sabato 17 ottobre 2026

Storia, gusto e solidarietà: ecco il nuovo programma della Venerabile Compagnia dei Quochi di Firenze




Oltre 500 anni di tradizione per un calendario autunno-inverno che unisce i giovani degli istituti alberghieri, la riscoperta dei piatti tipici toscani e la valorizzazione del patrimonio enologico.

Nata nel Cinquecento (1504) come cenacolo di artisti e letterati legato al cibo e consacrata a San Pasquale Baylon, la Compagnia porta avanti la storia gastronomica fiorentina.
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Presentato in Regione Toscana, il nuovo cartellone unisce passato e presente.

Il cuore del programma
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I giovani: coinvolti gli studenti degli istituti alberghieri affiancati dai professionisti.

La tradizione: riscoperta dei classici toscani e di ricette storiche.

Cultura enologica: spazio al vino e ad approfondimenti storici come le buchette del vino.

Impegno sociale: promozione del mangiar sano, lotta allo spreco e beneficenza.

Le voci

Il presidente ha sottolineato l'importanza della Compagnia come stimolo per la trasmissione di valori culturali senza tempo e per il dialogo. 

Il programma conferma come a Firenze il cibo sia un linguaggio culturale che unisce arte, memoria e comunità.

Nicoletta Curradi

mercoledì 30 settembre 2026

La democrazia del corpo. Anteprima della stagione 2026/2027

   CanGo - Centro Nazionale di Rilevante Interesse Nazionale per La Danza




ANTEPRIMA “LA DEMOCRAZIA DEL CORPO” 

STAGIONE DI DANZA CONTEMPORANEA 26/27


Il grande coreografo francese Boris Charmatz accende la nuova stagione con l'anteprima di Muette. Una stagione unica con un programma artistico che attraverserà la città da novembre a maggio.


Boris Charmatz 

MUETTE

coreografia e interpretazione Boris Charmatz

assistente alla coreografia Magali Caillet Gajan

luci Yves Godin

direzione tecnica Fabrice Le Fur

vice direttrice Terrain Hélène Joly

direzione delle produzioni Lucas Chardon, Martina Hochmuth

direttore di produzione Briac Geffrault

assistente di produzione Lola Serre

fotografia © César Vayssié

spettacolo creato il 21 maggio 2026 ai Kaaistudios all'interno del Kunstenfestivaldesarts di Bruxelles

produzione e distribuzione Terrain

con il sostegno di Dance Reflections by Van Cleef & Arpels, co-produzione Cango Centro produzione della danza Firenze, CN D Centre national de la danse, Chaillot - Théâtre national de la Danse, Charleroi danse, Festival d’Avignon, ImPulsTanz - Vienna International Dance Festival, Kunstenfestivaldesarts, MC93 – Maison de la Culture de Seine-Saint-Denis, le phénix - scène nationale de Valenciennes, Romaeuropa Festival, Sadler’s Wells, Tainan Arts Festival, Tanztheater Wuppertal Pina Bausch, con il sostegno di la Chartreuse de Villeneuve lez Avignon - Centre national des écritures du spectacle, con l'aiuto di la Briqueterie CDCN du Val-de-Marne, le Centre Pompidou–Metz, l’Espace Pasolini, le Gymnase CDCN - Roubaix Hauts-de-France

creazione 2026

durata 50 minuti

spettacolo non consigliato ai minori di 16 anni




Quest'anno, la rassegna La democrazia del corpo si svilupperà come un unico, grande cammino continuativo che si snoderà dal 7 novembre 2026 al 20 maggio 2027.


L'anteprima internazionale con Boris Charmatz


Ad anticipare questo ricco percorso sarà una prestigiosa anteprima internazionale affidata a una delle figure più rivoluzionarie della scena coreutica contemporanea: Boris Charmatz. Il 7 e 8 ottobre 2026 alle ore 20.00, il visionario coreografo francese presenta sul palcoscenico di Via Santa Maria Muette, un assolo intimo e radicale (produzione Terrain). In questo lavoro l’ex direttore del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch, noto per la sua celebre creazione 10000 gestes, continua a esplorare la danza come atto essenziale e come rapporto diretto con il pubblico. Un appuntamento pensato come la scintilla ideale per dare slancio a una stagione che si preannuncia indimenticabile.


