sabato 5 marzo 2011

Quiete, invenzione e inquietudine, il Seicento fiorentino intorno a Giovanni da San Giovanni




San Giovanni Valdarno (Ar), Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie,
5 marzo – 12 giugno 2011

Il Comune di San Giovanni Valdarno e il Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie presentano, nell’ambito delle iniziative per il SEICENTO IN VALDARNO, a cura del Sistema Museale, la mostra “Quiete, Invenzione e Inquietudine. Il Seicento fiorentino intorno a Giovanni da San Giovanni”. La mostra - realizzata con il sostegno della Regione Toscana, la Provincia di Arezzo e il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali - ideata da Michela Martini, è a cura di Mara Visonà e Silvia Benassai con il contributo di Lorenzo Pesci; fa parte del comitato scientifico Mina Gregori. L’esposizione si sviluppa attorno alla figura di Giovanni Mannozzi detto Giovanni da San Giovanni, uno dei più originali pittori della prima metà del Seicento fiorentino, presentato con il maestro, Matteo Rosselli, e il suo allievo e collaboratore Baldassarre Franceschini detto il Volterrano. Accanto alla linea stilistica rappresentata da Rosselli, Giovanni da San Giovanni e dal Volterrano, sono esposti significativi esempi della corrente furiniana, che influenzò Giovanni da San Giovanni, con opere di Vincenzo Mannozzi e Felice Ficherelli. Le opere in mostra appartengono al Museo della Basilica e a importanti musei e collezioni fiorentine. L’esposizione odierna è da considerarsi una tappa verso la realizzazione di una mostra monografica che la città di San Giovanni intende dedicare al geniale artista, cui dette i natali due secoli dopo Masaccio. Per valorizzare un patrimonio artistico culturale poco noto al pubblico, nell’ambito della mostra odierna, sarà realizzata una sezione dal titolo “La magnifica rappresentanza e la preziosa quiete. Tessuti e ricami per interni” dedicata alla presentazione, di un piccolo ma prezioso nucleo di tessuti d’arredo, provenienti dal Museo del Tessuto di Prato, databili fra la fine del Cinquecento e la prima metà del Seicento, principalmente afferenti alla Guardaroba Medicea.

La mostra odierna segue le ultime due dedicate al Rinascimento (Tra terra e tempera. Pittura e scultura attraverso i Maestri del Rinascimento del 2009 e Rinascimento in Valdarno del 2007) e come queste ha l’obiettivo di valorizzare la collezione del Museo, puntando l’attenzione, questa volta, sulle opere del Seicento, meno numerose rispetto a quelle del periodo rinascimentale, ma altrettanto significative dal punto di vista storico-artistico. Oltre a quelle di Giovanni da San Giovanni, fanno parte della collezione del Museo della Basilica, opere di Gregorio Pagani.
Completa la mostra un percorso cittadino sul Seicento con opere di Jacopo Ciacci, Annibale Niccolai, Vincenzo Ferrati, Giulio Parigi, Antonio Puglieschi, allievo di Pier Dandini, Giovanni Camillo Sagrestani e Felice Ficherelli detto il Riposo. Il percorso fa parte dell’ITINERARIO DEL SEICENTO IN VALDARNO che comprende oltre cento opere, conservate nelle chiese e nei musei del territorio, tra cui quelle di Lodovico Cardi detto Il Cigoli, Francesco Curradi, Giovanni Martinelli, Gregorio Pagani, Simone Pignoni e Matteo Rosselli.
L’itinerario e la mostra fanno parte delle iniziative previste per il SEICENTO IN VALDARNO, volte a far conoscere grandi artisti e personalità di questo periodo storico, che qui ebbero i natali: Giovanni Mannozzi per San Giovanni Valdarno, Giovanni Martinelli per Montevarchi e Concino Concini per Terranuova Bracciolini. Fanno parte del programma anche altre due mostre: Giovanni Martinelli pittore di Montevarchi, maestro del Seicento fiorentino a Montevarchi e I Concini tra mecenatismo e avventura a Terranuova Bracciolini. Sempre nell’ambito della manifestazione, oltre ai cataloghi che accompagnano le esposizioni, sono previste la pubblicazione di una guida sull’Itinerario a cura di Liletta Fornasari (Edifir editore) e la prima monografia su Giovanni Martinelli a cura di Luca Canonici (Aska edizioni).

