martedì 6 aprile 2021

Italiani in Albania 1939-1945, un volume di Niccolò Lucarelli

 


Delta Editrice ha pubblicato ad aprile 2021 nella collana War Set il nuovo volume di Niccolò Lucarelli, Italiani in Albania. 1939-1945, dedicato alle vicende italiane nel Paese delle aquile durante la Seconda Guerra Mondiale

L’occupazione dell’Albania fu la ripicca di Mussolini all’annessione dell’Austria e dei Sudeti da parte della Germania.

Dalla facile occupazione del 1939, passando per l’ingloriosa campagna di Grecia dell’anno successivo, la politica di fascistizzazione del Paese e la resistenza antitedesca del 1943-45, il volume ripercorre un’altra pagina controversa del colonialismo mussoliniano. Le basi albanesi erano propedeutiche alla successiva campagna di Grecia, che, iniziata con spavalderia, rivelò ben presto un volto assai diverso: fame, freddo, fango, pioggia, equipaggiamento e armamenti inadeguati, assieme all’incompetenza dei comandi, trasformarono l’impresa in una sconfitta, con l’arretramento fino alle basi dell’Albania centrale.

Soltanto l’intervento della Wehrmacht, nell’aprile del 1941, permise all’Italia di riprendere l’iniziativa. Attraverso lo studio di documenti militari e civili italiani e albanesi, lo storico Niccolò Lucarelli ricostruisce il quadro bellico, ma anche la fascistizzazione del Paese e, soprattutto, l’importante contributo che il Regio Esercito portò alla causa nazionale albanese, dopo l’8 settembre 1943, quando migliaia di soldati italiani si unirono alla resistenza comunista.

Una pagina ancora poco nota della storia militare italiana (ricostruita anche con documenti e testimonianze albanesi poco noti all’estero), che, pur fra mille difficoltà logistiche e morali, riscattò l’occupazione di quattro anni prima. Un ricco apparato iconografico, in gran parte inedito per l’Italia, accompagna questa lunga narrazione di una pagina di storia che vide, nella sua ultima parte e pur in difficilissime condizioni logistiche e morali, il riscatto morale dei militari italiani.

Fabrizio Del Bimbo

giovedì 11 marzo 2021

Nasce la Fondazione Catarsini 1899


La Cultura esulta. Nasce oggi un nuovo punto di riferimento per le discipline artistiche italiane: è la “Fondazione Alfredo Catarsini 1899” intitolata al Maestro versiliese nel variegato ruolo di pittore, scrittore, critico e animatore di proposte culturali.

La nuova fondazione è stata presentata ai media l'11 marzo 2021 a Firenze nella sala del Consiglio regionale della Toscana. Sono intervenuti: il Presidente del Consiglio regionale della Toscana Antonio Mazzeo, la Presidente della V Commissione Istruzione, formazione, beni e attività culturali Cristina Giachi, il Presidente della ”Fondazione Alfredo Catarsini 1899” Elena Martinelli e il co-fondatore della stessa Gianvittorio Serralunga; da remoto hanno preso la parola anche Stefano Casciu (Direttore regionale dei musei della Toscana) e Cristina Acidini (Presidente dell’Accademia delle arti del disegno), in qualità di membri del comitato scientifico della Fondazione.




Nato a Viareggio nel 1899, Alfredo Catarsini ha attraversato tutto il Novecento nelle vesti di artista: a 15 anni incontrò Modigliani a Parigi e negli anni successivi conobbe Marinetti, Viani, Carrà, Garboli e Repaci - tanto per citare alcuni nomi - così come nel giro delle sue frequentazioni figurarono anche Ungaretti e Moses-Levy; partecipò alle tre edizioni del “Premio Cremona” (vincendone una), varie volte fu presente alla “Biennale di Venezia” (1942, 1948 e 1950) e per cinque volte prese parte alla “Quadriennale di Roma”; in quasi 70 anni di carriera artistica ha esposto un po’ dappertutto in Italia e all’estero, dipingendo fino alla scomparsa, avvenuta nel marzo del 1993.

Nella mostra retrospettiva che gli fu dedicata nel 2005 a Palazzo Panciatichi (oggi Palazzo del Pegaso, sede del Consiglio regionale della Toscana) a Firenze, l’ex-ministro della Cultura, Antonio Paolucci, lo descrisse come «il pittore toscano dell’emozione», definizione che poi divenne il titolo del catalogo della mostra, con scritti dello stesso Paolucci, di Raffaello Bertoli e Giovanna Maria Carli; proprio alla fine di quella mostra gli eredi donarono alla Galleria degli Uffizi il suo Autoritratto del 1934.

Adesso nasce la Fondazione a lui intitolata, che opererà sul territorio italiano e la cui azione di conservazione e promozione dell’opera artistica del Maestro sarà possibile seguire nelle pagine del sito web www.fondazionecatarsini.com, ricco di contenuti, di immagini, di proposte e costantemente aggiornato.

