martedì 7 luglio 2009

Macchiaioli al castello Pasquini dal 19 luglio



Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il Patrocinio della Regione Toscana, dal 19 luglio al 1 novembre 2009, le sale del Castello Pasquini di Castiglioncello ospitano la mostra “Da Corot ai Macchiaioli al Simbolismo. Nino Costa e il paesaggio dell’anima”.
L’iniziativa, promossa dal Comune di Rosignano Marittimo, con la preziosa collaborazione della Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, rappresenta un nuovo appuntamento espositivo finalizzato ad indagare gli ampi stimoli culturali che da questo angolo di Toscana, nel corso dell’Ottocento, continuarono ad intrecciarsi con la vita intellettuale italiana ed internazionale del tempo.
Curata da Francesca Dini e Stefania Frezzotti, l’esposizione si propone di analizzare il fondamentale ruolo di mediatore culturale svolto da Nino Costa nel panorama europeo, ripercorrendone l’intero arco creativo.
Grazie alla disponibilità di prestigiose collezioni pubbliche, tra le quali ricordiamo il Museo d’Orsay e la Galleria d’Arte Moderna di Firenze e di importanti raccolte private, saranno visibili per la prima volta a Castiglioncello opere non più esposte dopo la mostra celebrativa di Costa, tenutasi al Campidoglio nel 1927.
Fatto raro per l’Italia saranno presentati dipinti, mai veduti prima nel nostro Paese, provenienti da Castle Howard e da altre esclusive collezioni inglesi, francesi e d’oltre oceano.
La monografica prenderà le mosse dagli originalissimi studi sul paesaggio eseguiti da Costa dal vero negli anni ’50 ad Ariccia e nella campagna romana, si soffermerà sul sodalizio intellettuale con gli inglesi George Mason e Frederic Leighton, attraversando il periodo toscano, in cui il pittore venne a stretto contatto con il gruppo dei Macchiaioli. Seguiranno poi le opere eseguite durante i frequenti soggiorni inglesi, ispirate dall’ambiente preraffaellita e caratterizzate sempre dalla progressiva trasmutazione del ‘vero naturale’ in ‘paesaggio dell’anima’.
Circa 90 dipinti eseguiti nel corso dell’intera attività del pittore romano e numerose opere di rinomate personalità della scena internazionale, documenteranno attraverso un confronto diretto gli influssi e le consonanze che legarono Nino Costa con Corot e i paesisti della Scuola di Barbizon, gli inglesi Charles Coleman, Frederic Leighton, George Mason e infine la cerchia degli artisti della Etruscan School, fra i quali emerge la figura di George Howard, pittore, amico nonché mecenate di Costa.

La mostra si articola in cinque sezioni.

Sezione prima – Nella campagna romana: spunti di dialogo per la rinascita della moderna pittura di paesaggio
La vocazione “europea” deriva al Costa innanzi tutto dal suo essere nato a Roma, città che manteneva a metà ‘800 un primato all’interno delle linee evolutive della pittura di paesaggio in quanto massimo punto di raccolta delle maggiori personalità che variamente agivano in questo specifico ramo della pittura: da D’Azeglio a Français, da Turner a Corot a Gigante, da Ruskin a Charles Coleman a Leighton.
Il percorso espositivo prende dunque le mosse da Roma e dalla sua campagna, dal ricordo del giovane Corot che combatté e vinse in modo innovativo il tenzone con la forte luce mediterranea; ricordo tenuto vivo negli anni più prossimi a Costa dalla presenza nel territorio italiano dell’allievo di Corot, Louis Français, e del misterioso svizzero Emile David. Così, tra incontri importanti e gli stimoli alla sperimentazione e alla ricerca che ne derivano, il colto Nino forgiò la sua personalità artistica attraverso lo studio del Vero vagabondando nella campagna di Ariccia.

