giovedì 20 maggio 2021

Turandot e suggestioni orientali in una bella mostra al Museo del Tessuto



Turandot e l’Oriente fantastico di Puccini, Chini e Caramba è il frutto di un lungo e accurato lavoro di ricerca compiuto dal Museo del Tessuto sullo straordinario ritrovamento di un nucleo di costumi e gioielli di scena risalenti alla prima assoluta della Turandot di Puccini e provenienti dal guardaroba privato del grande soprano pratese Iva Pacetti.

Un’esposizione inedita, suggestiva, multidisciplinare e di ampio respiro, che nasce grazie alla collaborazione di enti e istituzioni pubblici e privati italiani di grande prestigio che a vario titolo hanno contribuito a questo ambizioso progetto: ricostruire le vicende che hanno portato il grande compositore toscano Giacomo Puccini a scegliere Galileo Chini per la realizzazione delle scenografie per la Turandot, andata in scena per la prima volta al Teatro alla Scala il 25 aprile 1926, diretta da Arturo Toscanini.

Co-organizzatore della mostra è il Sistema Museale dell’Ateneo fiorentino nel cui Museo di Antropologia e Etnologia è conservata una collezione di oltre 600 cimeli orientali, riportati da Galileo Chini - grande interprete del Liberty italiano - al rientro dal suo viaggio in Siam nel 1913 e da lui personalmente donati nel 1950 al Museo fiorentino.




A questi si aggiunga anche il contributo degli enti prestatori: l’Archivio Storico Ricordi, il Museo Teatrale alla Scala e l’Archivio Storico Documentale Teatro alla Scala, le Gallerie degli Uffizi - Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, la Fondazione Giacomo Puccini di Lucca, la sartoria Devalle di Torino, l’Archivio Corbella di Milano, la Società Belle Arti di Viareggio e numerosi prestatori privati.

La mostra  ha ricevuto il sostegno del Socio Fondatore Comune di Prato, di Estra spa, della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato, di Saperi Srl, della Regione Toscana, di Intesa Sanpaolo, del Museo del Tessuto Supporter Club, di B&B Hotels, del movimento Life Beyond Tourism e il patrocinio di Fondazione Italia Cina e Fondazione Romualdo Del Bianco.

Tutto ha avuto inizio nei primi mesi del 2018, quando al Museo venne proposto di acquisire un misterioso baule contenente materiale eterogeneo proveniente dal guardaroba del soprano pratese Iva Pacetti.  Gli studi condotti dalla conservatrice del Museo, Daniela Degl’Innocenti, hanno permesso di riconoscere in due costumi e in due gioielli di scena quelli disegnati e realizzati dal costumista del Teatro alla Scala Luigi Sapelli (in arte Caramba) per la prima assoluta dell’opera e indossati da Rosa Raisa, il primo soprano della storia a interpretare il ruolo della ‘Principessa di gelo’.

Partendo dallo straordinario ritrovamento, la mostra ripercorre la genesi complessiva dell’opera e il sodalizio artistico tra il grande compositore Giacomo Puccini e l’artista e amico Galileo Chini, voluto fortemente dal Maestro per la realizzazione delle scenografie.
Puccini volle affidare l’atmosfera orientale di Turandot - ambientata all’interno del palazzo della Principessa cinese – ad un artista che l’Oriente l’avesse vissuto veramente e trovò in Galileo Chini, che aveva vissuto e lavorato in Siam (attuale Thailandia) per ben tre anni (1911-1913) per lavorare alla decorazione del Palazzo del Trono del Re Rama VI, l’interprete più adatto a costruire l’immagine scenica dell’opera.
Dal suo soggiorno orientale Chini tornò profondamente affascinato e con un bagaglio di centinaia di manufatti artistici di stile e produzione cinese, giapponese, siamese che influenzarono la sua produzione artistica anche dopo la permanenza in Siam e, all’interno di essa, successivamente, la genesi figurativa delle scenografie per l’opera Turandot.



La mostra e il catalogo sono dedicati a Guido Biancalani, per molti anni Presidente dell’Associazione Ex Allievi dell’Istituto Tullio Buzzi e Vicepresidente della Fondazione Museo del Tessuto. Guido fu tra i primi a credere fortemente in un grande progetto di mostra finalizzato a valorizzare i costumi ritrovati dal Museo del Tessuto, acquisiti anche grazie alla collaborazione sempre preziosa e attiva dell’Associazione.