I diversi periodi dell’attività del Mannozzi e la sua evoluzione stilistica sono rappresentati in mostra da alcune opere come la stupenda Decollazione del Battista, dipinta nel 1620 per la Chiesa di San Lorenzo di San Giovanni Valdarno, uno dei quadri simbolo delle novità elaborate dall’artista all’aprirsi del secondo decennio del secolo, riflesso di un naturalismo caravaggesco mediato dalla tradizione fiorentina del disegno. L’opera è presentata insieme allo scenografico affresco staccato l’Aurora con Titone, eseguito per Palazzo Pucci a Firenze, significativo esempio di singolare invenzione e interpretazione moderna e spigliata del mito classico, in continuità stilistica con i coevi affreschi del Salone degli Argenti di Palazzo Pitti. L’affresco, oggi conservato presso il Museo Stefano Bardini, è presentato per la prima volta dopo il restauro. In mostra era previsto anche l’altro episodio sopravvissuto della decorazione di Palazzo Pucci, La Notte, ma le cattive condizioni di conservazione non ne hanno permessa l’esposizione. Sempre dal Museo Bardini proviene l’affresco frammentario con una misteriosa Scena di banchetto, forse da identificare con il celebre episodio del Convito di Antonio e Cleopatra. Questo piccolo affresco, rovinato dall’alluvione del 1966, ignorato dal Baldinucci e quasi dimenticato dalla critica, potrebbe essere collocato, su base stilistica, alla fine degli anni venti. Sempre di Giovanni da San Giovanni Lo Sposalizio della Vergine, una delle due lunette affrescate per la Basilica di San Giovanni, nel 1621, in prossimità della partenza per Roma. Si tratta della prima versione, che fu scalpellinata dal pittore, come racconta il Baldinucci: “a cagione dell’essergli stato negato lo stare al naturale per la testa della Vergine, per eccesso di modestia, da una fanciulla di vago e maestoso aspetto”. Il Mannozzi non soddisfatto del risultato, scalpellò la prima redazione dell’affresco riemersa soltanto al momento dello stacco della lunetta nel 1953. Paradossalmente l’unica a essersi salvata contro la volontà del pittore. L’altra versione e la seconda lunetta con l'Annunciazione sono praticamente illeggibili per il pessimo stato di conservazione, dovuto alla lunga esposizione all’aperto.
Di Matteo Rosselli, di cui si evidenzia non solo il ruolo fondamentale nella formazione di alcuni tra i più interessanti talenti attivi nella prima metà del secolo, ma anche il notevole livello qualitativo caratteristico della sua pittura, è esposta la Santa Dorotea di Cappadocia, proveniente da raccolta privata fiorentina, raffinato esempio di pittura sacra di destinazione privata che il Rosselli licenziò all’aprirsi degli anni trenta del secolo. II Volterrano, invece, è rappresentato dall’affresco Il sacrificio di Isacco e da alcuni dipinti ‘da stanza’ di provenienza medicea: lo Zefiro già nella collezione del principe Don Lorenzo alla Petraia, e due opere già di proprietà del Gran Principe Ferdinando di Cosimo III, l’inquieta allegoria dell’Amore venale e il quieto, neocorreggesco Amore dormente, significativi esempi, questi ultimi, della prima maturità del pittore, il cui stile è ancora strettamente imparentato a quello del Mannozzi, cui rimandano anche l’utilizzo delle particolari tecniche esecutive.
Di particolare interesse, sia qualitativo che iconografico, è infine anche il Giaele e Sisara di Felice Ficherelli: la tela, appartenuta al cardinal Carlo de’Medici, che la dovette acquistare dalla collezione della famiglia Bardi, principale committente del pittore di San Gimignano, rappresenta la vena più sotterraneamente, torbida e inquieta, del Seicento fiorentino, cui appartiene anche la misteriosa Figura allegorica di Vincenzo Mannozzi, artista caro a Don Lorenzo de’Medici, e fedele seguace del Furini.

