuità con la tradizione artistica toscana da cui discendeva la sua formazione. Dopo la fase neocubista, da cui anch’egli transita alla ricerca di una nuova realtà, Caponi giunge, alla metà degli anni Cinquanta, ad una rimeditazione astrattizzante della natura. È questa la seconda stagione su cui la mostra sofferma il suo interesse, anch’essa venata di sentimento, che conduce a risultati di grande originalità tra naturalismo astratto e informale. Una stagione che ebbe esegeti d’eccellenza come Bigongiari, Gatto, Luzi, Macrì, Pratolini, in un connubio tra arte e letteratura di cui Caponi si nutrì per tutta la vita.

Fabrizio Del Bimbo

sabato 23 aprile 2011

Tarik Berber, Anatomia di un lupo alla Galleria ARIA di Firenze


Fino al 4 giugno prossimo è possibile visitare alla ARIA ART GALLERY di Borgo SS.Aposoli 40/r a Firenze la mostra "Anatomia di un lupo" dell'artista bosniaco Tarik Berber.

“Sono dunque delle donne. Anzi, delle ragazze. Berber dipinge con luce artificiale, per questo segue quella interiore. Da ragazzini strizzavamo gli occhi e li riaprivamo di colpo. Tra le bolle di luce rimanevano impresse le macchie. Anche Balzac lo sostiene: in pittura la linea non esiste, esiste solo la luce sui corpi. Così, Berber, ingrandisce la donna: è lei l’origine del mondo, della vita, l’estasi e il peccato originale. Eva, così come appare ad Adamo: un’epifania di sensi. Emergono queste ragazze-fanciulle dalle oscurità interiori dell’artista, dai profondi abissi emotivi che lo portano all’ispirazione. Emergono potenti, concentrai, distanti, questi mezzi busti e volti di ragazze-fanciulle senza pace...".
Giambaccio 2011

Il ritratto in pittura porta con sé uno spessore semantico, psicologico e introspettivo, la mano del pittore è in grado di interpretare e di penetrare i meandri della psiche umana. I modelli in posa perdono per un attimo la forma prestabilita, per abbandonarsi a quel momento di distrazione che fa emergere il lato più veritiero della loro personalità. Tarik Berber attende pazientemente quel luogo di apparizione, per trasferirlo sulla tela. Il ritratto talora si abbandona all’erotismo, catturando e proiettando una sensualità che i soggetti femminili facilmente ispirano. Ecco allora che gli istinti primordiali emergono, su scenari notturni che lasciano spazio a ferine anatomie. È nello sguardo però che tutto si risolve e si complica, rendendo più enigmatiche e accattivanti quelle pennellate.
Nel 2007 Tarik Berber inizia a riprodurre su tela parte del suo immaginario erotico, con “Clitodee”, una serie di ritratti femminili a olio e tecniche miste. Nel 2009 il pittore si concentra su "Tettine” e “Erotica Magnifica”, quadri esposti prima nel centro culturale Ex-Marmi a Pietrasanta durante una doppia personale insieme allo scultore Lorenzo Vignoli, e successivamente, da dicembre 2010 a febbraio 2011, presso il MACI, Museo di Arte Contemporanea d'Isernia, mostra a cura di Luca Beatrice. Nel 2011 il viaggio tra sensualità e sessualità femminile di Tarik Berber raggiunge un nuovo risultato, una serie di tele dal titolo Anatomia Di Un Lupo ovvero Epiphany (Rapidi ingranaggi delle fantasie erotiche) presentate in anteprima in occasione di questa mostra presso Aria art gallery.

Fabrizio Del Bimbo

lunedì 18 aprile 2011

Asta da Pandolfini il 19 e 20 aprile


Asta
Firenze, Palazzo Ramirez-Montalvo

MartedÏ 19 aprile 2011
MOBILI, ARREDI ED OGGETTI D’ARTE

MercoledÏ 20 aprile 2011
DIPINTI ANTICHI

Esposizione
da venerdÏ 15 a lunedÏ 18 aprile - orario 10,00 – 13,00 / 14,00 – 19,00



La Casa d’Aste Pandolfini inaugura la sua sessione primaverile con il consueto appuntamento con l’antiquariato. Nella sede di palazzo Ramirez Montalvo, in Borgo degli Albizi a Firenze, si terranno due giorni di vendita: il 19 aprile andranno all’incanto Arredi, mobili ed oggetti d’arte, il 20 aprile i Dipinti antichi.


Arredi, mobili ed oggetti d’arte

Tra i mobili spicca una coppia di cassettoni, Italia centrale, della fine del secolo XVII. In noce ed olivo intarsiato e filettato, hanno il piano rettangolare e tre cassetti frontali, le gambe mosse e sono decorati con formelle lobate sagomate ad intarsio (stima 10.000 - 15.000 euro). Notevole anche una Grande console piemontese della met‡ del secolo XVIII. In legno intagliato e dorato, col piano rettangolare listrato in marmo giallo di Siena, ha la fascia intagliata a dentelli e motivi vegetali, teste di leoni angolari e alte gambe intagliate, decorate con cesti di foglie di acanto, teste di ariete e festoni (stima 6.000 - 8.000 euro). Si segnala poi un Trumeau-bureau, di provenienza veneta della seconda met‡ del secolo XVIII. In radica di noce, il mobile ha la cimasa a volute contrapposte, due sportelli sagomati a specchio, uno sportello a ribalta, lo scarabattolo con cassetti, vano a giorno e segreto, la base modanata e piedi a mensola (stima 10.000 - 15.000 euro). Infine troviamo uno splendido Servito da caffË, Napoli met‡ secolo XIX, in porcellana bianco-oro, decorato con scene pastorali e composto da ventisette pezzi (stima 3.400 - 3.800 euro).


Dipinti antichi

Tra i dipinti, bellissima una Coppia di paesaggi di scuola francese, olii su tela della fine del XVIII secolo (stima 50.000 – 70.000 euro). Segnaliamo poi un olio su tavola raffigurante la Visitazione, attribuito a Antonio Bazzi, detto il Sodoma, (stima 20-30.000 euro) e una Madonna del Rosario di pittore tardomanierista fiorentino. Risalente alla fine del XVI secolo, l’olio su tavola Ë racchiuso in un’antica cornice in pastiglia, sulla quale si legge l’iscrizione in latino purpureas premete rosas flores q. marte vivobis fructum prebeas illa sum (stima 20-12.000 euro). Da notare poi due nature morte attribuite al bolognese Candido Vitali, entrambi olii su tela, una raffigurante una Natura morta con selvaggina e cagnolino, l’altra una Natura morta con selvaggina e gatto (ciascuna stimata 10-15.000 euro). Infine un olio su tela del fiorentino Andrea Scacciati, raffigurante un Vaso di fiori, che porta sul retro l’iscrizione Andreas de Scacciati Fflor_nus Civis Faciebat 1700 (stima 12.000-15.000 euro).


Casa d’Aste Pandolfini
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi 26, 50122 Firenze
Tel. 055/2340888, Fax 055/2444343
www.pandolfini.it, info@pandolfini.it

Nicoletta Curradi

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