Il percorso espositivo della mostra – che occupa circa 1.000 metri quadri complessivi – si apre nella Sala dei Tessuti Antichi con una selezione di circa 120 oggetti della collezione Chini, proveniente dal Museo di Antropologia e Etnologia di Firenze.
Come già ricordato, la collezione Chini venne donata dal Maestro al Museo nel 1950 e vi rimase esposta fino agli anni Settanta; in seguito, solo alcuni degli oggetti conservati sono stati visibili al pubblico.
Questa mostra rappresenta dunque un’occasione per valorizzare una delle collezioni più preziose e interessanti del Sistema Museale dell’Ateneo fiorentino.
Il visitatore potrà ammirare tessuti, costumi e maschere teatrali, porcellane  strumenti musicali, sculture, armi e manufatti d’uso di produzione thailandese e cinese – suddivisi per ambiti tipologici all’interno di grandi teche espositive – che sono stati continua fonte di ispirazione per l’Artista e sono diventati soggetti di suoi numerosi dipinti.



L’esposizione prosegue al piano superiore con una sezione dedicata alle scenografie per la Turandot e al forte influsso che l’esperienza in Siam ebbe nell’evoluzione del percorso creativo e stilistico di Chini.
Accanto a opere provenienti da collezioni private e a molti reperti inediti e curiosi – come una tradizionale piroga monoposto di legno in uso a quei tempi per solcare le acque del fiume Menam, per molti anni conservata nella casa al mare di Lido di Camaiore e utilizzata dallo stesso Chini sulle mare della Versilia – si cita a titolo di esempio la tela raffigurante La fede,  parte del trittico La casa di Gothamo di proprietà della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti. Invece, la grande tela raffigurante la Festa dell’ultimo dell’anno a Bangkok, anch’essa appartenente alla Galleria, è oggetto di un’installazione multimediale che dialoga con una bellissima testa di dragone della Collezione Chini.
In questa sala sono esposti anche i cinque straordinari bozzetti finali delle scenografie della Turandot provenienti dall’Archivio Storico Ricordi di Milano  e altre due versioni di proprietà privata.
Tra tutte si segnala Vasto piazzale della reggia (FOTO 6) dove viene ambientata una delle scene più famose della Turandot, quella dei tre enigmi. Chini rappresenta in tutto il suo sfarzo la reggia della principessa, appagando le aspettative del grande Maestro. Nella prima versione di questa scenografia sono ancora visibili i segni a matita che vanno a cancellare la parte superiore della scalinata. Sono fatti da Puccini che esclamò “Vedi Galileo, qui bisogna fare un trucco scenico perché se no… io la sfiato [il soprano], tu la risfiati, e quando arriva in fondo farà aahh!!!” .

La terza e ultima sala riunisce finalmente, dopo decenni di oblio, gli straordinari costumi della prima dell’opera. Infatti, accanto a quelli della protagonista di proprietà del Museo – su una grande pedana rialzata che la prima volta nella storia riunisce la straordinaria parata realizzata da Caramba nel 1926 – sono esposti anche 30 costumi straordinari provenienti dall’archivio della Sartoria Devalle di Torino, comprendenti i ruoli primari e comprimari – l’Imperatore, Calaf, Ping, Pong e Pang, il Mandarino – e i secondari – i Sacerdoti, le Ancelle, le Guardie, i personaggi del Popolo.
Si tratta dei costumi originali realizzati per la stessa edizione dell’opera, anch’essi inizialmente scomparsi, ma poi rocambolescamente ricomparsi a metà degli anni Settanta ed entrati a far parte definitivamente di questo meraviglioso archivio storico privato.

Fino al 21 novembre 2021

Nicoletta Curradi 

lunedì 17 maggio 2021

Il 21 maggio al via il 19/o Korea Film Fest



La Corea del Sud, tra presente e passato, guarda al futuro nei 100 film alla 19/ma edizione del Florence Korea Film Fest, presentato il 17 maggio a La Compagnia. Anche quest’anno in doppia versione: in sala e online su Più Compagnia.
Il più importante festival italiano dedicato al meglio della cinematografia sudcoreana contemporanea, a Firenze dal 21 al 28 maggio, in forma ibrida, dal vivo, in sala a La Compagnia, e online in sala virtuale Più Compagnia.

Il programma ricco e variegato omaggerà la star del cinema coreano, l’attrice Moon So-ri con i film che hanno rappresentato al meglio la sua carriera. In programma, poi, una selezione dei film del regista Kim Ki-duk, scomparso proprio nel 2020 a causa del Covid19 e la sezione Korea New Wave, novità di quest’anno, una selezione dei film dal 1990 al 2004 che hanno portato la Corea del Sud all’apice del mercato cinematografico mondiale; le storiche sezioni Orizzonti Coreani (i film che meglio hanno rappresentato gli ultimi anni di produzione) e Independent Korea (i film indipendenti che hanno poca visibilità nel mercato).