Il lancio della nuova Fondazione avviene in un momento preciso, cioè in occasione dei 30 anni trascorsi dalla mostra antologica di Palazzo Paolina a Viareggio (LU), l’ultima della lunga carriera artistica di Alfredo Catarsini, ma soprattutto a 40 anni dalla grande personale di Palazzo Strozzi a Firenze del 1981, dove furono mostrate oltre 370 opere dell’artista, un anniversario che sarà celebrato con una retrospettiva allestita a Villa Bertelli di Forte dei Marmi dal 26 marzo fino al 6 giugno.




LA CONTEMPORANEITÀ
La Fondazione

Per volontà della nipote del Maestro – Elena Martinelli – e di suo marito Gianvittorio Serralunga, in memoria della madre Mity Catarsini, all’inizio dell’estate 2020 è stata concepita la “Fondazione Alfredo Catarsini 1899” che, ispirata ai principi del Terzo Settore (cioè enti che operano non per scopo di lucro ma con finalità civiche o di utilità sociale), ha come scopi statutari, oltre la conservazione e valorizzazione dell’opera intellettuale e artistica del Maestro Catarsini, anche le azioni volte a perseguire, proporre, valorizzare la promozione, la divulgazione, l’istruzione, la ricerca, la formazione di tutte le attività inerenti le “discipline artistiche” in ogni forma e espressione attraverso la diffusione e l’ampliamento della conoscenza umana, i contatti tra persone, enti ed associazioni.

Il particolare la nuova istituzione, che è presieduta dalla stessa Elena Martinelli e ha sede a Viareggio (LU), promuove:

– ricerche, studi, catalogazioni, riguardanti la storia e l’esperienza culturale, didattica, artistica del maestro Alfredo Catarsini e le “discipline artistiche” attraverso l’istituzione di centri di studio, borse di studio, e la continuazione del Premio intitolato al Maestro;

– la formazione diffusa riguardo all’opera pittorica e delle discipline artistiche in generale, sia a fini conoscitivi che educativi per le scuole di ogni ordine e grado, istituti d’arte, università, anche ai fini sociali, socioeducativi, di inclusione ed integrazione e per la valorizzazione dei giovani talenti

– mostre, seminari, convegni, dibattiti, stage, festival ed ogni altra manifestazione di particolare interesse storico, artistico e culturale, procedendo alla pubblicazione dei relativi atti, documenti e cataloghi etc.

- la conservazione, il potenziamento e la valorizzazione delle opere, gli arredi, e l’archivio storico dell’Atelier Alfredo Catarsini attualmente ospitati e aperti al pubblico nei Civici Musei di Villa Paolina Bonaparte a Viareggio.

Il sito web

Elemento imprescindibile della “Fondazione Alfredo Catarsini 1899” appena nata è www.fondazionecatarsini.com, il sito web che la rappresenta e la integra. Articolato in cinque sezioni, nella prima parte il sito è dedicato all’Artista (con la biografia, la bibliografia e il curriculum espositivo); segue poi la ricca sezione dedicata alle opere: i dipinti (con gli autoritratti, le darsene, i disegni, le figure femminili, le marine, le nature morte, i paesaggi, il Riflessismo, il Simbolismo meccanico e i soggetti sacri) e l’attività letteraria (racconti, articoli, libri). La terza sezione ospita le pagine dedicate alla Fondazione (comprese quelle relative agli allestimenti degli spazi di Catarsini nei musei civici di Viareggio e la pagina “Gallery” con i video dedicati all’Artista), alle sue attività e iniziative; infine le ultime due sezioni si riferiscono all’area media e ai contatti.
Il volume antologico

La “Fondazione” ha recentemente realizzato un volume dal titolo Alfredo Catarsini. L’arte vera affascinante amica. Curato da Elena Martinelli e Claudia Menichini edito da Belforte editori, in quasi 200 pagine con circa 90 documenti e 80 immagini, il libro ripercorre la parabola artistica del Maestro completa degli apparati (la biografia, la bibliografia e la lista delle esposizioni a cui Catarsini ha preso parte) e di una serie di contributi scritti per l’occasione da Vittorio Sgarbi, Cristina Acidini, Andrea Buscemi, Alessandra Belluomini Pucci, Paola Chini, Elena Torre, Andrea Pucci e dalla stessa Presidente, Elena Martinelli.

Il Premio Catarsini

Per ricordare che il Maestro fu insegnante dal 1951 al 1968 all’Istituto d’Arte Stagio Stagi di Pietrasanta (LU), tra gli scopi statutari della Fondazione vi è la valorizzazione dei giovani talenti e infatti ogni anno dal 2002 in primavera viene assegnato il Premio Alfredo Catarsini per la migliore opera grafico/pittorica eseguita dal vero ex tempore con libertà di tecnica e interpretazione; il riconoscimento è riservato agli studenti degli istituti superiori della Regione Toscana. Nel 2012 il premio è stato inserito nel progetto “Cinema e arti visive” del festival “Viareggio Europa Cinema”. L’edizione 2021, revisionata nel nuovo format, è rimandata al prossimo anno, a causa dell’emergenza sanitaria.