Info:

Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie
Piazza Masaccio 8, San Giovanni Valdarno (Ar)
5 marzo - 12 giugno 2011
5 marzo 2011, ore 17.00
Orari: da mercoledì a domenica, ore 10.00/13.00 – 14.30/18.30
lunedì e martedì chiuso
Biglietti: intero € 5.00 ridotto € 3,50 scuole 1,00

Servizio informazioni e prenotazioni e visite guidate:
Proloco, tel. 055-943748, orario 9.30/12.30 - 15.
Web site: www.museidelvaldarno.it
Catalogo: Edizioni Centro Di

Fabrizio Del Bimbo

Una nuova mostra di Filippo Maria Topi alla Galleria Benvenuti



















3 EXHIBITIONS FOR FLORENCE

Che significa 3 mostre personali in contemporanea dell'artista Filippo Maria Topi.

L'iniziativa, patrocinata dalla Galleria Benvenuti di Firenze e presentata da Jacopo Antolini, sarà inaugurata proprio nella sede della galleria in via Maggio 11 r, il giorno Sabato 12 Marzo 2011 dalle ore 17.30 con la presenza dell'artista e cocktail.



La mostra proseguirà da Lunedi 14 Marzo 2011 allo Zoe Firenze in via Dei Renai 13 r, e dal giorno Martedi 15 Marzo 2011 al Dolce Vita Wine Bar Art Gallery in piazza del Carmine a Firenze



Gli architetti sono per professione portati ad incarnare il precetto loosiano del muratore che parla latino.

Avvezzi a dibattersi nel dilemma aristotelico di potenza e atto, come funamboli percorrono l’esile fune

dell’ingegno che collega l’intimità di un’idea alla pubblicità della sua realizzazione. Agli occhi dell’architetto

la realtà si fa astrazione, spazio non condizionale nel quale interno ed esterno si sommano, luogo fisico in

cui linee e prospettive si confondono e la somma delle parti diviene entità psichica tangibile. Prima di

volgere lo sguardo alle opere, sarà dunque utile ricordare che Filippo Maria Topi è un architetto.


“ Jacopo Antolini ”


Ingresso libero

Inaugurazione: 12 marzo 2011 dalle ore 17.30

Curatore: Jacopo Antolini

Dal 12 al 31 marzo 2011

Arte contemporanea

Info 0552396805 - 3478473088

Nicoletta Curradi

venerdì 4 marzo 2011

My Accademia, una nuova libreria a Firenze














Sabato 5 marzo 2011 riaprirà al pubblico, con il nome My Accademia, la storica libreria LEF presente fin dagli anni Quaranta del secolo scorso in via Ricasoli, la via che unisce piazza Duomo a piazza San Marco a Firenze, di fronte alla Galleria dell’Accademia.
La libreria LEF prende il nome dall’omonima Libreria Editrice Fiorentina, casa editrice attiva dal 1902, di cui faceva parte. Nata da un’idea di Gian Paolo Meucci, padre del diritto minorile italiano, e dei proprietari fratelli Zani, è stata dagli anni ’60 un luogo nevralgico di rinnovamento politico e culturale del mondo del cattolicesimo democratico, frequentato da Giorgio La Pira, Mario Gozzini e don Milani. Negli ultimi anni, la libreria ha vissuto dei momenti molto difficili che ne hanno decretato, nonostante i numerosi appelli da parte dell’intellighenzia fiorentina, l’infelice chiusura.
Nel pieno rispetto dell’importante testimonianza culturale e civile rappresentata dalla libreria LEF, la società Opera Laboratori Fiorentini Spa ne ha rilevato la gestione impedendo così che un’esperienza non solo culturale, ma anche politica e civile, preziosa per la città di Firenze, si spegnesse definitivamente.
Ridisegnati gli spazi e rinnovati i locali, My Accademia riprende la tradizione storica della libreria d’arte LEF, che si ripropone come punto di riferimento imprescindibile in particolare per coloro che operano nel campo dell’arte, dell’architettura, dell’urbanistica e del design. ”Mi congratulo vivamente per l'iniziativa di grande livello qual è l'apertura della libreria "My Accademia", che fin dal nome si presenta come un luogo d'eccellenza in collegamento con le prospicienti Accademia di Belle Arti e Galleria dell'Accademia. Il ritorno di una libreria dedicata all'arte e alla cultura in quella storica ubicazione integra e potenzia l'offerta museale, e al tempo stesso contribuisce a ridare a via Ricasoli il "tono" che merita, attirando frequentatori di qualità, studenti, esperti, appassionati d'arte” ha dichiarato Cristina Acidini, Soprintendente per il Polo Museale della Città di Firenze.
Oltre 10.000 titoli sugli scaffali, che saranno implementati fino a 30.000, si porgono agli acquirenti non di costola, come comunemente accade, ma con la cover, invitando il lettore alla consultazione e facilitandolo al riconoscimento degli argomenti attraverso le immagini di copertina.
Fra le sezioni di volumi presenti oltre all’arte e all’architettura contemporanee, il design e la grafica, la fotografia, l’arte moderna, un settore interamente dedicato ai bambini, un altro alla Toscana e a Firenze e uno ai musei fiorentini; un particolare omaggio a Michelangelo, il cui David è ospitato presso la Galleria dell’Accademia, e alla scultura rinascimentale.
Inoltre, e non poteva essere altrimenti, vi si troveranno le storiche e ancora attuali pubblicazioni di Giorgio La Pira (Principi), e di don Lorenzo Milani (Lettere a una professoressa), date alle stampe per la prima volta dalla stessa Lef.