Completano il programma K-Documentary (una selezione delle migliori opere non fiction) e Corti Corti, la selezioni dei cortometraggi. Tra gli eventi speciali anche quelli dedicati alla cultura sudcoreana come “Feeling Korea 2021 – Music, Dance, Culture & Korean” (online).

Prezzi 

ABBONAMENTI FESTIVAL IN SALA: abbonamento intero Festival Sala e Online: € 39; abbonamento ridotto del Festival Sala e Online: € 29; singola proiezione pomeridiana intero € 5; biglietto ridotto € 4; proiezione

serale, dalle ore 19.00 biglietto intero: € 6. (Per tutte le Proiezioni Serali non sono valide riduzioni, accrediti e tessere omaggio).

Abbonamento giornaliero del Festival: € 12; abbonamento giornaliero ridotto del Festival: € 10.

ABBONAMENTI FESTIVAL ONLINE: abbonamento completo: € 19,90 (comprende la visione di tutti i contenuti del FKFF 2021 online); Abbonamento Base: € 9,90 (Comprende la visione di 12 film a scelta e Corto, Corti!). Singolo Film: € 3,90. Riduzioni (Valide solo Sala Cinema La Compagnia): Studenti italiani e stranieri (presentando la tessera studenti) – Soci ARCI – Carta Insieme CONAD – Possessori Carta Sistema

Toscana e Mediateca Regionale – Carta Associazione Taegukgi. Il programma in sala è soggetto a variazioni senza preavviso in base alle nuove regole relative alla emergenza COVID 19.

Fabrizio Del Bimbo 

sabato 15 maggio 2021

La donna volubile al Teatro della Pergola


Finalmente i teatri riaprono! 




 19 / 23 maggio (mercoledì, giovedì, venerdì doppia recita ore 15:15 e 18:45 – sabato ore 18:45 – domenica ore 15:15) / Teatro della Pergola Firenze Prima Nazionale


Fondazione Teatro della Toscana, L'Oltrarno – Scuola di formazione del mestiere dell'attore


Lorenzo Antolini, Greta Bendinelli, Marco Bossi, Antonio Cocuzza, Jacopo Dragonetti, Arianna Maria Garcea, Giacomo Gava, Yeda Kim, Nadia Najim, Viola Picchi Marchi, Federico Poggetti, Francesco Providenti, Maria Giulia Toscano


LA DONNA VOLUBILE


di Carlo Goldoni


scene Carlo De Marino


direttrice di scena Federica Elisa Francolini


costumi e maschere Elena Bianchini


assistente costumi e maschere Eleonora Sgherri


sarte Silvia Anderson, Anna Catalina Rodriguez


costruzione, macchineria Duccio Bonechi, Sandro Lo Bue, Francesco Pangaro


luci Filippo Manzini


fonico Lorenzo Bernini


gioielli realizzati da Paolo Penko Bottega Orafa


voice training Susan Main


movement training Sinead O'Keeffe


regia Marco Giorgetti


aiuto regia Raffaello Gaggio


 


La Lingua Italiana, i Giovani, l’Europa, i Classici: Marco Giorgetti dirige le attrici e gli attori della Scuola l’Oltrarno diretta da Pierfrancesco Favino ne La donna volubile di Carlo Goldoni, in prima nazionale al Teatro della Pergola di Firenze dal 19 al 23 maggio. Un dialogo tra presente e passato, per comprendere meglio le nostre radici e poter lavorare sul futuro.


 


«“Il teatro è come l’essere umano. Ecco perché il teatro è così grande: perché è il simbolo dell’uomo”. In queste parole di Giorgio Strehler – afferma Giorgetti – sta tutto il senso di una scelta e di un lavoro che ci porta finalmente a ritrovare il nostro pubblico, a rinnovare il grande rito vivente del Teatro potendo finalmente esprimere appieno la nostra vocazione di Teatro della Lingua Italiana, tutto orientato ai Giovani e all’Europa, che lavora fuori da ogni logica produttiva canonica, secondo un modello di costante e totale scambio fra giovani e maestri».


 


Una Compagnia di giovani attori, magnificamente formati alla Scuola l’Oltrarno diretta da Pierfrancesco Favino, grazie alla qualità del lavoro dei suoi insegnanti, come Susan Main (vicedirettrice e responsabile sezione voce) e Sinead O'Keeffe (responsabile sezione movimento). Uno staff di giovani tecnici, artisti, organizzatori, che non hanno mai smesso di lavorare con dedizione per arrivare al momento della riapertura. Un grande autore italiano, Carlo Goldoni, che non è solo il più grande di sempre, ma è anche colui che ha voluto e avviato la Riforma del Teatro, che ha combattuto per far nascere un ‘Nuovo Teatro’ in un momento in cui un mondo finiva, proprio come adesso accade a noi e al nostro tempo, e non si sapeva, come oggi noi non sappiamo, come sarebbe stato il dopo: il dopo-crisi, il dopo-pandemia, il dopo-tutto.