“Festa dell’arte” e compleanno nella casa museo

Dal prossimo 24 luglio, ogni penultimo sabato del mese di luglio, viene istituita la “Festa dell’arte”, appuntamento dedicato alla memoria del Maestro Alfredo Catarsini con apertura a ingresso libero della sua casa-museo in via Palermo 4 a Viareggio (LU).

Fabrizio Del Bimbo

sabato 6 marzo 2021

Il Premio Semplicemente Donna celebra la Festa della Donna


Lunedì 8 marzo, i canali social del premio ospiteranno la video-intervista alla pianista e compositrice e direttrice d’orchestra Cinzia Pennesi. Martedì 9 marzo alle ore 21 appuntamento con la diretta Facebook che vedrà la partecipazione di Lidia Vivoli, Donna Coraggio dell’edizione 2017.

 Il Premio Internazionale Semplicemente Donna torna a far sentire la propria voce in occasione della ricorrenza dell’8 marzo. Benché in autunno l’VIII edizione della manifestazione fosse stata messa in stand-by dall’inasprirsi dell’emergenza sanitaria Covid-19, il premio prosegue nella sua attività di sensibilizzazione promuovendo, in vista della Giornata internazionale dei diritti della donna, due nuovi appuntamenti online dedicati alle delicate tematiche della violenza e della discriminazione di genere. Due iniziative virtuali, in calendario lunedì 8 e martedì 9 marzo, che vedranno il coinvolgimento e la partecipazione di Cinzia Pennesi e Lidia Vivoli, due premiate delle passate edizioni.

In vista di una ricorrenza significativa come quella dell’8 marzo, il Premio Semplicemente Donna non poteva restare in silenzio, soprattutto in un periodo di grande incertezza e sofferenza come quello che stiamo ancora attraversando – spiega Chiara Fatai, vicepresidente dell’Associazione Semplicemente Donna.- Purtroppo, l’emergenza Coronavirus ha ‘congelato’ l’edizione 2020 del premio bloccandone l’organizzazione a meno di un mese dal suo svolgimento. La nostra macchina non si è però fermata e, in attesa di capire quando sarà possibile recuperare la manifestazione, abbiamo cercato di mantenere alta l’attenzione sul tema della violenza contro le donne, un fenomeno che, proprio durante questa pandemia, ha mostrato dei risvolti ancora più drammatici. Ogni anno, la Giornata Internazionale per i diritti della donna, vuole celebrare le conquiste sociali, economiche e politiche storicamente ottenute, ma anche ricordare le discriminazioni e le violenze che le donne sono ancora, troppo spesso, costrette a subire.”




Lunedì 8 marzo, i canali social del Premio Internazionale Semplicemente Donna (pagina Facebook, Instagram Tv, canale YouTube e pagina Linkedin) ospiteranno una video-intervista, incentrata sull’aspetto della discriminazione in ambito lavorativo, alla pianista, compositrice e direttrice d’orchestra Cinzia Pennesi, una delle poche donne italiane a ricoprire questo ruolo di appannaggio ancora quasi esclusivamente maschile. Martedì 9 marzo alle ore 21 sarà invece la volta di una diretta Facebook che avrà come ospite Lidia Vivoli, a cui nel 2017 è stato conferito il riconoscimento di “Donna Coraggio”. Scampata alla morte nel 2012, dopo esser stata ridotta in fin di vita dall’ex compagno, Lidia porta avanti in prima persona una costante attività di testimonianza contro la violenza di genere dando vita ad una vera e propria battaglia finalizzata ad ottenere, da parte delle istituzioni, un maggior sostegno e tutele concrete per le donne vittime di violenza e per tutte coloro che hanno il coraggio di denunciare. Insieme a lei, il compagno Salvatore Ventimiglia, la cui vita è stata toccata da una tragica vicenda personale, la scomparsa della sorella Giusy, sulla quale non è stata fatta ancora luce.


Nicoletta Curradi 

 

 



martedì 16 febbraio 2021

Nasce la Fondazione Alinari


L’archivio fotografico Alinari è uno dei più grandi e famosi al mondo. Il suo patrimonio conta oltre cinque milioni di pezzi, tra fotografie, documenti, libri specializzati e attrezzature tecniche storiche, cui si sono aggiunte adesso quasi 260 mila immagini digitali. Nel dicembre del 2019 questo preziosissimo archivio è stato acquistato dalla Regione Toscana, con un’operazione di politica e investimento culturale tra i più importanti degli ultimi anni, che lo ha salvato dalla dispersione e dallo smembramento, garantendone la conservazione e la sua futura fruibilità e accessibilità. Per gestire al meglio il patrimonio Alinari, nel luglio del 2020, la Regione Toscana ha dato vita alla FAF Toscana - Fondazione Alinari per la Fotografia che oggi, 16 febbraio 2021, finalmente, si è presentata al pubblico, con il suo presidente, Giorgio van Straten e il suo direttore, Claudia Baroncini; con una sede, Villa Fabbricotti, che tra breve sarà in grado di ospitare tutto l’archivio; i primi successi, la vincita di un Bando del Ministero per l’assegnazione di un finanziamento per il restauro e la digitalizzazione dei pezzi unici, e tanti progetti per il futuro, primo tra tutti un luogo espositivo, per esporre parte della collezione e organizzare mostre temporanee. Mostre che nell’attesa del museo, la Fondazione proporrà altrove già quest’anno.

