Prodotto da Indiana Production, PiperFilm e Ogi Film in collaborazione con Netflix, la pellicola arriverà nelle sale italiane a partire dal 29 ottobre prossimo.
Ambientato nella suggestiva ed evocativa Toscana del Seicento, il film racconta le vicende di fra Leopoldo da Casamacchia (interpretato da un magistrale Pierfrancesco Favino). Figlio di giostrai e senza fisse dimore, fra Leopoldo inventa per sé radici mai esistite per darsi un'identità, ma a caratterizzarlo davvero è il suo modo unico di predicare: traduce la severità delle Scritture e la rigidità del Vangelo (allora rigorosamente in latino) nella lingua del popolo, usando l'ironia, la gioia e il sorriso.
Mentre fra Leopoldo attira folle oceaniche nei villaggi, restituendo speranza agli ultimi dopo i drammi della peste, le parrocchie tradizionali iniziano a svuotarsi. Questo straordinario consenso popolare non passa inosservato a Roma: la Controriforma e la temibile Santa Inquisizione vedono nella sua gioiosa retorica una minaccia blasfema e sovversiva, stringendo il cerchio attorno al frate.
Un cast d'eccezione e una Toscana senza tempo
A sostenere la potente prova attoriale di Favino c'è un cast di primissimo livello del panorama cinematografico italiano:
Silvio Orlando, co-protagonista in uno scontro di anime profondo e commovente.
Carlo Cecchi, nei panni autoritari di Papa Innocenzo X.
Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi e Paolo Rossi.
Oltre agli interpreti, la vera protagonista visiva è la Toscana. Le riprese – sostenute dal bando della Regione Toscana e supportate da Toscana Film Commission – hanno trasformato borghi storici come Volterra, Pomarance e Pistoia in un set pittorico a cielo aperto. Nota di merito anche per i costumi d'epoca curati da Carlo Poggioli, realizzati all'interno dei laboratori di Manifatture Digitali Cinema Prato.
Per Giovanni Veronesi, Dio ride rappresenta un parziale ritorno al cinema storico a sfondo spirituale, a più di trent'anni da Per amore, solo per amore (1993). Il regista si definisce provocatoriamente un "toscano miscredente, quasi scomunicato", ma firma qui un'opera illuminista e profondamente politica, che guarda alla lezione di grandi maestri del cinema come Mario Monicelli e Luigi Comencini.
Il concetto cardine, ispirato anche da alcune aperture di Papa Francesco sull'intrinseco valore dell'umorismo, è che il potere teme la risata. Ridere atterrisce il dogma perché libera il pensiero e restituisce all'essere umano lo scudo dell'immaginazione contro le oppressioni del mondo.
Dio ride non è semplicemente una ricostruzione storica in costume, ma una metafora lucida e quanto mai attuale sulla libertà d'espressione. Unisce la commedia al dramma per parlare di tolleranza, dimostrando che, a volte, per toccare il sacro non servono il timore e il giudizio, ma basta la leggerezza di un sorriso.
“Ritengo che il film di Giovanni Veronesi, “Dio ride”, sia uno straordinario strumento di promozione di un territorio – afferma il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani -. “Oltre ai tanti significativi messaggi che trasmette, il film è un formidabile manifesto di valorizzazione della Toscana, portando l'attenzione del pubblico su angoli di territorio che vantano una tradizione antica, risalente ai tempi degli Etruschi, da Pomarance a Volterra fino alla provincia di Siena e Pistoia. E un film, “Dio ride” che parla della nostra regione, che siamo orgogliosi di aver sostenuto e presentato oggi alla stampa”
Fabrizio Del Bimbo