 


Dall’unione di questi semplici elementi nasce La donna volubile, testo mai realizzato dopo la prima rappresentazione di 270 anni fa nel 1751, forse perché ritenuto troppo effimero o leggero, una commedia fatta di niente eppure di tutto, come la vita, un'eternità in un attimo, con al centro il tema della Donna, della sua consapevolezza di crescita in una società dissoluta e spietata, e con uno studio irresistibile di caratteri umani, viventi, flessibili che non hanno niente dell'immobilità e del convenzionalismo delle maschere o dei tipi della Commedia dell'Arte.


 


La donna volubile che Marco Giorgetti dirige in prima nazionale al Teatro della Pergola di Firenze dal 19 al 23 maggio, con le attrici e gli attori della Scuola l’Oltrarno diretta da Pierfrancesco Favino, è il compimento di un percorso di analisi, approfondimento e studio nato a fine 2020 con un laboratorio alla Pergola incentrato sulla ricerca del nuovo attore per un nuovo teatro.


 


La chiusura dettata dall’emergenza, infatti, è stata l’occasione di applicare appieno il metodo di lavoro e il modello produttivo dichiarati nel Manifesto per un nuovo teatro che è alla base del lavoro della Fondazione Teatro della Toscana, tanto che gli spettacoli prodotti per la riapertura sono l’esito dell’incontro fra giovani attori e maestri, scene, costumi e apparati sono realizzati dal Laboratorio d’Arte e dallo staff di palco, con una dotazione economica delimitata, limitata e sempre uguale, in economia, con rigore, umiltà, integrità e sincerità.


 


Il testo di Carlo Goldoni debuttò esattamente 270 anni fa, nel 1751. Il tema della volubilità femminile, rispetto al quale Goldoni dichiara il suo debito all’Irresoluto di Destouches (1713), è trattato in maniera vivace, soprattutto in relazione al personaggio della giovane Rosaura. La commedia conserva una grazia tutta settecentesca, con l’autore che si diverte a scherzare sulla moda del tempo.


 


“La continua mutazione delle mode, dalle voglie, dei divertimenti può fornir – ha detto Goldoni – materie di ridicolezze, ma per rendere la donna volubile un soggetto veramente da commedia, bisogna che ne somministrino il ridicolo i capricci dell'animo. Una donna poco fa amante, che un'ora dopo non vuol più amore, e che nel tempo stesso in cui spaccia massime rigide, si accende d'una passione del tutto contraria alla sua maniera di pensare, ecco il personaggio comico".


 


Un personaggio realmente esistito. Rosaura era il nome d’arte di Teodora Raffi, moglie di Girolamo Medebach, attrice come prima amorosa e che, come Rosaura appunto, compariva in altre commedie goldoniane il cui titolo contempla la presenza del termine “Donna”.


 


Il senso di una scelta


di Marco Giorgetti


 


… Il teatro è come l’essere umano. L’uomo è sempre in movimento, in mutamento continuo. Il teatro che noi pretendiamo sia preciso e perfetto, non può e non deve essere perfetto, perché l’uomo non è equilibrato, non è perfetto: è sempre alla ricerca di qualche cosa. È attaccato al passato e teso verso il futuro, non capisce bene il passato oppure lo capisce, rimane troppo legato al passato e non vede il futuro, oppure vede troppo il futuro e non vede il passato: l’essere umano si trova sempre in una posizione precaria. Il teatro è l’arte del precario, è l’arte della cosa che non resta, della cosa che si muove. Ecco perché il teatro è così grande: perché è il simbolo dell’uomo. Il Teatro è la nostra Vita, la vita di noi teatranti. Il Teatro, nel bene e nel male, è lo specchio del tempo, riassume le contraddizioni della comunità alla quale appartiene. Noi questo lo sentiamo, carnalmente, sera per sera. In una società infelice, brutale e soprattutto impietosa e incapace di fraternità e di rispetto, noi siamo i più percossi nell’intimo. Ogni giorno, provando o recitando, dobbiamo superarci continuamente, vincere la nostra angoscia, e talvolta anche le nostre indignazioni, per compiere la nostra missione. Perché non è un mestiere il nostro, è una missione: far continuare, ineluttabilmente, il Teatro, il nostro Teatro certo, ma soprattutto una parte del Grande Teatro del Mondo. Portare alta la fiamma della teatralità, raccontare piccole e grandi avventure degli uomini ad altri uomini.