Tra i dipinti esposti in questa sezione: Nino Costa, "Donne sulla spiaggia di Anzio", Nino Costa, “Donne in piazza ad Ariccia”, Nino Costa, “Dormono di giorno per pescare la notte”, F. Leighton, “Rock of the Sirens, Capri”, G. Mason, "Ardea", S. De Tivoli, Paesaggio con castello e figure, Nino Costa, “Sul ponte di Ariccia”, G. Gigante, "Marina di Sorrento”, C. Coleman, “Ariccia”, C. Corot, “Veduta della Baia di Napoli con il Castel dell’Ovo”.

Sezione seconda – Costa in Toscana: i Macchiaioli
L’incontro con i Macchiaioli a Firenze nel 1859 consente forse per la prima volta a Costa di incidere significativamente sul corso della pittura nazionale italiana. “Se io sono divenuto artista con qualche poco di merito lo devo a Nino Costa” affermava perentorio e riconoscente Fattori aggiungendo di esser stato “attento alle sue, dirò così lezioni” durante le ”lunghe passeggiate in campagna” e di aver “amato” i suoi studi e i suoi quadri. Nino Costa rimarrà abbagliato, ma non soggiogato dal rapido svolgimento della vicenda macchiaiola e dai subitanei vertici lirici raggiunti da Abbati, Fattori, Signorini, Borrani; di fatto, nonostante le innegabili tangenze poetiche e biografiche e la solidarietà che Costa sempre manifesterà alla “scuola toscana”, i due percorsi – quello della “macchia” e il “ragionato sentimento della natura”, il “modellare dipingendo” proprio della vena costiana – sono destinati a correre paralleli.
Costa non condivide inoltre la graduale sensibilizzazione dell'arte dei toscani alle istanze sociali implicite al pensiero di P.J. Proudhon e alla formulazione dell'estetica del Realismo contenuta nel “Du principe de l'art et de sa destination sociale” e di lì “traslata” ne “Il Gazzettino delle Arti del Disegno”. Poiché, scrive giustamente la Rossetti Agresti, prima biografa del pittore romano, “l'arte di Costa era, sopra ogni cosa, caratterizzata dal sentimento; egli era un idealista e pensava che l'arte deve sempre suggerire un'impressione nobilitata e raffinata”

Tra i dipinti esposti in questa sezione: Nino Costa, “Carro rosso”, Nino Costa, “Paesaggio presso Livorno”, G. Abbati, “Ulivi sul monte alle Croci”, G. Fattori, “Criniere al vento”, C. Banti, "Boscaiole con fascine", Nino Costa, “Donne che rubano legna sulla spiaggia di Ardea”, G. Fattori, “Le boscaiole”, T. Signorini, L'Arno (1866), Nino Costa, “Una sera alle Cascine”

Sezione terza – I soggiorni a Parigi e a Londra
Ancora una volta Costa cerca nuovi spunti di riflessione e l’occasione gli è offerta dai soggiorni parigini e londinesi del 1862 e del 1863. Accolto con grande simpatia dagli artisti francesi, a Parigi Costa si lega in particolar modo a Corot il cui atelier lo ospita quotidianamente: qui ha modo dunque di valutare l’evoluzione dell’arte del maestro francese che ha superato le atmosfere nitide, il segno sottile e inciso proprio dei suoi anni italiani per atmosfere più vaporose e soffuse, espressione di un lirismo romantico ed onirico in qualche modo precorritore di atmosfere pre-simboliste. In quegli anni lavora a Parigi anche Leighton e Diego Martelli, nei suoi scritti, ricorderà di averlo incontrato e di aver ammirato presso di lui quattro “stupendi” dipinti di Corot acquistati alla vendita Decamps e di aver disquisito sulle linee evolutive della moderna pittura di paesaggio. Proprio su questo tema medita Costa cercando di cogliere, nella realtà oggettiva di un paesaggio e nelle sottili variazioni della luce naturale, una dimensione poetica e sentimentale del Vero.
A Londra, attraverso gli amici George Mason e Frederic Leighton, il pittore romano entra timidamente in contatto con la cerchia dei preraffaelliti, conoscendo personalmente Watts e Burne-Jones, ma se ne ritira prontamente poichè la sua “misura” latina e virgiliana non riesce a trovare grande affinità di sentimento con la visione neogotica propria di quegli artisti.