“Oggi si apre ufficialmente un capitolo tutto nuovo di una grande storia. La Fondazione Alinari per la Fotografia restituisce vita a un patrimonio fotografico di inestimabile valore, sia sul piano storico che culturale, a livello regionale, nazionale e internazionale". Così il presidente della Toscana, Eugenio Giani. "Grazie all’operazione politica e culturale avviata dalla Regione che è culminata nella creazione della Fondazione Alinari - ha proseguito - siamo oggi in grado di mettere a disposizione di tutti, cittadini, studiosi, ricercatori, il racconto di 150 anni della nostra storia attraverso documenti di grande pregio e di grande bellezza e promuovere la conoscenza di un patrimonio che è una fonte storica unica. Non solo, tra i compiti della Fondazione c’è anche la promozione della cultura dell'immagine fotografica grazie al confronto proposto sul ruolo della fotografia come linguaggio della modernità. Con orgoglio diamo il benvenuto in Toscana a una realtà in grado di interpretare al meglio la funzione sociale della fotografia, il suo essere agente di storia, di coesione sociale, di identità e memoria”.

“Un archivio va, prima di tutto, conservato e valorizzato” dice Giorgio van Straten, presidente della Fondazione. “E da qui siamo partiti con il nostro primo progetto sul restauro e la digitalizzazione dei dagherrotipi della collezione che ha partecipato al bando del Ministero ottenendo il contributo più alto. Su questa strada continueremo, anche per il grande interesse che ha mostrato per questo aspetto della nostra attività La Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze. Ma sarebbe sbagliato considerare il patrimonio fotografico della fondazione solo un insieme di oggetti d’arte. Le fotografie sono uno strumento per raccontare il mondo del passato e quello del presente, e questa idea di racconto sarà alla base di molte nostre iniziative.


“Uno degli obiettivi principali della Fondazione” dichiara Claudia Baroncini, direttrice della FAF “è raggiungere e coinvolgere nelle proprie attività il pubblico, il più ampio e variegato possibile, attraverso programmi educativi per le scuole, le famiglie e gli adulti, e progetti di mediazione culturale per le comunità, che rendano accessibile e comprensibile a tutti il patrimonio Alinari. L’ambizione è anche trasformare l’archivio in un luogo di formazione sulla fotografia, autorevole, vivace e di rilievo, mettendo a disposizione di studenti, professionisti e appassionati materiali, strumenti, conoscenze e competenze”.

La rinascita dell'Archivio Alinari attraverso l'azione della Regione Toscana rappresenta una restituzione dal valore inestimabile per la comunità. E Fondazione Alinari è chiamata adesso a creare iniziative non solo per valorizzare l'immenso patrimonio dell'Archivio, ma anche per attualizzarlo costantemente. Viviamo in un momento storico in cui l'immagine è l'alfabeto del quotidiano e sarà l'Archivio a darci gli strumenti per costruire un dialogo con il contemporaneo.

La storia dell’archivio

La storia dell’immenso patrimonio fotografico Alinari ebbe inizio a Firenze, quando Leopoldo Alinari fondò il suo primo laboratorio fotografico e diede vita, insieme ai fratelli Giuseppe e Romualdo, alla ditta F.lli Alinari. Era il 1852. Poco più di dieci anni dopo, nel 1863, creò il più antico stabilimento fotografico del mondo, nel palazzo in via Nazionale, oggi Largo Alinari, che per oltre 150 anni è stato la sede della ditta e nel quale si è formato, per sedimentazioni, il ricchissimo patrimonio fotografico giunto fino a noi, uno dei più grandi archivi esistenti. 
Da allora è stata una storia di grandissimo successo, che ha portato la ditta a fotografare, in maniera sistematica, il patrimonio storico artistico e architettonico italiano, le collezioni dei musei e il paesaggio del nostro paese, diffondendo la cultura e l’arte italiana in tutto il mondo. 
La crisi innescata dalla Grande Guerra ha portato ad un cambio di proprietà, cui poi ne sono seguiti tanti altri. Nel 1920 la ditta passò a una cordata di aristocratici toscani, guidata dal barone Ricasoli; nel 1957 ne divenne proprietario il senatore Vittorio Cini, che acquisì nuovi archivi fotografici di grande valore come Brogi, Anderson, Chauffourier e Fiorentini; nella metà degli anni Settanta passò alla famiglia milanese Zevi e nel 1982 a quella triestina dei De Polo che, oltre a realizzare il Museo Nazionale Alinari della Fotografia, acquisì fondi fotografici in Italia e all’estero, procedendo, alla fine degli anni Novanta, alla loro digitalizzazione e vendita.
Del 2019 è l’acquisizione da parte dalla Regione Toscana, che ha subito attivato procedure e azioni per garantire la corretta conservazione e valorizzazione dell’archivio. Il primo passo, il 16 luglio del 2020, è stata l’istituzione della FAF Toscana – Fondazione Alinari per la Fotografia, il secondo, a dicembre 2020, l’acquisizione, dopo il patrimonio analogico, della F.lli Alinari IDEA spa e del suo patrimonio digitale, costituito da un archivio di 259.692 immagini, con relative banche dati, i sistemi di gestione e di stoccaggio, i marchi e i diritti d’uso delle immagini, conferito con il resto alla FAF Toscana. 