 


Biglietti


Intero € 15


Ridotto € 10 (under 30, over 60, soci Unicoop [mercoledì e giovedì, max 2 biglietti ridotti a tessera], abbonati).


 


Biglietteria


Teatro della Pergola


Via della Pergola 12, Firenze - tel. 055.0763333. Aperta dal lunedì al venerdì dalle 10.30 alle 17.30, il sabato dalle 10:30 alle 14, domenica riposo.


Nelle giornate di spettacolo la biglietteria apre un’ora prima dell’inizio.


 


Online su www.teatrodellapergola.com


 


Call Center 055.0763333


È attivo dal lunedì al venerdì, dalle 10:30 alle 17:30, e il sabato dalle 10:30 alle 14 per qualsiasi tipo di informazione.


Nicoletta Curradi 

lunedì 10 maggio 2021

L'VIII edizione del Premio Internazionale Semplicemente Donna l'11 giugno a Castiglion Fiorentino





Dopo il  rinvio dello scorso novembre, l’VIII edizione della manifestazione dedicata alla violenza e alla discriminazione di genere torna in calendario l’11 giugno al teatro “Mario Spina” di Castiglion Fiorentino


Si apre nuovamente il sipario sull’VIII edizione del Premio Internazionale Semplicemente Donna che, dopo il rinvio dello scorso novembre dovuto al riacutizzarsi dell’emergenza sanitaria Covid-19, torna in calendario nel mese di giugno. Dedicata alle delicate tematiche della violenza e della discriminazione di genere, la manifestazione ideata da Angelo Morelli e Chiara Fatai è diventata, negli anni, un vero e proprio strumento di sensibilizzazione verso un fenomeno in costante crescita che, nei mesi della pandemia e del lockdown, ha assunto risvolti ancor più preoccupanti. Proprio per accendere i riflettori su un simile contesto e proseguire nella sua attività di testimonianza, il Premio Internazionale Semplicemente Donna ha deciso di recuperare l’edizione messa in stand-by nell’autunno 2020, individuando come nuova data di svolgimento quella di venerdì 11 giugno 2021.


“Inutile nascondere che ci avviciniamo alla data del premio con molta apprensione: la situazione pandemica non ci permette di affrontare questa edizione con la serenità di sempre, ma siamo comunque fiduciosi – spiega Angelo Morelli, presidente dell’Associazione Semplicemente Donna.- Del resto, mai come adesso il Premio Semplicemente Donna, ha ragione di esistere. In questo frangente, un evento che ha come mission la lotta contro ogni forma di violenza alle donne, deve esprimere la propria vicinanza a tutte le donne che, in questo anno di pandemia, hanno sofferto su vari fronti, come madri, come lavoratrici o come vittime di uomini violenti. Negli anni, il nostro impegno si è sempre concentrato nel dialogo con le giovani generazioni organizzando, contestualmente al premio, incontri e dibattiti con gli studenti degli istituti superiori della provincia aretina. Queste occasioni di scambio e testimonianza, finalizzati a far comprendere come la diversità debba considerata una fonte di ricchezza culturale e sociale, purtroppo non potranno svolgersi in quanto l’anno scolastico sarà già terminato, ma ci stiamo muovendo  per allargare la platea delle nostre iniziative, consapevoli che solo lavorando sui giovani, possiamo sperare in un mondo e in un futuro migliori.”


Per il secondo anno consecutivo, la cerimonia di premiazione del Premio Internazionale Semplicemente Donna sarà ospitata dal comune di Castiglion Fiorentino e si terrà nella suggestiva cornice del Teatro “Mario Spina”, alle ore 18 per rispettare il coprifuoco al momento ancora in vigore. La manifestazione si svolgerà nel pieno rispetto delle prescrizioni ministeriali e delle misure anti-contagio per consentire a pubblico, ospiti e premiate di partecipare all’iniziativa in totale sicurezza. Sempre a Castiglion Fiorentino, sotto il loggiato di piazza del Municipio, giovedì 3 giugno alle ore 11.30 avrà luogo la conferenza stampa di presentazione durante la quale insieme agli organizzatori, alle istituzioni e alla presidente di giuria Patrizia Macchione verranno ufficializzati il programma dell’VIII edizione e i nomi delle premiate nelle diverse categorie previste dal riconoscimento.