Volendo ricreare nel nuovo ambiente un clima che favorisca il desiderio d’incontro e dialogo culturale tra i fiorentini, ma non solo, e la città, è stata realizzata una caffetteria e un ampio spazio dedicato alla presentazione di eventi e pubblicazioni. Tutto intorno nel quartiere infatti parla di cultura: la Galleria dell’Accademia con il Museo di San Marco e il Museo dell’Opificio delle Pietre Dure, l’Accademia delle Belle Arti, il Conservatorio Cherubini, la vicina università di Lettere e Filosofia, e questo può diventare un piacevole luogo di ritrovo tra coloro che amano e coloro che lavorano nei settori dediti alla cultura. Per favorire ciò i clienti potranno, se desiderano, usufruire del collegamento wi-fi.

Per favorire anche la curiosità e l’ingresso in libreria del pubblico straniero, che transita numeroso nella strada d’affaccio proprio per la presenza della Galleria dell’Accademia, abbiamo voluto creare un servizio che vada incontro anche alle loro necessità con l’apertura di una biglietteria che gli permetta di acquistare i biglietti in prevendita per tutti i musei statali fiorentini e di evitare inutili perdite di tempo in estenuanti code d’ingresso. Proprio al fine di attirare anche la loro attenzione il 50% della denominazione della libreria è l’aggettivo possessivo inglese My, che si vuole qui suggerire con l’accezione di personalizzazione del luogo, che precede il termine Accademia, che da secoli distingue i luoghi di cultura, arte e scambio intellettuale.
L’acquisto dei volumi sarà possibile anche on line entro breve tempo all’indirizzo www.myaccademia.com.
La libreria osserverà l’orario 8.00 – 19.00 con riposo settimanale il lunedì.
via Ricasoli n. 105 rosso, Firenze

Nicoletta Curradi

giovedì 3 marzo 2011

Tutelare i patrimoni artistici e culturali, un convegno internazionale a Firenze


Da domani al 6 marzo all’auditorium al duomo si terrà la conferenza della commissione Icomos, l’organo Unesco per la salvaguardia dei monumenti storici
Conservare il patrimonio artistico e culturale delle città, attraverso la promozione di un turismo responsabile, fatto di valori e non solo di servizi e consumi. Questo l’obiettivo del prossimo convegno nazionale Icomos, l’organo organizzativo dell’Unesco che si occupa della salvaguardia dei monumenti storici e dei siti mondiali, dal titolo: “Cambiamento di paradigma nella tutela del patrimonio? Tolleranza e limiti del cambiamento”. L’evento si aprirà domani alle 17 negli spazi dell’auditorium Al Duomo in via de’ Cerretani 54/r, e a parteciparvi saranno circa 60 rappresentanti di 24 paesi di tutto il mondo. I lavori ruoteranno attorno al tema della tutela del patrimonio artistico-culturale mondiale, minacciato dal fenomeno del turismo di massa, che privilegia i consumi piuttosto che favorire la conoscenza interculturale. Icomos, come si legge nel manifesto, intende lanciare un messaggio forte alle generazioni, affinchè diano il loro contributo per trasformare il turismo di massa in una concreta opportunità per il dialogo interculturale. Solo così i luoghi, in particolare i siti del patrimonio mondiale, diventeranno workshop per la conoscenza. Icomos si riunisce ad anni alterni e quest’anno la sua presenza a Firenze assume un valore simbolico per l’alto livello artistico della nostra città. Non solo, la presenza di questo importante appuntamento nel capoluogo toscano, assume maggiore importanza, in considerazione della recente scomparsa del presidente Andrzej Tomaszewski, al quale la Fondazione Del Bianco ha deciso di dedicare una sala dell’ auditorium. Le proposte che emergeranno dalla conferenza della commissione Icomos – che terminerà domenica 6 marzo – saranno presentate al forum internazionale delle culture, che si terrà a Napoli nel 2013.