La composizione dell’archivio e la nuova sede di Villa Fabbricotti

L’archivio fotografico Alinari può essere suddiviso in patrimonio analogico e patrimonio digitale. 
Il patrimonio analogico consta, secondo quanto stimato dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana, di un totale complessivo di 5.020.916 di beni fotografici, numerosi dei quali unici, databili dal 1840 ai nostri giorni. Si compone di tre principali nuclei: materiale fotografico (positivi, stampe e album fotografici, negativi sia su lastra di vetro che su pellicola e incunaboli come dagherrotipi, ambrotipi, ferrotipi, e altri oggetti unici); materiale bibliografico (una ricchissima biblioteca specializzata, composta da volumi, riviste e libri rari, provenienti da nuclei originari diversi e da considerarsi tra le più qualificate biblioteche di settore italiane ed estere); materiale strumentale (apparecchiature fotografiche, attrezzature storiche da atelier, corredi e strumenti tecnici che testimoniano in vario modo l’uso e la pratica della fotografia). 
Ai tre nuclei archivistici si aggiunge il fondo legato all’attività della Stamperia d’Arte Alinari che conserva negativi, stampe, cataloghi commerciali oltre ai macchinari, tra cui una preziosa macchina per la stampa in collotipia.
L’intero patrimonio analogico è attualmente conservato presso i magazzini della società Art Defender di Calenzano, organizzato in depositi di massima sicurezza ed è in corso la verifica dell’integrità materiale del patrimonio acquisito, come stabilito dalla legge regionale, attività che si concluderà nella prossima estate. Si tratta di una collocazione temporanea, in attesa del suo spostamento a Villa Fabbricotti in via Vittorio Emanuele II a Firenze, edificio di pregio storico-artistico, individuato per la conservazione e consultazione del patrimonio Alinari. Di proprietà della Regione Toscana, la villa sarà adeguata alla sua nuova funzione di archivio, per questo è già stata avviata una collaborazione con la Soprintendenza archivistica e bibliografica della Toscana e con l’Opificio delle pietre dure di Firenze, per stabilire quali siano le caratteristiche che l’immobile dovrà avere, per salvaguardare la conservazione del patrimonio e permetterne la migliore fruibilità.
L’archivio di immagini fotografiche digitalizzate, che riproducono in particolare positivi appartenenti a fondi e collezioni Alinari, dopo un complesso lavoro di trasferimento ai server della Regione Toscana, è invece fruibile sul sito www.alinari.it.

La FAF - Fondazione Alinari per la Fotografia

Presidente della Fondazione Alinari per la Fotografia è Giorgio van Straten, che da anni si occupa di amministrazione culturale. Nato a Firenze, è stato, tra le altre cose, consigliere di amministrazione della Biennale di Venezia, sovrintendente della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, presidente dell'Azienda Speciale Palaexpo (che gestiva a Roma le Scuderie del Quirinale, il Palazzo delle esposizioni, le Case del cinema e del jazz), consigliere di amministrazione della RAI, dal 2015 al 2019, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a New York. A questa attività ha affiancato, da sempre, quella di scrittore. 
A gennaio 2021 è stata nominata direttrice della Fondazione Claudia Baroncini. Nata a Imola, ha lavorato per i Musei civici della sua città, curando e gestendo le collezioni civiche. Nel 2018 è entrata in Regione Toscana, dove si è occupata del sostegno e della valorizzazione dei musei e sistemi museali toscani, di progetti europei in ambito museale e dell’avvio del Sistema Museale Nazionale.

Strategia Fotografia 2020. Un finanziamento del MiBACT per la conservazione

Appena costituita, la Fondazione Alinari per la Fotografia ha partecipato all’avviso di finanziamento Strategia Fotografia 2020-Conservazione indetto dalla Direzione Generale Creativa Contemporanea del MiBACT, ottenendo il finanziamento più alto tra i 13 soggetti ammessi, su un totale di 122 partecipanti. Con un progetto realizzato insieme all’Opificio delle Pietre Dure e dedicato alla conservazione, al restauro e alla fruizione del più grande fondo di oggetti fotografici unici in Italia, provenienti dalle tante collezioni Alinari, la Fondazione ha ottenuto 39.400,00 euro.

I progetti 

Il passaggio dell’immenso archivio Alinari da proprietà privata a proprietà pubblica, e la successiva nascita dalla Fondazione Alinari per la Fotografia, costituisce una grande sfida gestionale ed è stato seguito con estremo interesse dalla comunità internazionale. Per accompagnare questo momento di passaggio, la Fototeca del Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut, in collaborazione con la Regione Toscana e la Fondazione Alinari per la Fotografia, ha organizzato la giornata di studi “On Alinari. Archive in Transition”, che ha coinvolto prestigiosi studiosi e studiose in un dialogo con l'artista Armin Linke. A loro è stato chiesto di indicare nuovi orizzonti e impostare nuove questioni di ricerca che possano collegare il passato, il presente e il futuro del patrimonio Alinari. Questi interventi, insieme alle fotografie e a estratti delle interviste realizzate da Armin Linke, stanno per essere pubblicati in un libro dallo stesso titolo (in corso di stampa).