“Come amministrazione comunale siamo onorati di ospitare questa manifestazione e ci siamo impegnati affinché si potesse svolgere in sicurezza dopo il rinvio forzato di novembre – dichiara Stefania Franceschini, assessore al welfare, servizi sociali, istruzione e pari opportunità del Comune di Castiglion Fiorentino.- Il messaggio che viene lanciato dal Premio Internazionale Semplicemente Donna è troppo importante per non avere la ribalta che si merita. Il suo obiettivo è promuovere la lotta contro la violenza e la discriminazione sulle donne e noi vogliamo essergli vicini, soprattutto in un momento delicato come quello che stiamo attraversando che ha amplificato ulteriormente questo preoccupante fenomeno”.


 Fabrizio Del Bimbo 


sabato 8 maggio 2021

A Villa Vittoria le opere di 14 artisti toscani

  Villa Vittoria rivive oggi lo spirito del suo illustre proprietario, il conte Alessandro Contini Bonacossi collezionista e mecenate cosmopolita, grazie alla disponibilità e generosità di quattordici artisti toscani che hanno deciso di concedere in comodato gratuito a Firenze Fiera le loro opere. Un gesto che contribuisce ad arricchire l’elevato valore culturale e artistico di Villa Vitoria che innalzata fra il 1886 e il 1891 dall’allievo del Poggi, Gerolamo Passeri, per il marchese Massimiliano degli Strozzi di Mantova, venne ampliata nel 1925 su progetto di Giovanni Michelucci con il ‘Belvedere’, un piano rialzato che offre a congressisti, buyer e visitatori degli eventi una vista mozzafiato sui principali monumenti della città.     
Nel 1931 la villa venne acquistata dal conte Alessandro Contini Bonacossi che vi stabilì la sua residenza con la moglie, Vittoria Galli (da qui il nome di Villa Vittoria) che lo affiancò nell’acquisto di capolavori d’arte dando vita ad una delle collezioni d’arte più prestigiose al mondo (oggi conservata agli Uffizi), nella quale non mancavano opere di artisti contemporanei quali De Chirico, Carrà, Sironi, Rosai, Spadini, Primo Conti, Soffici, Marino Marini. Gio’ Ponti, in quegli anni direttore artistico della manifattura Richard Ginori di Doccia, disegnò alcuni arredi e mobilia che ancora si conservano all’interno della villa.  
Nella Galleria e in alcune sale al primo piano si possono oggi ammirare opere di Giovanni Maranghi, Paolo Staccioli, Giampaolo Talani, Franco Mauro Franchi, Andrea Stella, Elio De Luca, Lorenzo Bonechi, Franca Pisani, Fabio Calvetti, Luciano Pasquini, Francesco Nesi, Alessandro Reggioli, Marco Lodola e Venturino Venturi.
“Voglio ringraziare tutti gli artisti che hanno risposto con entusiasmo alla mia ‘chiamata’ – dichiara Lorenzo Becattini presidente di Firenze Fiera – e che con le loro opere stanno contribuendo a 
riportare la villa ai fasti originari e ad aggiungere cultura e bellezza ai nostri spazi. Si tratta di un primo passo verso una ulteriore valorizzazione dei nostri ambienti, unici nel panorama fieristico- congressuale italiano e a vantaggio di una maggiore e progressiva integrazione di Firenze Fiera con il tessuto culturale della città e del suo territorio”.
Il 7 maggio Lorenzo Becattini ha incontato gli artisti, nel rispetto del protocollo delle misure di sicurezza anti-Covid applicato da Firenze Fiera.
 
 Il presidente Lorenzo Becattini  




Giovanni Maranghi, "Nuvola" dipinto a encausto. Sotto, la scrivania disegnata da Gio' Ponti per Villa Vittoria.
 
 
 Una sala della Villa.