Fabrizio Del Bimbo

Alla Galleria degli Uffizi preziosi disegni italiani dal British Museum in mostra

















Fra Angelico to Leonardo. Italian Renaissance Drawings, la mostra aperta al British Museum nella primavera dell’anno passato e organizzata congiuntamente dal museo londinese e dalla Soprintendenza Speciale di Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, riscosse un successo di pubblico ancora superiore alle pur ampie aspettative che ne avevano accompagnato gli accurati preparativi.
Riprova indubitabile di una costante predilezione accordata al disegno italiano del Quattrocento, l’esposizione sottolineava con un’enfasi particolare il disegno fiorentino, da sempre ammirato, studiato e ricercato nel mondo anglosassone.
A distanza di sette mesi dalla sua chiusura, la medesima selezione di cento disegni, equamente scelti tra quelli proprietà del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi e quelli del British Museum - le due più vaste collezioni al mondo di disegni italiani del Quattrocento (Cristina Acidini) - viene riproposta alla Galleria degli Uffizi e al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi. L’iniziativa - come afferma Cristina Acidini - è un sogno che diventa realtà per tutti gli appassionati del Rinascimento italiano.
La mostra, promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con la Soprintendenza
Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi e Firenze Musei, insieme all’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, include autentici capolavori che prendono avvio dalla fine del Trecento, con fogli ancora improntati a caratteri tardogotici, e superano gli esordi del Cinquecento, approdando a esiti che Vasari avrebbe definito propri della maniera moderna.
Decenni essenziali per l’affermazione del disegno come espressione artistica dotata di una propria autonomia e che di volta in volta è anche esercizio quotidiano, elaborazione di uno stile, riflessione progettuale, studio dell’antico, della figura umana o della natura, esplorazione e misurazione dello spazio.
Gli autori, di prima grandezza, rappresentano in termini numericamente prevalenti la scuola centro-italiana, annoverando, tra gli altri, Lorenzo Monaco, Beato Angelico, Filippo e Filippino Lippi, i Pollaiolo, Verrocchio, Botticelli, Perugino, Ghirlandaio, per arrivare infine a Leonardo, Raffaello e Michelangelo; ma importanti approfondimenti non mancano anche per gli ambiti del nord Italia con Pisanello, Mantegna, Jacopo e Gentile Bellini, Carpaccio, Cosmè Tura, Ercole de’ Roberti, Amico Aspertini e, finalmente, Tiziano.
La rassegna fiorentina non si limita tuttavia a riproporre quell’originaria selezione di opere esposta al British Museum, per quanto ampia e significativa, ma si arricchisce ulteriormente con integrazioni di disegni, incisioni, oreficerie, dando luogo a un percorso che si snoda all’interno del complesso monumentale degli Uffizi e che coinvolge sia la Galleria, sia il Gabinetto Disegni e Stampe. Nello spazio espositivo di quest’ultimo e nella contigua Sala del Camino sarà possibile ammirare oltre quaranta opere, ugualmente rilevanti rispetto a quelle presenti nella mostra londinese, ma in alcuni casi destinate a rimanere consultabili solo in loco per la particolare cautela che richiedono le tecniche e i supporti.
Dunque, capolavori normalmente visibili solo a Firenze, come la Giuditta di Mantegna o il Cartonetto per il monumento equestre a Giovanni Acuto di Paolo Uccello o anche le due piccole prove un tempo attribuite, forse dallo stesso Giorgio Vasari, a Cimabue, oggi sappiamo senza fondamento. La loro selezione per la mostra segna simbolicamente l’apertura verso un nuovo modo di disegnare, oltre che di dipingere, di cui si sarebbe reso protagonista lo stesso Cimabue, preludendo alle ben più ampie conquiste formali raggiunte nel Quattrocento.
In Galleria, infine, una ventina di dipinti, dovuti agli artisti documentati tramite esempi della loro produzione grafica, saranno dotati di nuovi apparati didattici destinati a rinviare, in un gioco di reciproche rispondenze visive, agli studi preparatori visibili alle Reali Poste.
A rimarcare la differenza tra l’esposizione londinese e quella fiorentina sarà anche la presenza di due cataloghi di mostra, il primo dei quali corrispondente alla versione italiana della precedente pubblicazione inglese; il secondo concepito per agevolare la visita al Gabinetto Disegni e Stampe e per far convergere l’attenzione su problemi di collezionismo, gusto e recezione critica del disegno italiano e delle stampe fiorentine del Quattocento, da Vasari a Berenson.