In attesa di uno spazio espositivo della Fondazione, le foto di Alinari saranno in mostra in giro per il mondo. A partire dall’estate 2021, in un viaggio che toccherà Europa, Asia, Africa e le Americhe, “Italiae. Dagli Alinari ai maestri della fotografia contemporanea” racconterà il fascino e la diversità degli italiani e dell’Italia, dei suoi paesaggi e della sua creatività. Attraverso le opere di oltre 75 fotografi, viene a delinearsi un’inconsueta narrazione visiva che mette in relazione autori, tecniche e soggetti diversi, con l’intento esplicito di far dialogare fotografia storica e contemporanea, per assonanze formali e contenutistiche o per contrasti. La mostra sarà ospitata nelle sedi della rete diplomatico-consolare e gli Istituti Italiani di Cultura e il pubblico internazionale potrà così conoscere e ripercorrere gli snodi di una storia che, cominciando idealmente dagli Archivi Alinari, giunge attraverso i grandi maestri della fotografia italiana del Novecento alle sperimentazioni contemporanee.
 
Uno strumento di promozione dell’archivio sarà anche il sito che non è solo un motore di ricerca per le immagini, base dell’attività di licensing, ma anche uno spazio di informazione sulle attività e di narrazione attraverso le fotografie che inizieremo a sperimentare con due primi foto-racconti dedicati a Villa Fabbricotti e alla regina Vittoria che ci soggiornò.

Informazioni
www.alinari.it

Fabrizio Del Bimbo 

giovedì 11 febbraio 2021

Bronzino e il Sommo Poeta. Un ritratto allegorico di Dante in Palazzo Vecchio



 Nell’anno in cui si celebrano i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, il Comune di Firenze presenta “Bronzino e il Sommo Poeta. Un ritratto allegorico di Dante in Palazzo Vecchio”, esponendo all’interno del Salone dei Cinquecento, il “Ritratto allegorico di Dante”, opera di Agnolo Bronzino. L’esposizione del dipinto, promossa dal Comune di Firenze, curata da Antonio Natali e Sergio Risaliti e realizzata da MUS.E, si terrà a partire dal 12 febbraio e fino al 31 maggio 2021 e sarà inclusa nel percorso museale di Palazzo Vecchio. 


“Nell’anno del 700esimo anniversario - dichiara il sindaco Dario Nardella - Palazzo Vecchio ospita, tra le primissime celebrazioni, questo ritratto del Sommo Poeta ad opera di Agnolo Bronzino. Una esposizione che vuole non solo omaggiare Dante con l’arte di un altro grande artista fiorentino ma anche riportare nella casa dei fiorentini quel concittadino così illustre e così vituperato in vita con l’esilio. Una mostra che vuole essere dunque una sorta di riconciliazione della città con uno dei suoi figli più amati”.

 

“La figura di Dante - sottolinea l’assessore alla cultura Tommaso Sacchi - torna idealmente nel palazzo pubblico dove il grande letterato fu anche politico impegnato per la sua città. Dopo la grande mostra dedicata all’attualità e all’eredità del Poeta con le potenti immagini di Massimo Sestini ospitata a Santa Maria Novella, un altro museo civico, da poche settimane nuovamente aperto al pubblico dopo la chiusura imposta dalle restrizioni sanitarie dovute alla pandemia, omaggia la sua figura e invita alla conoscenza e all’approfondimento”.


“Questo di Bronzino è qualcosa di più di un bellissimo ritratto – dichiara Sergio Risaliti -. È, infatti, l’omaggio di un pittore, che fu anche eccellente poeta, all’immenso Dante, punto di riferimento tanto nella lirica del Cinquecento quanto per le arti in genere. La Commedia, poema dell’ascesa dell’uomo dagli inferi al Paradiso, rappresentava per ogni artista e per il Bronzino in particolare l’esempio di una raggiunta armonia formale tra immaginazione astratta e descrizione del reale, tra la storia universale e quella particolare di uomini e donne reali. Il sommo poeta poi era un faro dal punto di vista morale in un’epoca di conflitti politici e scontri ideologici.  Tutto questo insieme di sentimenti e di certezze estetiche si ritrova nel Ritratto allegorico che giunge adesso in Palazzo Vecchio. Non c’è forse luogo più giusto per celebrare l’anniversario dantesco con la presenza dell’opera di Agnolo Bronzino che in questo edificio ha lasciato segni altissimi della sua arte nella cappella di Eleonora di Toledo moglie di Cosimo I. Senza dimenticare la collaborazione del pittore nella progettazione dei celebri arazzi con le Storie di Giuseppe ebreo”.