Muette si configura come la prosecuzione ideale della profonda ricerca artistica iniziata da Charmatz con il precedente assolo SOMNOLE. Se quel primo capitolo era guidato da musiche che filtravano attraverso il fischio delle labbra, Muette compie un gesto di sottrazione radicale, muovendosi sul limite estremo del respiro umano, dove non c'è più musica né parola.


Come spiegato dallo stesso Charmatz, l'urgenza di questo lavoro è nata durante le prove di Liberté Cathédrale, a seguito della lettura delle drammatiche testimonianze delle vittime di abusi nella Chiesa. Da quella sbalordita impossibilità di parlare è emersa l'idea di un silenzio che non è semplice assenza di suono, ma uno spazio fortemente politico.

Si tratta di un’esperienza intima e radicale che riduce al minimo ogni elemento scenico per esplorare il silenzio non come assenza di musica, ma come spazio emotivo e fisico. In questo solo minimalista: «Ascolteremo una danza che tuona silenziosamente», afferma il coreografo, «Muette sarà guidato da ciò che non passa nemmeno attraverso le mie labbra, da ciò che non esce».


Il lavoro è un invito a seguire il movimento quasi invisibile di un grido che non riesce a esplodere del tutto, di un corpo che resiste e assorbe la violenza in silenzio, di una bolla di saliva che scoppia all’angolo delle labbra. Nell'immediata prossimità con il pubblico, il movimento nasce dall’ascolto del corpo e delle sue vibrazioni più profonde e segrete. Una creazione stupefacente, capace di svelare un paesaggio interiore di presenze invisibili ma condivise.


INFO e PRENOTAZIONI

Muette di Boris Charmatz 7 e 8 ottobre 2026, ore 20:00

anteprima La democrazia del corpo 26/27

prezzi: intero 18 € – ridotto under26 15 €

luogo: CanGo, Via Santa Maria 25, Firenze

telefono +39 055 2280525

whatsapp +39 331 2922600

e-mail biglietteriacango@gmail.com

sito web virgiliosieni.com


Nicoletta Curradi 

martedì 15 settembre 2026

Il potere del riso contro i dogmi del tempo: "Dio ride" di Giovanni Veronesi conquista Venezia

 


La risata può essere un atto sovversivo, una forma di salvezza o uno strumento per avvicinarsi all'assoluto? È questa la domanda centrale che attraversa "Dio ride", l'ultimo, ambizioso lungometraggio diretto da Giovanni Veronesi, scelto come prestigioso film di chiusura (fuori concorso) dell'83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, dove ha raccolto ben 12 minuti di calorosi
applausi in Sala Grande. 


Prodotto da Indiana Production, PiperFilm e Ogi Film in collaborazione con Netflix, la pellicola arriverà nelle sale italiane a partire dal 29 ottobre prossimo.



Ambientato nella suggestiva ed evocativa Toscana del Seicento, il film racconta le vicende di fra Leopoldo da Casamacchia (interpretato da un magistrale Pierfrancesco Favino). Figlio di giostrai e senza fisse dimore, fra Leopoldo inventa per sé radici mai esistite per darsi un'identità, ma a caratterizzarlo davvero è il suo modo unico di predicare: traduce la severità delle Scritture e la rigidità del Vangelo (allora rigorosamente in latino) nella lingua del popolo, usando l'ironia, la gioia e il sorriso. 


Mentre fra Leopoldo attira folle oceaniche nei villaggi, restituendo speranza agli ultimi dopo i drammi della peste, le parrocchie tradizionali iniziano a svuotarsi. Questo straordinario consenso popolare non passa inosservato a Roma: la Controriforma e la temibile Santa Inquisizione vedono nella sua gioiosa retorica una minaccia blasfema e sovversiva, stringendo il cerchio attorno al frate.