Nicoletta Curradi 
Fabrizio Del Bimbo 
 

mercoledì 7 aprile 2021

Baci rubati, le opere di Omar Galliani alla Tornabuoni Arte



E’ una potente espressione di simboli questa nuova mostra di Omar Galliani alla Tornabuoni Arte  aperta dal 6 maggio al 2 luglio. Già a partire dal titolo “Baci rubati / Covid 19” che riporta ai giorni terribili del primo lockdown, giorni di isolamento e di rapporti negati. Simbolica anche la città che l’artista ha voluto per la “prima” della sua mostra: Firenze, città che incarna il Rinascimento, che, con la r minuscola è l’auspicio di tutti, oggi.
“Baci rubati / Covid 19” propone sessanta disegni, a comporre un affresco “realizzato – ricorda Galliani - tra il mese di marzo e giugno 2020 quando il lockdown ci ha distanziati, in affannoso silenzio ho cercato queste immagini sugli schermi di casa, registrando con un fermo immagine le tessere di questo grande mosaico disegnato a matita su tela. Sono i frammenti di una quotidianità orfana delle labbra e del respiro, di carezze non date o ricevute, di un'oscurità latente che si è imposta nella nostra quotidianità in un silenzioso drammatico crescendo”.
“Osservando i quadri vediamo – scrive Sonia Zampini, che firma il testo introduttivo del catalogo della mostra - come la corsa della visione si declina in baci, abbracci, reciprocità che nascono come risposta a quell’anelito che la separazione forzata ha soffocato. In questo modo l’arte ridona forma alla negazione che il prodotto dei tempi ha generato.
La creazione artistica è essa stessa nata come sostituzione del reale. Partendo da questo presupposto Galliani ha ripreso della realtà non solo la fisionomia ma in particolare l’afflato emotivo che la travalica. L’artista ha evidenziato il bisogno e l’importanza di recuperare quella dimensione di umana comunione che diventa espressione fisica, una risposta spontanea e naturale ad una urgenza, ad uno stato di necessità nel momento in cui queste richieste sono negate.
Proprio questa impellente necessità ha spinto l’artista a ricercare visioni che descrivono contatti e ha rivolto la propria attenzione alle nostre finestre contemporanee che si affacciano sul mondo, quali sono gli schermi del computer e dei vari dispositivi ad esso afferenti.
Il luogo dell’etere, abitato da moltitudini di immagini si contrapponeva, durante il periodo di confinamento forzato, alla vista che si apriva dalle finestre delle nostre case caratterizzata dalla sorda visione di un’assenza riversa su strade vuote.
In questo osservare Galliani ha ricercato e prelevato fotogrammi che ritraggono persone che con il loro porsi l’uno accanto all’altro celebrano visivamente una ideale vicinanza”.
Le identità multiple descritte dal susseguirsi dei disegni sono state ideate dall’artista per essere lette l’una accanto all’altra, come una grande visione d’insieme che investe il nostro sguardo. Le opere si pongono a metà tra la realtà e il desiderio, tra la volontà e l’impossibilità. Per evidenziare meglio questo fluire tra due condizioni opposte Galliani ha reso, grazie all’uso sapiente della grafite, i soggetti evanescenti alla vista come se fossero generati dalla stessa natura eterea dei sogni”.
“L’insieme dei fotogrammi, rivisitati dalla mano dell’artista, mette in scena una sorta di dialettica della ripetizione lì dove una nuca, bocca, fronte, tempia e ancora altro, condividono il limite della propria forma nel momento in cui entrano in contatto con il loro alter ego che accanto si pone. La descrizione di questa ideale successione, nello spazio e nel tempo, di una umanità unita spiritualmente attraverso la vicinanza dei corpi, crea una condizione visiva contigua e continua che genera uno schieramento apparentemente in grado di respingere emotivamente la possibilità del distacco e dell’allontanamento”.
“Ora che il tempo dei baci e degli abbracci è sospeso tra noi e altri corpi desiderati, dove la pelle e il tempo delle carezze si è interrotto, cerchiamo nell'affannoso quotidiano delle immagini, una rinnovata carezza che rimuova il tempo dell'assenza e rifondi per noi il desiderio”, annota Galliani. Che conclude la sua riflessione con un auspicio che è impossibile non condividere: “Fiat Lux!”!.

Tornabuoni Arte
Lungarno Benvenuto Cellini 3,  Firenze

Nicoletta Curradi

A fine agosto la 25/a edizione del Premio Fair Play Menarini


La kermesse dedicata ai valori dell’etica e del fair play dà appuntamento a Firenze e Castiglion Fiorentino dal 30 agosto al 1° settembre 2021


 



Sono ufficialmente iniziati i lavori per il XXV Premio Internazionale Fair Play – Menarini. Un’edizione ancor più significativa, quella di quest’anno, che celebra il venticinquesimo anniversario della nascita della prestigiosa manifestazione sportiva dedicata ai valori del fair play, della tolleranza e della solidarietà. Dopo mesi di paura ed incertezza dovuti al riacutizzarsi dell’emergenza sanitaria Covid-19, la kermesse ideata ed organizzata da Angelo Morelli e Chiara Fatai, è pronta a tornare in grande stile per spegnere le sue prime venticinque candeline, lanciando così un messaggio di ripartenza e fiducia nel futuro. L’edizione 2021 porterà infatti, a Firenze e Castiglion Fiorentino, i più grandi nomi dello sport internazionale con una serie di eventi ed iniziative in programma da lunedì 30 agosto a mercoledì 1° settembre. Una scelta voluta, quella di far slittare la manifestazione verso la fine dell’estate, non soltanto per lo svolgimento dei Giochi Olimpici di Tokyo, ma anche per permettere alla campagna vaccinale di fare ulteriormente il suo corso.  