Tra i dipinti esposti in questa sezione: C. Daubigny, “Cours d’eau dans une prairie”, Nino Costa, “The lake at Fontainebleau”, Nino Costa, “La Ninfa di Fontainebleau”, T. Rousseau, "La mare près de la route, ferme dans le Berry”, Nino Costa, “Lago di Nemi”, F. Leighton, “Ritratto di Nino Costa”, Nino Costa, "Un balcone a Venezia"

Sezione quarta – Costa e il collezionismo inglese. La scuola etrusca
Sin dalla metà degli anni Sessanta Costa entra in contatto a Roma con alcuni aristocratici pittori inglesi, quali George Howard, Blake Richmond e Corbet, che si riconoscono nella sua visione armonica e nel suo modo di dipingere dal vero, classico e misurato: nel 1883 da questo intimo sodalizio nasce la “Scuola Etrusca” di cui Costa sarà l’amatissimo leader. A Londra essa tiene regolari esposizioni alla New Gallery e, visitando questa sede espositiva nota per ospitare abitualmente “la créme dell’arte inglese”, Angelo Torchi nel giugno 1889 scrive “Costa si è qui imposto veramente, ha addirittura una scuola sua, tutte queste esposizioni sono infiorate di quadretti specialmente di signorine che costeggiano, alcune molto bene, e che si riconoscono a prima vista per la linea del paesaggio che è sempre Bocca d’Arno veduto dall’Inghilterra”.
A Roma, grazie alla presenza attiva di Costa, la “Scuola Etrusca” costituirà un punto di aggregazione importante anche per taluni giovani italiani come Norberto Pazzini e Napoleone Parisani, che in essa troveranno una valida alternativa alla volgare e vuota pittura spagnoleggiante allora diffusa nella capitale.

Tra i dipinti esposti in questa sezione: Nino Costa, “Paesaggio, risveglio primaverile”, M. Ridley Corbet, “Etruscan Scene The Carrara Mountains”, Nino Costa, “Paesaggio a Bocca d'Arno”, Nino Costa. “Mother and child -La Madonna di Reggello”, G. J. Howard, “The Baths of Caracalla, Rome”

Sezione quinta – Gli anni romani. “In Arte Libertas”
Da una costola della “Scuola Etrusca” nasce nel 1885 l’associazione “In Arte Libertas”, che annovera tra i suoi soci anche Alessandro Morani e Giulio Aristide Sartorio: essa si pone il programma di un profondo rinnovamento dell’ambiente artistico italiano in senso idealistico ed estetizzante, accogliendo nel suo seno anche la lettura “simbolista” della natura quale “paesaggio dell’anima”. Le mostre annuali di “In Arte Libertas”, che si concluderanno solo dopo la morte di Costa, furono aperte alle più avanzate correnti artistiche internazionali, anticipando il ruolo che sarà poi fatto proprio dalla Biennale di Venezia.

Tra i dipinti esposti in questa sezione: Nino Costa, “La seminatrice”, Nino Costa, “Ad Fontem Aricinum”, Marie Spartali Stillman, “Ritratto di Giorgia Costa”, F. Lenbach, “Ritratto di Giorgia Costa”, A. Morani “Lavori di maggio”, N. Parisani, “Il paradiso delle ranocchie”, G. A. Sartorio, “Veduta di Ninfa”, Nino Costa, “Leda ed il Cigno”

La mostra intende illustrare il percorso creativo e il ruolo di mediatore culturale svolti da Nino Costa. Circa 80 dipinti - molti dei quali esposti per la prima volta in Italia e provenienti da collezioni sia pubbliche che private - documentano attraverso un confronto diretto gli influssi e le consonanze che legarono il pittore romano con Corot e i paesisti della Scuola di Barbizon, , gli inglesi Charles Coleman, Frederic Leighton, George Mason e infine la cerchia degli artisti della Etruscan School, fra i quali emerge la figura di George Howard, pittore, amico nonché mecenate di Costa.

Nicoletta Curradi

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