Un cast d'eccezione e una Toscana senza tempo

A sostenere la potente prova attoriale di Favino c'è un cast di primissimo livello del panorama cinematografico italiano:

Silvio Orlando, co-protagonista in uno scontro di anime profondo e commovente.

Carlo Cecchi, nei panni autoritari di Papa Innocenzo X.

Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi e Paolo Rossi. 

Oltre agli interpreti, la vera protagonista visiva è la Toscana. Le riprese – sostenute dal bando della Regione Toscana e supportate da Toscana Film Commission – hanno trasformato borghi storici come Volterra, Pomarance e Pistoia in un set pittorico a cielo aperto. Nota di merito anche per i costumi d'epoca curati da Carlo Poggioli, realizzati all'interno dei laboratori di Manifatture Digitali Cinema Prato. 



Per Giovanni Veronesi, Dio ride rappresenta un parziale ritorno al cinema storico a sfondo spirituale, a più di trent'anni da Per amore, solo per amore (1993). Il regista si definisce provocatoriamente un "toscano miscredente, quasi scomunicato", ma firma qui un'opera illuminista e profondamente politica, che guarda alla lezione di grandi maestri del cinema come Mario Monicelli e Luigi Comencini. 


Il concetto cardine, ispirato anche da alcune aperture di Papa Francesco sull'intrinseco valore dell'umorismo, è che il potere teme la risata. Ridere atterrisce il dogma perché libera il pensiero e restituisce all'essere umano lo scudo dell'immaginazione contro le oppressioni del mondo.


Dio ride non è semplicemente una ricostruzione storica in costume, ma una metafora lucida e quanto mai attuale sulla libertà d'espressione. Unisce la commedia al dramma per parlare di tolleranza, dimostrando che, a volte, per toccare il sacro non servono il timore e il giudizio, ma basta la leggerezza di un sorriso. 


“Ritengo che il film di Giovanni Veronesi, “Dio ride”, sia uno straordinario strumento di promozione di un territorio – afferma il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani -. “Oltre ai tanti significativi messaggi che trasmette, il film è un formidabile manifesto di valorizzazione della Toscana, portando l'attenzione del pubblico su angoli di territorio che vantano una tradizione antica, risalente ai tempi degli Etruschi, da Pomarance a Volterra fino alla provincia di Siena e Pistoia. E un film, “Dio ride” che parla della nostra regione, che siamo orgogliosi di aver sostenuto e presentato oggi alla stampa”





Fabrizio Del Bimbo 


martedì 18 agosto 2026

Il 19 agosto a Casciana Terme, il cantautore Michele Fenati omaggia i poeti della canzone italiana


 



Dopo il successo ottenuto la scorsa settimana, torna domani sera, mercoledì 19 agosto alle 21.15  in piazza Garibaldi a Casciana Terme, il cantautore ravennate Michele Fenati: che ormai da anni propone dal vivo uno spettacolo dedicato prevalentemente ai grandi cantautori della canzone italiana (integrando i live act con brani propri, tratti dai numerosi album registrati nell’arco di un trentennio).


 


Due ore intense, di grande coinvolgimento musicale, grazie alle doti canore di Fenati e all’affiatamento del quartetto con cui si propone al pubblico: Fenati, che suona la chitarra, sarà infatti accompagnato da un trio acustico composto da Fabrizio Taroni alla chitarra, Nicoletta Bassetti al violino e Matteo Mazzoni al violoncello.


Fabrizio Del Bimbo 

venerdì 14 agosto 2026

Palazzo Blu dedica una mostra ai fratelli Gioli e alla pittura a Pisa tra Otto e Novecento

 






Ultimi giorni per visitarla: fino al 6 settembre 2026 


Palazzo Blu di Pisa ospita nelle sue sale espositive la mostra “I fratelli Gioli e la pittura a Pisa fra Otto e Novecento”, per restituire la complessità di una stagione artistica particolarmente fertile. 


 Con questa esposizione, Palazzo Blu prosegue il proprio percorso di ricerca e valorizzazione della cultura figurativa tra XIX e XX secolo, già affrontato attraverso le precedenti mostre dedicate ai Macchiaioli, alla stagione artistica di Henri de Toulouse-Lautrec e all’atmosfera della Belle Époque.