“A veder qui, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, il Ritratto di Dante dipinto dal Bronzino, esposto col risalto che in antico i romani riservavano agli antenati più nobili e autorevoli nelle loro dimore, si ha la sensazione che il posto suo sia proprio questo – spiega Antonio Natali -. L’effigie d’un poeta altissimo, fiorentino di nascita, concepita da uno dei maggiori artisti della Firenze del Cinquecento e nata per la camera d’un colto committente privato (lui pure fiorentino) trova in questa sala di Palazzo Vecchio, che invece è per eccellenza pubblica, la sua consacrazione. È come realizzare il sogno di Dante d’essere con tutti gli onori celebrato in patria. Un sogno che Dante esprime nei primi versi del XXV canto del Paradiso, che sono per l’appunto quelli trascritti dal Bronzino nel libro tenuto in vista dal poeta”.


La storia di questa lunetta è riferita da Giorgio Vasari nella Vita del Bronzino. Secondo la ricostruzione vasariana infatti il ritratto di Dante oggetto della mostra in Palazzo Vecchio, un olio su tela datato 1532-1533, fu commissionato al pittore insieme ai ritratti di Petrarca e Boccaccio per ornare una camera della casa del colto banchiere fiorentino Bartolomeo Bettini, con “poeti che hanno con versi e prese toscane cantato d’amore” nelle lunette delle pareti e al centro una tavola con “Venere e Cupido” dipinta dal Pontormo su cartone di Michelangelo Buonarroti, oggi conservata alla Galleria dell’Accademia. L’ambizioso progetto, rimasto incompiuto, coinvolgeva i maggiori pittori attivi in città in quel periodo e anticipava temi cari ai letterati della futura Accademia Fiorentina (cui appartenne lo stesso Bronzino fino al 1547), come la superiorità della lingua toscana e il rapporto tra arte e poesia. 

Dei tre ritratti commissionati al Bronzino, solo quello di Dante è arrivato fino ad oggi. Conosciuto in passato attraverso un disegno preparatorio della testa del poeta (conservato alla Staatliche Graphische Sammlung di Monaco di Baviera), una copia su tavola (conservata nella Collezione Kress della National Gallery of art di Washington) e varie riproduzioni grafiche, è stato a lungo disperso finché la tela non è stata rinvenuta in una collezione privata fiorentina e accolta dalla critica come l’originale del ritratto dantesco ricordato nella biografia vasariana dell’artista. 


Museo di Palazzo Vecchio

Aperto dal lunedì al venerdì nei seguenti orari:

Lunedì, martedì, mercoledì, venerdì dalle 9 alle 19; Giovedì dalle 9 alle 14

Biglietteria online http://bigliettimusei.comune.fi.it/


Info

info@muse.comune.fi.it

www.musefirenze.it


Fabrizio Del Bimbo 

sabato 30 gennaio 2021

"I Supereroi (quelli veri) del '900", il nuovo libro di Riccardo Clementi

 