Fabrizio Del Bimbo

Un'occasione per i toscani che amano l'Alto Adige: la mostra Oetzi20


20 anni, ma non li dimostra: tanto tempo è già passato dal ritrovamento dell’Uomo venuto dal ghiaccio e, fino al 15 gennaio 2012, il Museo Archeologico dell’Alto Adige a Bolzano dedica alla sua celebre mummia l’esposizione temporanea “Ötzi20”. Tra scienza, costume, cronaca e arte, quattro piani di allestimento presentano l’impatto di Ötzi sui contemporane, con una nuova ricostruzione di com’era da vivo.
Si tratta dei primi vent’anni della sua seconda vita di mummia, una tra le più importanti e note al mondo. Era il 19 settembre 1991 quando in un ghiacciaio della Alpi della Ötztal alcuni escursionisti recuperarono un corpo umano ben conservato risalente a 5300 anni fa, ribattezzato affettuosamente dai media “Ötzi”.
In un contesto interattivo, ideato per dialogare con il visitatore accompagnandolo attraverso gli oggetti esposti e le installazioni, Ötzi20 illustra il passato ma soprattutto il presente della mummia dell’Età del rame ormai divenuta parte del nostro immaginario. Dalle più recenti scoperte scientifiche all’Ötzi oggetto di approcci esoterici, a quello protagonista di operazioni di marketing o di fantasiosi reportage giornalistici, la mostra fissa un’ “istantanea dinamica” in equilibrio tra antichità archeologica e fenomeno sociale, dove trova spazio il costante mutamento delle conoscenze su Ötzi e delle rappresentazioni che ne abbiamo.
L’esposizione temporanea occupa tutti e quattro i piani del Museo Archeologico dell’Alto Adige, per un totale di 1.200 m2, all’insegna rispettivamente dei temi life, reality, science e fiction, ovvero Ötzi come è stato incontrato e vissuto nei primi giorni dopo la sua scoperta, com’era e com’è nella realtà, nei resoconti e nelle pratiche dei ricercatori così come nelle domande (aperte) poste dalla scienza ed infine nella rappresentazione massmediatica e popolare. Esposti dal 1998 al Museo Archeologico dell’Alto Adige a Bolzano, in tredici anni la celebre mummia con il suo straordinario corredo di vestiario ed attrezzatura sono stati visitati da oltre 3 milioni di persone provenienti da tutto il mondo. Benché morto, Ötzi ha influenzato vite suscitando reazioni ed emozioni che la mostra intende indagare.
La star dell’esposizione è la nuova ricostruzione a grandezza naturale dell’Uomo venuto dal ghiaccio, basata su un modello anatomico tridimensionale del cranio, su dati tomografici e sui più recenti metodi ricostruttivi della medicina forense. L’opera è stata realizzata dai due artisti olandesi Alfons e Adrie Kennis, già noti per avere dato un volto all’Uomo di Neandertal. Questa ricostruzione sostituisce quella, vetusta, già esposta al museo.
Grazie al lavoro dei fratelli Kennis, l’aspetto e il corpo dell’Uomo venuto dal ghiaccio assumono una forma quanto più verosimile e realistica: Ötzi appare come un uomo di statura media, snello ma nerboruto, con i lineamenti affilati, la barba incolta e la pelle bruciata dal sole. La fotografa tedesca Heike Engel (agenzia 21Lux) ha seguito per sei mesi Kennis & Kennis documentando in esclusiva per il Museo Archeologico dell’Alto Adige l’intero processo di ricostruzione dell’Uomo venuto dal ghiaccio. La serie di fotografie così realizzata illustra in modo tangibile il capolavoro artigianale dei due gemelli olandesi, suscitando nello spettatore l’impressione di trovarsi immersi nel loro atelier.
La mostra Ötzi20 del Museo Archeologico dell’Alto Adige si confronta anche con le interpretazioni artistiche della celebre mummia. Un’istallazione dell’artista britannica Marilène Oliver accoglie i visitatori all’ingresso del museo: è “Iceman Frozen Scanned and Plotted”. L’opera è composta da numerose lastre di acrilico riunite in un unico blocco: le loro perforazioni riproducono i profili dell’Uomo venuto dal ghiaccio ottenuti da scannerizzazioni tomografiche, permettendo alla Oliver di giocare con il concetto di “multistraticità”.
Ötzi20 espone inoltre i “Tableau vivant” della fotografa altoatesina Brigitte Niedermair, una rassegna di scatti di grande formato delle ricostruzioni della mummia presenti in diversi musei europei, immortalate nei contesti e negli ambienti più diversi.
Infine, in concomitanza con la mostra, il Museo d’arte moderna e contemporanea di Bolzano Museion ospita una rivisitazione del progetto “La fuga di Ötzi”, che l’artista tedesco Hans Winkler realizzò nel 2008. Riproducendo le orme della mummia su piastre d’asfalto nei pressi di Museion, Winkler inscena un “giallo archeologico” incentrato su una misteriosa fuga di Ötzi dal museo che lo ospita.
Ötzi20 per tutto il 2011 e fino alla chiusura nel gennaio 2012 prevede eventi e proposte varie, come workshops tematici, visite guidate con i protagonisti - curatori, progettisti, ricercatori, tecnici, - proposte specifiche per bambini e over 60, incontri con gli artisti e, naturalmente, una grande festa di compleanno per Ötzi domenica 18 settembre 2011, che si prolungherà oltre la mezzanotte per celebrare, il 19, il ventennale della sua scoperta.
Media partner ufficiale è il National Geographic Germania.
La mostra temporanea Ötzi20, aperta al pubblico fino al 15 gennaio 2012 presso il Museo Archeologico dell’Alto Adige in via Museo 43 a Bolzano, è sostenuta finanziariamente dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano.
Informazioni: http://oetzi20.it.