Il progetto espositivo intende offrire un ampio sguardo sulla pittura pisana tra Ottocento e Novecento, ricostruendo il dialogo tra artisti di generazioni differenti e restituendo la vivacità di un contesto culturale profondamente legato ai principali centri artistici italiani dell’epoca.


Al centro del percorso emergono le figure di Francesco e Luigi Gioli, protagonisti di una stagione artistica che affonda le proprie radici nell’esperienza dei Macchiaioli e si sviluppa successivamente attraverso le diverse interpretazioni del naturalismo e della pittura di paesaggio. La loro vicenda artistica, tuttavia, non viene presentata in modo isolato, ma inserita all’interno di una rete più ampia di relazioni, influenze e confronti che coinvolge alcuni dei principali interpreti della scena figurativa del tempo.


Articolata in sei sezioni, la mostra intende costruire quindi un racconto corale in cui, accanto ai fratelli Gioli, trovano spazio personalità di grande rilievo come Adolfo Tommasi e Spartaco Carlini, insieme ad artisti quali Plinio Nomellini, Vittorio Matteo Corcos e Amedeo Lori, tutti protagonisti nel definire l’identità della pittura nel territorio pisano tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. In questo scenario, l’opera dei Gioli appare come un punto d’incontro tra la lezione macchiaiola e l’apertura verso una sensibilità più contemporanea nella rappresentazione del paesaggio e della realtà quotidiana.


Attraverso dipinti e disegni, la mostra vuole dunque restituire la complessità di una stagione artistica particolarmente fertile, evidenziando il ruolo di Pisa come luogo di confronto, sperimentazione ed elaborazione culturale. Un’attenzione speciale è dedicata proprio ai disegni, selezionati da Bianca Cerrina Feroni e presentati non soltanto come materiali preparatori ma come espressioni autonome di ricerca artistica. Provenienti dall’archivio della famiglia Gioli, ancora conservato dagli eredi, questi lavori vengono esposti al pubblico per la prima volta.


L’esposizione intende proporre una nuova lettura della cultura figurativa pisana, inserendola all’interno di un più ampio panorama storico e artistico nazionale e confermando Palazzo Blu come punto di riferimento per lo studio e la valorizzazione dell’arte tra Otto e Novecento.


La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Felici Editore.


Informazioni:


I fratelli Gioli e la pittura a Pisa fra Otto e Novecento

Pisa Palazzo Blu.

Fino al 06/09/202

Orario; 10 -19 tutti i giorni

https://palazzoblu.it/


Fabrizio Del Bimbo 

martedì 11 agosto 2026

Il cantautore Michele Fenati omaggia Dalla e Battisti domani a Casciana Terme




All’interno del tour estivo 2026, che lo sta portando in giro per tutta l’Italia, fa tappa in piazza Garibaldi a Casciana Terme domani sera, mercoledì 12vagosto alle 21.15, il cantautore ravennate Michele Fenati: che ormai da anni propone dal vivo uno spettacolo dedicato prevalentemente ai grandi cantautori della canzone italiana (integrando i live act con brani propri, tratti dai numerosi album registrati nell’arco di un trentennio).

 

Lo spettacolo si intitola “Lucio”, ed dedicato a Dalla e Battisti: due ore intense, di grande coinvolgimento musicale, grazie alle doti canore di Fenati e all’affiatamento del quartetto con cui si propone al pubblico: Fenati, che suona la chitarra, sarà infatti accompagnato da un trio acustico composto da Fabrizio Taroni alla chitarra, Nicoletta Bassetti al violino e Matteo Mazzoni al violoncello.


Fabrizio Del Bimbo 

giovedì 16 luglio 2026

Marino Marini No Heroes al Forte Belvedere

 



Marino Marini

No Heroes


A cura di Sergio Risaliti

Forte Belvedere, Firenze


Fino al 16 ottobre 2026


Il secondo atto del progetto Drama Four Acts: la mostra al Forte Belvedere si arricchisce con la mostra di Marino Marini "No Heroes"


Dal 16 luglio il progetto espositivo Drama: Four Acts si arricchisce di un nuovo capitolo con l'apertura al pubblico di No Heroes, la mostra dedicata a Marino Marini negli spazi del Forte Belvedere.