È ufficialmente uscito in libreria, e in tutti i principali store online, il nuovo libro di Riccardo Clementi “I Supereroi (quelli veri) del ‘900” (Porto Seguro Editore, 232 pagine) che vuole dare un messaggio di fiducia e infondere speranza proprio in questo momento in cui forte è il bisogno di pace e serenità.
Dalla penna di Clementi, giornalista e scrittore della Valdisieve che opera nel settore della comunicazione aziendale, prendono infatti vita venti storie di personaggi che hanno segnato profondamente la storia del 1900. I “supereroi” del secolo breve – come Giovanni Falcone, Martin Luther King, Madre Teresa di Calcutta, Nelson Mandela, Giovanni Paolo II, Albert Einstein, Anna Frank ma anche Picasso, Rita Levi Montalcini, Coco Chanel o Gino Bartali, solo per citarne alcuni – si rivolgono direttamente alle nuove generazioni, come si intuisce dal sottotitolo del volume “Personaggi straordinari raccontati ai bambini”, lanciando il messaggio che per diventare eroi non occorrono poteri speciali: tutti possiamo esserlo, basta avere il coraggio di lottare per i propri ideali. Un’opera che racconta donne e uomini diventati iconici grazie alla loro normalità, alla coerenza di una quotidianità silenziosa e coraggiosa, alla lungimiranza di idee e voci profetiche che anche il nuovo millennio sembra invocare con tutto il cuore.
“Viviamo un tempo così povero di pensieri grandi, di punti di riferimento, di profezie che abbiamo quasi smesso di crederci – scrive Riccardo nell’Introduzione del libro – Di credere che i supereroi esistono. E che possiamo essere noi. Non per rispondere a chissà quali grandi manie di grandezza, ma anzi per l’esatto contrario: si diventa super eroi nella misura in cui ci si fa piccoli, non si rincorre la celebrità, ma si mette se stessi al servizio degli altri. Del bene comune che è il bene di tutti, non di alcuni. In tutti i campi dell’umanità, dall’arte alla cultura, dalla scienza alla politica, dalla moda alla religione. Sempre e ovunque, anche nelle situazioni più avverse, si può seminare la speranza, coltivare la fiducia, mietere nella fatica e raccogliere nella gioia. Questo libro, che si rivolge alle bambine e ai bambini forse un po’ più grandicelli, dai 7/8 fino ai 13/14 anni, ma anche a quelli più piccoli magari con i genitori al fianco, cerca di dimostrarlo.”
Per fare questo, il libro non si avventura in tesi teoriche ma sceglie storie concrete: venti vite (come 20 è il numero del secolo protagonista) che con la loro testimonianza hanno segnato la storia del 1900 e che si rivolgono ai bambini da qualche nuvola del cielo infinito che ogni giorno ci chiede di alzare lo sguardo, spesso ahimè invano, impegnati come siamo a correre a testa bassa, concentrati su noi stessi. Attraverso le storie di queste persone, che sono state anzitutto bambini come tutti noi, il volume invita a riaprire i cuori alla bellezza, a restituire respiro all’anima, a recuperare il senso della meraviglia.
“Siamo fatti per cose più grandi e più nobili rispetto alla mediocrità di cui ci accontentiamo – sostiene ancora Riccardo nell’Introduzione – possiamo vivere la stessa identica quotidianità, fare le medesime azioni in modo completamente diverso. Con un altro spirito, nella consapevolezza che non stiamo noiosamente riempiendo un tempo che altrimenti non sapremmo come trascorrere ma che stiamo dando senso a quel tempo, a noi stessi e agli altri con cui ci è fatto dono di viverlo.”
Il volume, la cui prefazione è stata scritta da Massimo Acciai Baggiani, è già disponibile e ordinabile in tutte le librerie d’Italia, ma anche nei principali store online oppure direttamente sul sito web dell’editore Porto Seguro (www.portoseguroeditore.com).
Per Clementi è l’ottavo libro: tra gli altri, ha narrato la vita di La Pira in La Forza della Speranza (Polistampa, 2013), volume che contiene il più ampio repertorio fotografico sul Sindaco Santo, e ha pubblicato Dio è giovane (Mauro Pagliai Editore, 2013), saggio che propone 70 riflessioni sul tema del Dio giovinezza dell’umanità; a Expo 2015, presso il padiglione Coldiretti Toscana, ha presentato in anteprima Il Contadino 2.0 (Mauro Pagliai Editore) che, partendo dalla storia di un giovane allevatore della Valdisieve, racconta come l’incontro tra tradizione e innovazione possa tracciare la strada per uno sviluppo sostenibile. In ambito sportivo, Clementi ha pubblicato con Urbone Publishing 30. Sul campo, nella vita (nel 2012 versione ebook, poi diventata edizione cartacea Generazione Juventus nel 2013), che tra gli altri aspetti narra in modo simpatico cosa significhi per un bambino juventino crescere in terra fiorentina, e Un Pirata in Cielo (2018), che ripercorre la vita di Marco Pantani lungo le vie delle sue vittorie.

Info e dettagli: http://www.portoseguroeditore.com/product/i-supereroi-quelli-veri-del-900-personaggi-straordinari-raccontati-ai-bambini/


Nicoletta Curradi 

sabato 16 gennaio 2021

Il Museo Novecento riparte con Henry Moore

 


A quasi cinquant'anni dalla mostra al Forte di Belvedere che vide protagonista il maestro inglese Henry Moore con le sue celebri sculture, il Museo Novecento di Firenze decide di rendergli omaggio con la mostra 'Henry Moore.  Il disegno dello scultore', presentata in anteprima alla stampa.

La rassegna, curata da Sebastiano Barassi, head of Henry Moore collections and exhibitions e Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento, sarà inaugurata il 18 gennaio, giorno della riapertura al pubblico dei musei e resterà nel capoluogo toscano fino al 18 luglio.
    
Esposti circa 70 disegni, più alcune grafiche e sculture di Moore. Fulcro della mostra, è stato spiegato, sono le forme naturali, gli animali, ma anche i teschi e la relazione tra il creatore e la materia, esemplificata dai disegni che ritraggono le mani dell'artista. Nella sala al piano terra, spicca la presenza di un cranio di elefante proveniente dal suo studio, su cui Moore si è applicato costantemente anche per realizzare una serie di incisioni. Al secondo piano, fino al 30 maggio, il museo propone anche la mostra 'Henry Moore in Toscana' come evento collaterale della rassegna, con una serie di opere, documenti e fotografie che testimoniamo il rapporto dell'artista con la regione.  

Risaliti ha detto che "essere giunti dopo due anni di impegnativa ricerca a creare una collaborazione scientifica con la prestigiosa Henry Moore Foundation per riportare a Firenze le opere del maestro è motivo di vanto e di immensa soddisfazione".
    
Risaliti ha poi proseguito: "il carattere inedito della selezione delle opere, che consentirà di entrare nel vivo della genesi concettuale e formale del lavoro del grande scultore che qui si palesa grandissimo disegnatore".

L'assessore alla cultura di Firenze Tommaso Sacchi ha, affermato: "si tratta di un piccolo segnale di speranza in un momento molto difficile per la cultura fortemente penalizzata negli ultimi mesi".

Nicoletta Curradi 

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