Fabrizio Del Bimbo

mercoledì 2 marzo 2011

I 125 anni della Menarini


Il gruppo Menarini compie 125 anni. La Ricerca Menarini inizia nel 1978 e la porta, a partire dagli anni ‘90, alla registrazione di nuovi farmaci per patologie cardiovascolari, nella terapia antinfettiva e nella terapia del dolore. Alla ricerca del gruppo italiano sarà dedicato l’evento che si svolgerà domani a Firenze, dal titolo “La ricerca Menarini: il valore di oggi, le sfide di domani”. L’incontro si è svolto nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio ed hanno partecipato il sindaco di Firenze Matteo Renzi e autorevoli nomi del mondo della medicina e della ricerca per parlare degli sviluppi sul meccanismo d’azione dell’ossido nitrico, dello Studio Mimosa, relativo alla prevenzione della possibile recidiva del carcinoma ovarico, e delle nuove frontiere della Ricerca Menarini.
Numerosi gli ospiti illustri: da Louis J. Ignarro, Premio Nobel per la Medicina e Fisiologia, a Jonathan S. Berek, della Stanford University; a Sergio Dompè, Presidente di Farmindustria; a Domenico Regoli, dell’Universita’ degli Studi di Ferrara. I relatori del Gruppo Menarini sono stati Carlo Alberto Maggi, Direttore Ricerca e Sviluppo; Angela Capriati, Direttore Ricerca Clinica; Andrew Slade, Presidente Menarini Biotech. Modereranno Enrico Garaci, Presidente Istituto Superiore di Sanità, e Gianfranco Gensini, Preside della Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Firenze.

Fabrizio Del BImbo

TuttaToscana

Dove, come, quando e perchè?
Mostre, eventi, folklore, avvenimenti, cultura, teatro...