Promosso dal Comune di Firenze e realizzato dalla Fondazione Mus.e, con il coordinamento scientifico del Museo Novecento e con l’ideazione e la curatela di Sergio Risaliti, Drama: Four Acts ha inaugurato l'estate culturale di Belvedere Firenze attraverso un percorso che intreccia arte contemporanea, patrimonio storico e paesaggio. Il progetto si sviluppa nell'arco della stagione estiva come un dramma in quattro atti, mettendo in relazione artisti e linguaggi di epoche differenti.


"Con No Heroes il Forte Belvedere torna ad essere un luogo di ricerca, dialogo e sperimentazione, dove il patrimonio storico incontra i grandi protagonisti dell'arte moderna e contemporanea - ha detto Giovanni Bettarini, assessore alla cultura. - Il confronto tra l'opera di Marino Marini e quella di Paolo Canevari offre al pubblico un percorso di straordinaria intensità, capace di mettere in relazione epoche diverse attraverso temi universali come la fragilità dell'uomo, il conflitto, la memoria e la speranza. È questo il senso del progetto Drama: Four Acts: valorizzare uno dei luoghi simbolo della città attraverso una proposta culturale di alto livello, che invita cittadini e visitatori a vivere il Forte come uno spazio aperto al confronto, alla riflessione e alla scoperta. Ringrazio Sergio Risaliti, il Museo Novecento, la direzione cultura, la  Fondazione MUS.E e tutti coloro che hanno reso possibile un progetto che arricchisce ulteriormente l'offerta culturale dell'Estate Fiorentina" 


“L'accostamento con Paolo Canevari restituisce una lettura sorprendentemente attuale dell'opera di Marino Marini - afferma Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento. - Nell’allestimento prevale un disegno drammaturgico che esalta il contrasto e pure una inversione dei contenuti. I soggetti subiscono una torsione di senso, per cui la Bagnante diventa una donna in lutto, un donna ai piedi di un calvario, una figura prostrata davanti all’ineffabile e al dolore rinforzando il contrasto tra vitalità e pessimismo, tra ironia e nichilismo, tra energia creativa e forze distruttive, potere e innocenza. Se Canevari pone lo spettatore di fronte alle contraddizioni e alle violenze del presente attraverso materiali industriali trasformati in immagini perturbanti, Marini racconta la stessa fragilità dell'uomo attraverso la forza senza tempo della scultura e le figure archetipiche del Cavallo e cavaliere e quelle della Danzatrice o del Prigioniero. Il dialogo tra i due artisti supera così la distanza cronologica e mette in luce una continuità di interrogativi sul destino dell'essere umano, sul conflitto e sulla disumanizzazione, facendo della Fortezza di San Giorgio il luogo in cui passato e presente si incontrano”.


Dopo l'apertura, lo scorso 24 giugno, della mostra personale di Paolo Canevari, God Year, il secondo atto vede protagonista uno dei più grandi maestri della scultura del Novecento. Con No Heroes, una selezione di cinque sculture in bronzo di Marino Marini entra infatti in dialogo con le opere di Canevari, dando vita a un allestimento di forte intensità emotiva e concettuale.


Al primo piano della Palazzina, il confronto tra Marino Marini e Paolo Canevari affronta il tema della storia, esplorando l'essenza più profonda della condizione umana, dei conflitti e della crisi della civiltà umanistica. Le opere di Marino Marini, caratterizzate da una straordinaria forza espressiva e da una costante ricerca identitaria legata alla figura umana e ai suoi archetipi, si confrontano con il linguaggio contemporaneo di Paolo Canevari, che utilizza materiali industriali e di recupero per evocare tensioni storiche, sociali e politiche.