“Il Premio Internazionale Fair Play-Menarini è approdato a Castiglion Fiorentino nel 2013 e proprio nella nostra città, quest’anno, si festeggeranno i primi venticinque anni di questa consolidata manifestazione – dichiara il sindaco di Castiglion Fiorentino, Mario Agnelli.- Un avvenimento annuale che esalta il valore del rispetto dentro e fuori l’ambito sportivo e che, sin da subito, ha saputo dare lustro e visibilità al nostro territorio. Dopo l’edizione 2020, che nonostante l’emergenza sanitaria, è perfettamente riuscita, mi auguro che questo venticinquennale possa rappresentare un concreto segnale di ripartenza socio-economica per tutto il Paese e lanciare, attraverso gli sportivi che vi parteciperanno, un messaggio di ritorno alla nostra vita in perfetta armonia con il corpo e  lo spirito. Ringrazio, ad uno ad uno, tutti gli attori che, in questo quarto di secolo, hanno lavorato per il raggiungimento di questo traguardo che considero solo una tappa del lungo cammino che lo Sport, con la sua capacità di guardare avanti, è chiamato a fare”.


Come da nove anni a questa parte, il rinomato Gruppo Farmaceutico Menarini si schiera a fianco del premio in qualità di title sponsor, legando così il proprio nome ai valori condivisi dell’etica e del fair play. 


“La 25° edizione del Premio Fair Play Menarini sarà l’occasione per celebrare, attraverso i valori dello sport, l’enorme sforzo che tutti noi stiamo compiendo per uscire dalla pandemia.  – ha dichiarato Ennio Troiano, Direttore Corporate Risorse Umane Menarini – La correttezza, il rispetto delle regole, riconoscere i propri limiti e non barare per superarli, raggiungere ogni risultato basandosi esclusivamente sulla propria forza ed i propri sacrifici sono i valori messi in campo ogni giorno dagli operatori sanitari, i ricercatori scientifici e tutti coloro che sono stati e sono ancora in prima linea per sconfiggere questa terribile pandemia. Menarini è orgogliosa di poter ancora una volta essere ambasciatrice di questi valori”.


 


Dopo la versione “ridotta” dello scorso anno, in occasione del suo venticinquesimo compleanno, il Premio Internazionale Fair Play – Menarini tornerà a mettere in calendario, nel pieno rispetto dei protocolli anti-Covid, anche gli eventi collaterali che, da anni, lo caratterizzano configurandosi nuovamente come una tre giorni di iniziative capace di accendere i riflettori sulle grandi storie dello sport e rivolgersi alle nuove generazioni. Oltre all’organizzazione del concorso dedicato alle Borse di Studio, la manifestazione vedrà il ritorno de “Lo Sport in piazza”, appuntamento dedicato alle società sportive del territorio aretino, e del talk show “I campioni si raccontano”, entrambi in programma lunedì 30 agosto. Non mancherà neppure, martedì 31 agosto, la cena di galà sotto le stelle organizzata a Firenze, a Piazzale Michelangelo, dal title sponsor Menarini, mentre mercoledì 1° settembre i riflettori si accenderanno sulla cerimonia ufficiale di premiazione che vedrà la presenza, nella piazza del Municipio di Castiglion Fiorentino, dei big della scena sportiva mondiale per una pioggia di emozioni a non finire. Come di consueto, il programma definitivo e l’elenco dei premiati saranno svelati nel corso della conferenza stampa che si terrà a Roma.


“Venticinque anni sono davvero tanti – illustra Angelo Morelli, presidente del Comitato organizzatore.- Sono stati venticinque anni intensi, scanditi da grandi emozioni e dalla possibilità di aver conosciuto personaggi incredibili, campioni nello sport e nella vita, portatori di messaggi importanti e di vero fair play. Uomini e donne di sport che, con le loro storie, ci hanno arricchito personalmente e con i quali abbiamo condiviso esperienze bellissime. Quest’anno tagliamo il traguardo della 25° edizione in un momento difficile e particolare come quello della pandemia. Sarà un’edizione che vivremo con maggiore intensità anche in virtù del messaggio che vorremmo trasmettere: un messaggio di forte volontà e di impegno unanime per uscire da un periodo buio, con la voglia di sperare che le difficoltà a cui quotidianamente dobbiamo tutti far fronte, avvicinino gli individui. Proprio con queste premesse, stiamo lavorando affinché quella 2021 sia un’edizione indimenticabile”.


Nicoletta Curradi 

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