Fulcro della ricerca di Marino Marini è il celebre tema del cavallo e del cavaliere, affrontato dall'artista come metafora della condizione umana e del rapporto tra individuo, natura e storia. Se nelle opere degli anni Trenta le figure conservano un equilibrio monumentale e una misura classica, l'esperienza della Seconda guerra mondiale, quella dello sterminio e delle apocalissi nucleari, trasforma profondamente questo linguaggio. I corpi si irrigidiscono, le forme diventano spigolose, il cavallo si impenna fino a disarcionare il cavaliere come nella serie dei Miracoli. La perdita di equilibrio diventa così immagine della crisi dell'uomo moderno, travolto da una violenza che non riesce più a governare. Cavallo e cavaliere assolvono in fondo a una critica della nuova società tecnologica e industriale, oppressiva, disumanizzante, responsabile di conflitti sociali e distruzioni fratricide. Sentimenti e sensazioni del tragico della storia che Marino trasferisce nelle sue ultime e drammatiche sculture, quali i Gridi e i Miracoli, con le figure frante, distorte, urlanti e accasciate. Così scriveva l’artista a proposito dell’energia nucleare: “Gli uomini hanno scoperto qualcosa che è più grande di loro, qualcosa che non riescono più a dominare, che diventa pericoloso per l’umanità [...], l’artista avverte tutto ciò come e cento volte più degli altri […] quindi diventa tragico, assolutamente tragico. Ecco perché le mie sculture sono forme selezionate, architetture di un’enorme tragedia [...]. I cavalieri e il cavallo, nelle mie ultime opere, sono diventati strani fossili, simboli di un mondo scomparso, o piuttosto, di un mondo che io credo sia destinato a scomparire per sempre”. Esempio altissimo nella sua scarna modellazione è la figura del Prigioniero, in cui si ravvede l’umanità inerme, sconfitta, vittima sacrificale della storia e del male provocato dal progresso e dalle letali ambizioni del potere umano. 


In mostra sarà presentata anche una Bagnante, che nella sua postura accovacciata ricorda il celebre Adolescente di Michelangelo. Nella figura di Marino Marini, pare adesso prevalere un sentimento di introversa malinconia, di sconforto e avvilimento. Ultime delle cinque sculture più rappresentative del mondo di Marino Marini è la Danzatrice, collocata in una sala caratterizzata dalle sculture in copertone di Canevari.  Come il Funambolo,  anche la danzatrice è figura del circo, luogo di giochi acrobatici, coreografie mirabolanti, messe in scena sarcastiche, che tanto affascinarono Marino.  Se nella parabola artistica di Marino si assiste alla dissoluzione del mito dell’eroe, simbolo di un’umanità trionfante, virile, ma disillusa, dopo guerre fratricide e possibili apocalissi tecnologiche, ecco che le figure del saltimbanco e della danzatrice si impongono al tempo della disumanizzazione moderna come alternativa vitale e speranzosa. Sono figure di un'età primigenia dell’umanità in cui fantasia e creatività. gioco e ironia dominavano la scena dell’arte e del sacro, figure a cui l’artista si ricollega per contrastare ed esorcizzare il male che corrode ogni passato e futuro umanesimo. Così si esprimeva Marino a proposito della sua fascinazione per il circo e le sue figure: “Ho vissuto dietro il teatro, perché dietro di esso vi è, per la fantasia, un mondo formidabile: la forma si mescola con i colori, si mescola con il personaggio che si falsa; il falso diventa vero, il vero diventa falso; lì il mondo della fantasia si apre. È un mondo di giocolieri, dove non c’è più né maschio né femmina: colori e forme che cambiano, diventano piatte, diventano piene; tutto il mondo vissuto e immaginato sta dietro un fondale di teatro. Da questo mondo ho avuto una grande impressione ed è stata di una grande importanza per un certo periodo, quello dei giocolieri, delle danzatrici, posteriore al 1950”.  


Con la mostra No Heroes, Drama: Four Acts prosegue così il suo racconto, costruendo un percorso in cui il patrimonio storico del Forte Belvedere diventa teatro di un confronto serrato tra linguaggi artistici, memoria e presente. Il progetto culminerà a settembre con il terzo intervento espositivo, Oscuro Abbagliante, installazione site-specific dell'artista norvegese Per Barclay.


Fabrizio Del Bimbo 

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